Lo Strillone: Charlie Hebdo e la vignetta “forte” sul piccolo Aylan Kurdi sul Corriere della Sera. E poi raddoppia la Reggia di Caserta, Torino e il New York Times

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La discussa vignetta di Charlie Hebdo

La discussa vignetta di Charlie Hebdo

Si vede la figura riversa sulla sabbia di Aylan Kurdi, il bambino siriano di tre anni morto sulla spiaggia turca di Bodrum mentre cercava di raggiungere l’Europa con il padre e il fratello. ‘Che cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan se fosse cresciuto?’, si chiede il vignettista. Sotto al disegno di un Aylan adulto, con la faccia da maiale, la risposta: ‘Un palpatore di sederi in Germania’”. Una vignetta di Charlie Hebdo provoca polemiche, ancora una volta: il Corriere della Sera racconta dell’acceso dibattito innescato dal disegno di Riss, il direttore che ha preso il posto di Charb ucciso nell’attentato islamista del 7 gennaio 2015, apparsa sul nuovo numero di Charlie Hebdo che ha in copertina una caricatura di David Bowie. “Era e resta un giornale per pochi appassionati che amano quel gusto di deridere tutto, dalle religioni alle tragedie, nel modo più crudo possibile”, riflette il giornale. Ma sono tante le prese di posizione indignate…

Raddoppia l’area museale ed espositiva della Reggia di Caserta. Il Sole 24 Ore rifrisce che “domani gli ambienti finora utilizzati dall’Aeronautica militare e dalla Scuola nazionale amministrazione verranno assegnati al Palazzo vanvitelliano, per essere utilizzato dopo interventi di riconversione. Alla cerimonia interverranno il premier, Matteo Renzi, e i ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e delle Attività culturali e turismo, Dario Franceschini”. “Grazie New York Times, ma che scoperta è? Questa nuova Torino è nata 10 anni fa, nel 2006, delle Olimpiadi invernali”. Sul Corriere della Sera le reazioni alla scelta del quotidiano americano, che ha incluso la città fra quelle da visitare nel 2016. “Prendiamo proprio la Mole: un americano non può che esaltarsi a quel grattacielo neoclassico di 167,5 metri, calato dal genio di Alessandro Antonelli tra case ‘normali’. Nato come sinagoga e cresciuto dopo che la comunità ebraica l’aveva abbandonato perché troppo costoso. Fino al Museo del Cinema”.

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