Vivian Maier, la bambinaia fotografa

Forma Meravigli, Milano – fino al 31 gennaio 2016. Se non fosse stato per un ritrovamento fortuito, Vivian Maier sarebbe rimasta l’anonima bambinaia newyorchese con la passione per la fotografia. Lo spazio espositivo meneghino celebra invece il suo incredibile talento come artista dell’obiettivo, regalandole una meritata visibilità.

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Vivian Maier, Ragazzo con piccioni, senza data © Vivian Maier / John Maloof Collection / Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, Ragazzo con piccioni, senza data © Vivian Maier / John Maloof Collection / Howard Greenberg Gallery, New York

STORIA DI UN TALENTO NASCOSTO
Quello di Vivian Maier (New York, 1926 – Chicago, 2009) non è il primo caso di un talento svelato a posteriori. Basti pensare a Eugène Atget – scoperto da Berenice Abbott – oppure a E.J. Belloq, “scovato” da Lee Friedlander. Gli scatoloni di proprietà di Vivian Maier sono andati all’asta una decina d’anni fa, dopo essere stati confiscati alla donna a causa di alcuni mancati pagamenti. Una storia dolorosa, che per la Maier significò perdere la propria identità. Le grosse scatole, infatti, contenevano tutta la sua vita: negativi, macchine fotografiche, vestiti, documenti, persino assegni non riscossi.
A fare il fortunato acquisto, per soli 38 dollari, è stato John Maloof, un sensibile agente immobiliare appassionato di fotografia, a caccia di documenti iconografici per ricostruire la storia del proprio quartiere. Maloof non impiegò molto tempo a comprendere lo straordinario valore del materiale in suo possesso: un prezioso tesoro fotografico, totalmente inedito, realizzato dalla sconosciuta Vivian Maier, un’eccezionale street photographer dotata di un talento innegabile.
I tentativi di contattare la misteriosa donna furono del tutto vani. Nel 2009 l’agente immobiliare lesse su un giornale locale il necrologio di una certa Vivian Maier, l’ex proprietaria degli scatoloni. Una bambinaia, critica cinematografica e fotografa, ricordata con affetto da una delle famiglie presso la quale la donna, nata nel 1926, aveva lavorato.

Vivian Maier, New York, 10 settembre, 1955 - © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, New York, 10 settembre, 1955 – © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

IL PREZIOSO ARCHIVIO RITROVATO
A questo punto la storia si fa avvincente: i negativi vengono stampati e raccolti, insieme ai volumi dedicati alla Maier e, soprattutto, ai suoi scatti che, a partire dalla Scandinavia, fanno il giro del mondo grazie a numerose rassegne. Negli anni Maloof è riuscito ad archiviare oltre 150mila negativi e 3.000 stampe appartenuti alla bambinaia, che si trasferiva da una famiglia all’altra portando con sé i suoi scatoloni zeppi di fotografie.
Armata di Rolleiflex, la Maier realizzò, giorno dopo giorno, migliaia di immagini: nessuno scoop, nessun giochetto, piuttosto la volontà di documentare ossessivamente l’ambiente in cui viveva. I soggetti sono diversi: bambini, certo, ma anche la gente per strada, gli oggetti di uso comune, lei stessa.

Vivian Maier, New York, 1954 © Vivian Maier / John Maloof Collection / Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, New York, 1954 © Vivian Maier / John Maloof Collection / Howard Greenberg Gallery, New York

VIVIAN MAIER FINALMENTE A MILANO
Oggi una ricca mostra sul lavoro di Vivian Maier raggiunge per la prima volta Milano, allestita presso lo Spazio Forma Meravigli. Una raccolta di immagini in bianco e nero e a colori, scattate principalmente nelle città dove la donna ha vissuto, New York e Chicago. Il nucleo più interessante si colloca tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio dei Settanta, svelando interessi e passioni della Maier – dalle tematiche sociali alla lettura fino al cinema, di cui fu un’esperta conoscitrice.
La mostra, curata da Anne Morin e Alessandra Mauro, è accompagnata dal volume Vivian Maier. Una fotografa ritrovata, in cui il bel testo di Marvin Heiferman regala alla Maier un ruolo di primo piano in uno scenario che, paradossalmente, la fotografa ebbe modo di osservare solo da lontano.

Angela Madesani

Milano // fino al 31 gennaio 2016
Vivian Maier – Una fotografa ritrovata
a cura di Alessandra Mauro e Anne Morin
FORMA MERAVIGLI
Via Meravigli 5
02 58118067
[email protected]
www.formafoto.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49726/vivian-maier-una-fotografa-ritrovata/

 

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  • Angelov

    Un’esperienza artistica straordinaria, vissuta con l’innocenza, la leggerezza ed anche l’incoscienza di un talento nel rendere tutto ciò che appariva nel mirino dalla sua fotocamera, perfettamente fotogenico. Questa persona possedeva una specie di emanazione naturale, che sapeva far percepire ai soggetti da lei ritratti, neutralizzando le implicazioni e le complicante dovute alla presenza di un mezzo tecnico.

  • Terry Peterle

    Condivido la naturalezza dell’uso del mezzo fotografico, e la sua naturale predisposizione alla comunicazione visiva, ma altresì aggiungo che aveva una naturale predisposizione a trasmettere esattamente ciò che percepiva e questo anche grazie ad una profonda conoscenza che sicuramente aveva della fotografia.
    Mostra da non perdere, e finalmente un marketing coincidente e meritevole della preziosa arte che questa Donna ha saputo consegnarci. E Grazie anche a chi l’ha scoperta e ce ne ha donato visione.

  • Terry Peterle

    Aggiungo che Maloof, è sì stato al tempo (2005) della scoperta agente immobiliare, ma stava anche facendo una profonda ricerca storica su Chicago, divenendo in seguito membro presidente dell’Ente che rappresenta la storia della città “Northwest Side di Chicago”. Il fatto di aver acquistato a pochi soldi il materiale della Maier e di averne capito il valore è grazie al talento acquisito dalla famiglia che viveva di mercatini, attività comune negli Stati Uniti. Per cui conoscenze e talenti che al ragazzo già appartenevano, e questo non è da sottovalutare, per la grandiosità che fortunatamente ha voluto condividere con il mondo…

  • Sara Tonini

    Grazie per l’attenta descrizione della scoperta delle sue fotografie. Sono inoltre d’accordo con questa visibile ossessione di documentare tutto, se ne parla molto anche in quest’articolo: https://aequamens.wordpress.com/2016/01/28/alcune-impressioni-sulla-mostra-di-vivian-maier/