Wifredo Lam, il primitivo. In mostra a Parigi

Centre Georges Pompidou, Parigi – fino al 15 febbraio 2016. Ancora per qualche giorno, l’istituzione parigina fa da cornice alla dettagliata rassegna in onore dell’artista cubano interprete delle storiche avanguardie occidentali. Prossime tappe: Madrid e Londra.

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Wifredo Lam, Préhistoire, I (dettaglio), 1975

Wifredo Lam, Préhistoire, I (dettaglio), 1975

UN PRIMITIVISMO D’AVANGUARDIA
Prima di cedere il testimone al Reina Sofía di Madrid e alla Tate Modern di Londra, il Pompidou ospita ancora per qualche giorno la retrospettiva di Wifredo Lam (Sagua Lagrande, 1902 – Parigi, 1982), il celebre pittore cubano che ha saputo svincolarsi dal segno accademico per leggere e reinterpretare l’avanguardia storica dell’Occidente.
Quattrocento opere tra dipinti, disegni, fotografie e carte rare sono distribuite negli spazi della mostra con un taglio cronologico e geografico. Il percorso segue le tappe della sua vita e del suo lavoro d’artista, segnato dall’incontro con intellettuali e poeti che hanno tracciato il cammino della cultura moderna. Amico di Picasso, Tzara, Zervos, Braque, Matisse, Kahnweiler, alla fine degli Anni Trenta Lam si accosta alle più audaci tendenze dell’epoca e respira l’aria del primitivismo.
Le sue figure essenziali e geometriche si depurano da ogni aneddoto, evocando i profili delle ormai celebri maschere africane: forme semplificate, allungate, colori tenebrosi che tendono al monocromo, personaggi emblemi di un dramma interiore, di una desolazione originata dalla difficile condizione che accompagna la vita di Lam. Influenze di sapore cubista che sfiorano un’atmosfera surrealista, generata dalla frequentazione dell’amico André Breton.

Wifredo Lam, Les Noces, 1947 - © Adagp, Paris 2015

Wifredo Lam, Les Noces, 1947 – © Adagp, Paris 2015

UNIVERSI D’OLTREOCEANO
Passeggiando tra le sale, colpisce quel “singolare destino” delle arti d’oltreoceano, per dirla alla Jean Laude. Quell’arte africana, quelle collezioni etnografiche, già divenute oggetto della cultura materiale tardo ottocentesca, pervaderanno le sue opere, rispondendo al bisogno di tornare alle origini, alla sua isola natale, da cui però, una volta rientrato, non otterrà che razzismo e miseria.
L’elemento umano si unisce a quello zoomorfo e fitomorfo, facendo eco all’energia e ai mondi spirituali caraibici in cui si è rifugiato. Non si trattava certo più dell’ideologia politica affermatasi nel corso del secolo precedente, quanto di una riflessione profonda, accompagnata dalle storie raccontate da Ortiz e Carpentier e dettata dalla sua stessa esistenza.

UNA CARRIERA SENZA CONFINI
La mostra è la prima grande retrospettiva consacrata all’artista dopo quella del 1983, un anno dopo la sua scomparsa. Un percorso che attraversa i punti focali della sua vita, dai profili accademici che disegna in Spagna, al respiro dell’avanguardia parigina, dal contatto col surrealismo a Marsiglia, al suo ritorno a Cuba e nella capitale francese, fino alle esposizioni internazionali di Zurigo e Albissola dove, attratto dalla “spontaneità” e dalla malleabilità della terracotta, produrrà oltre trecento ceramiche. Lavoratore instancabile, come lo definisce Catherine David in catalogo, Lam è artefice di un’opera complessa che si inventa e si articola in diversi spazi geografici e culturali, in una continua tensione tra centro e periferia.
Uomo singolare e imprevedibile, muore nel settembre del 1982 dopo aver realizzato le incisioni per il suo ultimo libro, L’herbe sous les pavés, da un testo di Jean-Dominique Rey.

Gemma Zaganelli

Parigi // fino al 15 febbraio 2016
Wifredo Lam
a cura di Catherine David
CENTRE GEORGES POMPIDOU
Place Georges Pompidou
+33 (0)1 44781233
www.centrepompidou.fr

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