Salerno, Street Art e poesia di strada. Crescono i Muri d’Autore promossi dalla Fondazione Alfonso Gatto. In memoria di un grande poeta del Novecento

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Alice Pasquini + GreenPino - Salerno, 2015 - courtesy Fondazione Alfonso Gatto

Alice Pasquini + GreenPino – Salerno, 2015 – courtesy Fondazione Alfonso Gatto

NEL RICORDO DI ALFONSO GATTO. IL MONUMENTO DI ALICE
In principio fu un’ode all’infanzia, al gioco, al candore. E alla bellezza radiosa di una città: Salerno. Furono versi cuciti insieme come nuvole, girotondi, punti di domanda, girasoli, giochi di sillabe e vocali, memorie sfumate, lune d’inverno e  luci gialle. Così, su una via che taglia il corso principale cittadino, una struttura di scale e gradoni assomiglia oggi a un piccolo mausoleo. Qui Alice Pasquini, fra gli street artist italiani più attivi ed apprezzati del momento, ha intessuto un racconto per immagini e parole, coadiuvata dal collega GreenPino: lei con la sua tipica figurazione fiabesca, metropolitana, lui con lunghe catene di versi, srotolate lungo i muri e gli scalini, hanno perseguito insieme quest’idea di architettura in forma di pittura e di poesia.
L’opera, come un monumento variopinto, celebra la figura e le pagine di Alfonso Gatto, poeta della Resistenza, penna sensibile ed emotiva, cantore di un ermetismo differente, mai di maniera.  Un grande salernitano, amato da Montale, Calvino, Vittorini.
A produrre questo bell’intervento fu, nel 2014, la Fondazione Alfonso Gatto, una piccola, preziosa realtà locale, presieduta da Filippo Trotta, nipote del poeta. Con lui, a portare avanti le attività, Valeriano Forte, giovane poeta e performer.

ivan + Piger, Metafisico popolare, 2015 - Muri d'Autore, Salerno - courtesy Fondazione Alfonso Gatto

ivan + Piger, Metafisico popolare, 2015 – Muri d’Autore, Salerno – courtesy Fondazione Alfonso Gatto

CALLIGRAMI, VERSI, VISIONI. RISCRIVENDO LE STORIE DI UN QUARTIERE
Ne è nato il progetto “Muri d’Autore”, che nei mesi successivi ha scommesso ancora su questa forma di celebrazione aperta, collettiva, ibridata con la vita dei quartieri, offerta al passaggio della gente, mescolata con la pratica della nuova calligrafia urbana e coi linguaggi della Street Art.
Lo scorso novembre sono giunti a Salerno altri artisti, chiamati a lavorare nello storico rione Fornelle. È così che dopo un doveroso percorso di dialogo con i residenti – testandone la disponibilità ad accogliere l’insolita invasione creativa – sono partiti i cantieri. Arte e poesia di strada, nel cuore di un luogo pieno di suggestione, in cui il senso delle cose passa ancora per un’autenticità ruvida, sgualcita, luminosa. Con tutto il disagio e la bellezza di una marginalità carica di storia.
Diversi i lavori realizzati. Dalla grande testa di Apollo – splendido reperto ellenistico conservato dal Museo Archeologico provinciale – rivisitata da Carlos Atoche, a una lirica di Edoardo Sanguineti dedicata all’universo femminile (“Ballata delle donne”), che Davide Casavola ha inciso con tratti gotici su un fazzoletto di muro, come una preghiera breve; dall’estasi di Dafne di Davide Brioschi, fra mitologia, romanticismo e cyberpunk, al ritratto di un gruppo di donne del quartiere, firmato dal milanese Ratzo: realismo fotografico, finezza di tratto e un verso immenso di Gatto, tratto da una delle sue liriche post belliche: “E il cuore, d’improvviso, ci apparve in mezzo al petto”.

Davide Casavola - Muri d'Autore, Salerno - courtesy Fondazione Alfonso Gatto

Davide Casavola – Muri d’Autore, Salerno – courtesy Fondazione Alfonso Gatto

Infine, la magica piazzetta ripensata da ivan e Piger, con una piccola struttura architettonica solcata da una cascata di calligrammi bianchi, quasi sfaldata in questa pioggia di segni opachi, da cui il senso si nasconde, si nega, facendosi decorazione lirica. Su un lato, sovrapposto, il testo integrale di una poesia di Gatto, un ritratto dolceamaro dell’Italia, suggerito allo straniero. Declinazioni differenti, per un angolo sospeso di città, a suo modo mistico, a suo modo disperato, tra Pasolini e de Chirico: metafisico, popolare, marginale, monumentale, fuori dal tempo eppure vivissimo.
E così, sono ancora luoghi dell’ombra e della grazia, sparsi per l’Italia, a cui l’arte urbana prova sempre più spesso a dare nuova voce. Con generoso slancio e – si spera – con progressiva cura, oltre il limite (a volte ravvisato) dell’ingenuità e dell’improvvisazione.

– Helga Marsala

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