NewYorkBeat #2. Laura Poitras al Whitney Museum

Al Whitney Museum di New York c’è un premio Oscar. È Laura Poitras, con la mostra “Astro Noise”. Parliamo di lei in questa seconda puntata dei nostri beat dalla Grande Mela. E poi le consuete pillole in chiusura.

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Laura Poitras - Astro Noise - installazione view at Whitney Museum, New York 2016

Laura Poitras – Astro Noise – installazione view at Whitney Museum, New York 2016

PROLOGO
Tutto ha inizio con l’11 settembre. Siamo nella prima sala, le pareti sono nere e lo spazio è diviso a metà da uno schermo enorme sul quale sono visibili, davanti e dietro, due video. Il primo, frontale all’entrata, mostra una successione in slow-motion di volti di persone per strada, riprese i giorni successivi gli attacchi alle Torri Gemelle mentre guardano quello che è rimasto di Ground Zero. Le espressioni sono attonite, gli occhi sbarrati. Nessuna lacrima. Qualcuno indossa una mascherina.
Nel secondo video, sul lato retrostante, alcuni soldati americani interrogano due uomini catturati in Afganistan nel 2001 e poi rinchiusi per sei anni nella prigione di Guantanamo senza un legittimo mandato di arresto. Il filmato è girato in un luogo segreto, claustrofobico, le teste dei prigionieri sono incappucciate da sacchetti di plastica e quelle dei militari da passamontagna.

LA GUERRA DEI DRONI
Proseguendo, l’ambiente espositivo diventa buio. Si entra in una stanza, The Bed Down Location, in cui siamo invitati a sdraiarci e guardare il cielo stellato di Yemen, Somalia e Pakistan, proiettato sul soffitto. È solo un apparente attimo di pace, come se perdersi tra le luci dei pianeti potesse essere una momentanea via di fuga; bastano però pochi secondi per intercettare un continuo, leggero brusio di sottofondo e capire che in quei cieli sta accadendo qualcosa: è la guerra dei droni che ogni anno uccide migliaia di civili. La rivelazione improvvisa e subdola di questi oggetti poco visibili di notte che sorvolano lontano l’Africa e Asia ci lascia addosso una sensazione inquietante, che aleggia senza dare tregua per tutto il proseguo della mostra e oltre.
Si entra quindi in Disposition Matrix, un corridoio a L dove sulle pareti nere è possibile vedere, attraverso delle fessure illuminate, documenti ufficiali inerenti ai programmi di sorveglianza globale di CIA e NSA, insieme a dati criptati intercettati dai satelliti, filmati sulla guerra in Iraq e testimonianza sulla prigione di Guantanamo.
Qui realizziamo che non troveremo nulla di nuovo nella mostra Astro Noise: i temi li conosciamo e sono quelli già ampiamente affrontati da Laura Poitras (Boston, 1964; vive a Berlino) nei suoi celebri film, da My Country My Country fino a Citizenfour, premiato nel 2015 con l’Oscar.

Laura Poitras - Astro Noise - installazione view at Whitney Museum, New York 2016

Laura Poitras – Astro Noise – installazione view at Whitney Museum, New York 2016

