Bruxelles, il giorno dopo. L’atmosfera sospesa raccontata dall’artista Serena Fineschi. Il fumettista Philippe Geluck: “ma noi dobbiamo continuare a intrattenere”

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Le scritte realizzate con i gessetti a Bruxelles

Le scritte realizzate con i gessetti a Bruxelles

Boulevard Anspach è un arazzo di voci scritte. La pavimentazione stradale è una trama densa di riflessioni, tracce, segni grafici sovrapposti e distesi, mondi capovolti agitati da centinaia di piedi, mescolati da migliaia di occhi. Come un kilim si distende per accogliere le preghiere o semplicemente per mostrare se stesso, senza presunzione, per il silenzio di un popolo dignitoso che scende in strada per mostrarsi vivo”. Bruxelles, il giorno dopo: mentre da una parte si fanno i conti della agghiacciante contabilità delle vite umane, dall’altra si esplorano i più nascosti reconditi della città alla ricerca dei terroristi, la vita prova a ricominciare. E dal Belgio arrivano ancora le parole di un’artista che racconta questi momenti con quella sensibilità speciale del creativo. “Lo stesso popolo del Paese che mi ha accolto con civiltà e tolleranza”, scrive Serena Fineschi, che ormai si divide come residenza e lavoro fra Siena e appunto Bruxelles. “Si reagisce alla paura con la necessità di non averla. Il rombo metallico delle pale degli elicotteri suona l’unico brano possibile. Tutto è immobile, ora”.

IL FUMETTISTA PHILIPPE GELUCK: MA L’ARTE NON DIVENTI MILITANZA
Per un artista, la migliore risposta a questi atti violenti è quella di continuare a praticare la sua arte, non importa quale”. Fra i primi a reagire e prendere posizione contro le ultime violenze c’è stato il mondo del fumetto, peraltro dalla lunga e prestigiosa tradizione in Belgio: certamente sensibilizzato in maniera speciale dal triste precedente di Charlie Hebdo. “L’arte è un modo di esprimere quello che abbiamo visto, ma anche di resistere: come artisti dobbiamo mobilitarci contro la barbarie”, commenta su Le Figaro il disegnatore Philippe Geluck, il creatore del celebre Le Chat. “Nello stesso tempo, non credo che l’arte debba diventare militanza, fosse anche la più pacifista. Noi siamo qui per riflettere e per far riflettere, ma anche per intrattenere. È importante non dimenticare, la gente a volte in questi momenti ha bisogno di pensare a qualcos’altro“.

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