Il sesso secondo Klimt, Schiele e Kokoschka. A Vienna

Belvedere, Vienna – fino al 28 febbraio 2016. Un azzeccato rendez-vous fra tre maestri del secolo scorso, attorno a un argomento comune: il sesso. Tutta colpa dell’incontrollabile ascesa della libido. Come diceva un certo Freud…

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Egon Schiele, Sitzende Frau in violetten Strümpfen, 1917 ©Courtesy Richard Nagy Ltd., London

Egon Schiele, Sitzende Frau in violetten Strümpfen, 1917 ©Courtesy Richard Nagy Ltd., London

LA SCANDALOSA VIENNA
Da Josef Hoffmann ci siamo fatti costruire alcune case nelle quali artisti come Klimt, Josef Hoffmann e Anton Hanak ci facevano regolarmente visita. Klimt, mentre stava facendo il mio ritratto, dipingeva anche quello di nostra figlia Mäda”. A parlare in prima persona è Eugenia Butschek, moglie di un banchiere, ritratta a figura intera in un quadro di Klimt datato 1914. Grazie anche a questo contributo narrativo posto accanto alla sua grande effigie, Eugenia introduce e contestualizza in modo confidenziale il percorso della mostra Klimt, Schiele, Kokoschka e le donne, al Belvedere di Vienna. Dopo di lei altre donne, altri brevi racconti, altri grandi ritratti.
Nonostante la veridicità dei singoli appunti, siamo nell’ambito di una finzione narrativa ideata dai curatori per portare la mostra a livello di affresco d’epoca in una Vienna dei primi due decenni del Novecento. Un periodo e una società che vivevano inconsapevolmente gli ultimi fuochi di un impero al centro dell’Europa, con la capitale che contava oltre due milioni di abitanti: un grande crocevia di culture in cui l’arte penetrava nel quotidiano, insieme ai suoi scandali, facendosi protagonista di una esaltante stagione di rinnovamenti sul filo dell’avanguardia.

Gustav Klimt, Eugenia (Mäda) Primavesi, 191--14 ©Toyota Municipal Museum of Art

Gustav Klimt, Eugenia (Mäda) Primavesi, 191–14 ©Toyota Municipal Museum of Art

KLIMT, SCHIELE, KOKOSCHKA E… FREUD
L’esposizione, con le sue 143 opere (dipinti, acquerelli, disegni, abbozzi vari), oltre a essere incentrata sull’insistita ripetizione di immagini femminili, spesso nude, tende a essere un singolare resoconto storico e culturale, portando in superficie le inquietudini profonde del labirinto psichico.
In effetti, le opere dei tre maestri del circolo viennese, Gustav Klimt, Egon Schiele, Oskar Kokoschka, ostentano un cambio di paradigma nella sfera dell’immaginario, rendendo manifesti determinati impulsi interiori umani che, guarda caso, vengono contemporaneamente indagati sul piano scientifico da un illustre concittadino. È sulla bocca di tutti il nome del dottor Sigmund Freud il quale, poco dopo la fondazione della psicoanalisi, nel 1901 pubblica il saggio Psicopatologia della vita quotidiana, formulato sulla base di osservazioni realmente sperimentate. Un testo su cui l’autore tornerà a mettere le mani per altri vent’anni, fino alla decima e definitiva edizione, in parallelo all’uscita dello “scandaloso” volumetto Tre saggi sulla teoria sessuale, pubblicato nel 1905.

Egon Schiele, Die Umarmung (Liebespaar II), 1917 ©Belvedere, Wien

Egon Schiele, Die Umarmung (Liebespaar II), 1917 ©Belvedere, Wien

UNA SESSUALITÀ ESPLICITA
Se il discorso freudiano venne via via tacciato pubblicamente di morbosa ossessione per il sesso, quindi ritenuto eccessivo se non anche delirante, in che modo dovevano apparire, negli stessi anni, quelle opere pittoriche così esplicite? Immagini soprattutto di donne, anche adolescenti: figure anoressiche, pose audaci e perfino pornografiche, indubbiamente avverse ai modelli accademici.
Non è tanto sul tema seduttivo della nudità femminile che si evidenzia l’originalità dei tre artisti. Con Ingres e Courbet, già tutto il secolo precedente aveva indagato con molto realismo il tema della sensualità emanata dal corpo femminile. A suscitare scandalo è l’efficacia del linguaggio pittorico utilizzato dai tre artisti viennesi, sovvertendo la prospettiva, giacché ora è la psiche a creare e proiettare i suoi modelli, o fantasmi, erotici.
Se Klimt, co-fondatore della Secessione Viennese e grande interprete dell’Art Nouveau è il caposcuola di nuove tendenze, sono Schiele e Kokoschka, seppure con destini diversi, a inaugurare una estetica espressionista, a utilizzare un segno grafico o pittorico rapido ed essenziale, ma, appunto, dotato di una forza espressiva immediata, cruda, emotiva, fino a concepire dei soggetti dai lineamenti spettrali.
Pur nella cifra distintiva di ognuno, i tre artisti testimoniano, sul piano figurativo, l’inedito estrinsecarsi di pulsioni, angosce, turbamenti intimi, di cui essi stessi fanno esperienza nella propria interiorità, talora non senza laceranti conseguenze esistenziali. Emblematico il caso di Schiele, che nel 1912 venne incarcerato per aver sedotto una ragazza non ancora 14enne.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 28 febbraio 2016
Klimt, Schiele, Kokoschka und die Frauen
a cura di Jane Kallir e Alfred Weidinger
BELVEDERE  (UNTERES BELVEDERE)
Rennweg 6
+43 (0)1 75957200
[email protected]
www.belvedere.at

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