SOPRAVVIVERE ALLA SORVEGLIANZA GLOBALE
Nell’ultima stanza, infine, la narrazione cambia di prospettiva. Laura Poitras si racconta in prima persona mostrando il video per il quale è finita sulla “watchlist” del governo americano che, dopo insistenti controlli e interrogatori, l’ha portata a trasferirsi a Berlino. Poco più in là, su una tv al plasma è possibile spiare in tempo reale quello che accade nel buio della Bed Down Location, dove poco prima ci eravamo sdraiati a guardare un cielo stellato. Infine, su uno schermo posto proprio prima dell’uscita, scorrono come titoli di coda la lista di tutti i dispositivi elettronici rilevati all’interno delle sale espositive.
Al Whitney Museum, nel tempio dell’arte americana, Laura Poitras non è interessata allo scoop giornalistico, bensì alla dimensione del racconto, costringendo “la persona qualunque” a essere il protagonista della storia qui narrata. Coerentemente, al posto del catalogo ci fornisce una guida per la sopravvivenza al tempo del regime di sorveglianza totale, con stralci del suo diario personale, testi di artisti come Ai Weiwei e Hito Steyerl, e perfino un racconto da brividi di Lakhdar Boumediene, il detenuto innocente di Guantanamo liberato dalla Corte Suprema dopo aver subito sette anni di torture.
L’operazione artistica è osannata dal New York Times. Bocciata invece da The Guardian, il giornale che più da vicino seguì la vicenda di Edward Snowden e che qui classifica Astro Noise come debole, piena di kitsch e melodramma.

NewYorkBeat #2

NewYorkBeat #2

DALLE DUE PARTI DELLO SPECCHIO
All’uscita della mostra, dalle grandi finestre dell’ottavo piano del museo disegnato da Renzo Piano, la luce acceca la vista. Sulle terrazze, il panorama mozzafiato sulla città volge a sud, dove c’erano le Torri Gemelle, e dove adesso padroneggia, altissima, la Freedom Tower.
Si dice che dopo l’11 settembre il mondo sia cambiato. Ma cambiato in cosa?
Mentre nel 2001 andava in onda l’attacco terroristico a New York, un’altra guerra, quella “del terrore”, prendeva forma e si diramava, nascosta agli schermi del mainstream. Ci hanno raggirati? È da quel momento che ci siamo abituati a vivere in un regime di controllo permanente, adeguandolo poi a tutti i livelli della nostra quotidianità?
Guardare ed essere guardati, controllare ed essere controllati, spiare ed essere spiati, scoprire ed essere scoperti, fraintendere ed essere fraintesi. Non sapere come gestire questa valanga di informazioni. Non è la CIA. Non è Facebook. Non è il Grande Fratello in tv. Siamo noi. Questa è diventata la nostra nuova normalità e il grande merito di Laura Poitras è costringerci a prenderne realmente atto.

teamLab - installation view at Pace Gallery, New York 2016

teamLab – installation view at Pace Gallery, New York 2016

SEGNALAZIONI IN PILLOLE
Se vi siete persi la mostra di Picasso al MoMA, andate qui: 122 Bleecker Street (nel cuore del West Village) et voilà: Bust of Sylviette, visibile gratuitamente tutto l’anno. Mastodontica & Camaleontica.
Occasione rara, specie a New York: il padre del movimento degli Anni Sessanta e Settanta Light And Space Doug Wheeler torna per la terza volta da David Zwirner con ben cinque dei suoi Light Encasements. Catodico &Catartico.
Ana Mendieta alla Lelong Galerie fino al 26 marzo: una mostra incentrata sulla produzione filmica dell’artista, a partire dai primissimi esperimenti avvenuti all’età di ventidue anni. Poesia & Resistenza.
Da Chelsea… alla Silicon Valley: Pace Gallery apre nella West Coast uno spazio dedicato ad arte e tecnologia, inaugurando con la mostra del collettivo giapponese teamLab. Illuminanti & Illuminati.
Appena aperta la mostra Closed World a Storefront For Art and Architecture, in cui è possibile immergersi anche virtualmente in quarantuno prototipi di ambienti chiusi, vivibili e autosufficienti, realizzati nell’ultimo secolo. Contro & Post-culturale.
Gli artisti David Gleeson e Mary Mihelic hanno comprato su Craigslist un autobus di Donald Trump per la sua campagna elettorale e lo hanno trasformato in un art-project itinerante che arriverà tra due settimane anche a New York in occasione di Volta Fair. Ribelli & Geniali.

Veronica Santi

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  • Nel York City Is The best in USA BUT THE ART WE start ONLY THE RICH PEOPLE OR ARTIST MEABY I DON’t think so THis is good idea