L’Ex Asilo Filangieri? Un luogo di produzione e diffusione di cultura. Il Comune di Napoli “stabilizza” gli occupanti: ma non mancano le polemiche

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L'Ex Asilo Filangieri, a Napoli

L’Ex Asilo Filangieri, a Napoli

Il 2 marzo del 2012 il collettivo La Balena occupava il palazzo dell’Ex Asilo Filangieri di Napoli sollevando il problema della mancanza di spazi e di diritti dei cosiddetti “lavoratori dell’immateriale”, i lavoratori cioè dell’arte e dello spettacolo. Il 29 dicembre 2015, a distanza di quasi quattro anni dall’occupazione, l’Amministrazione Comunale che fa capo all’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris, riconosce gli spazi dell’ex Asilo come luoghi di produzione e diffusione di cultura. Lungi dall’essere un affido a terzi di un antico palazzo napoletano, che resta invece inderogabilmente di proprietà del Comune, la delibera riconosce che è in atto “una nuova forma di democrazia tra le mura dell’immobile ad opera di una comunità mutevole di lavoratori e lavoratrici della cultura e dello spettacolo”. La comunità che gestisce gli spazi è dunque mutevole e fluida e non rigidamente organizzata né strutturata in maniera gerarchica e proprio questo garantisce la condizione sine qua non del riconoscimento da parte del Comune: tutti i cittadini impegnati nella creazione e produzione artistica, nello scambio culturale e nella gestione orizzontale delle risorse umane possono essere parte attiva di un progetto che è solo all’inizio. Qualcuno però ha pensato che così facendo si favoriva chi si era comportato illecitamnete, penalizzando tutte quelle associazioni e realtà culturali che magari per avere uno spazio pagano fior di affitto.

MANCANO A NAPOLI SPAZI DEDICATI ALLA CULTURA
Non è mancata dunque la polemica sollevata dall’opposizione, e cioè da Gianni Lettieri, l’imprenditore napoletano che perse le ultime elezioni amministrative di Napoli proprio contro De Magistris, e che sulla sua pagina Facebook  definisce la delibera del 29 dicembre “la pagina più penosa dell’amministrazione comunale, il trionfo dell’illegalità“. Non si può negare che l’inizio di questa vicenda affondi le radici in un atto illegale di ribellione e di irriverenza, ma è pur vero che soltanto con un gesto forte ed esemplare si è riusciti ad attirare l’attenzione su un problema ormai di dimensioni enormi: Napoli esplode di creatività e partorisce ogni minuto idee e creazioni artistiche che non hanno la possibilità di fluire liberamente in spazi unicamente dedicati alla cultura. Gli spazi dell’Asilo ospitano diverse manifestazioni e organizzazioni artistico-culturali: il laboratorio, il seminario, la formazione, l’atto performativo, la tavola rotonda. Per attenuare le polemiche basterebbe tenere presente che la struttura resta nella piena titolarità del Comune di Napoli: quella fatta dall’amministrazione è una dichiarazione di uso civico sulla base di un regolamento preesistente che determina l’uso dei beni pubblici.

Manuela Barbato

 

 

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