Assassinata a Mumbai Hema Upadhyay, celebre artista indiana. Misteriosi appuntamenti e le minacce dell’ex marito: il giallo è ancora aperto

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Hema Upadhyay (foto indianexpress)

Hema Upadhyay (foto indianexpress)

Un omicidio su commissione”. Così è stato definito dagli inquirenti l’assassinio della giovane artista indiana Hema Upadhyay e del suo avvocato, avvenuto nella notte dell’11 dicembre. I due corpi avvolti nella plastica e impacchettati nel cartone sono stati ritrovati il giorno successivo, nei pressi di un canale di scolo nel quartiere di Kandivali a Mumbai, e riconosciuti domenica dai familiari. La notizia ha sconvolto l’intera comunità artistica indiana. Sui quotidiani si parla soprattutto del rapporto conflittuale con il suo ex-marito Chintan Upadhyay, anche lui artista: i due si erano conosciuti sui banchi di scuola uniti da una passione comune, ma la relazione era ormai finita da alcuni anni e non nel migliore dei modi. Nel 2013, Hema lo aveva querelato con l’accusa di “disegni osceni”. In quell’occasione, come spesso accade, la lite era scoppiata per motivazioni banali. Hema aveva chiesto e ottenuto dai giudici il permesso di tenere i suoi cani nella parte della casa che era stata riconosciuta di sua proprietà. Come risposta, Chintan aveva affrescato le pareti ritraendo l’ex-moglie in atti zoofili. La faccenda era finita con una condanna per l’uomo che nel frattempo si era trasferito a Delhi.

UNA MISTERIOSA TELEFONATA PER L’APPUNTAMENTO FATALE
Alcune settimane fa, Chintan Upadhyay era stato trattenuto dalla polizia per un intervento artistico alla Maurizio Cattelan, in cui la scultura iperrealista di una mucca veniva attaccata ad un palloncino e lasciata volare in cielo. Secondo le severe leggi indiane in materia di censura questo lavoro era offensivo nei confronti della religione induista: è tuttora in corso un processo per accertare la sua colpevolezza di oltraggio alla morale ed Hema era già stata invitata a fornire testimonianze sulle attitudini immorali dell’ex-marito. Venerdì pomeriggio la donna riceve una telefonata da un suo conoscente che le dice di avere informazioni riservate su Chintan e la invita per un incontro. La ragazza vi si reca con il suo avvocato: non si sa ancora come siano andate di preciso le cose, ma sappiamo per certo che entrambi i loro corpi finiranno abbandonati in un canale poche ore dopo. Questi i fatti, quasi surreali eppure veri. Sembra la trama di un libro noir in cui fa da sfondo una megalopoli schizofrenica, in bilico tra sete di modernità e tradizioni millenarie, dove si incontrano mucche volanti e cani perversi, informatori segreti, fanatici religiosi, coniugi in crisi e artisti repressi.

Hema Upadhyay - 8′ x 12′, site specific installation; Aluminum sheets, Car scrap, Enamel paint, Plastic sheets, found objects, M-seal, Resin and Hardware material (95x145x95 inches)

Hema Upadhyay – 8′ x 12′, site specific installation; Aluminum sheets, Car scrap, Enamel paint, Plastic sheets, found objects, M-seal, Resin and Hardware material (95x145x95 inches)

PROTAGONISTA ASSOLUTA DELLA SCENA ARTISTICA INDIANA
Mentre si attende di capire che cosa sia realmente accaduto, resta il dolore per la perdita di due vite e il vuoto lasciato nella scena artistica indiana dalla scomparsa di una delle sue migliori rappresentati. Dalle mostre Indian Highway (Serpentine Gallery di Londra e Maxxi di Roma) e Paris-Delhi-Bombay (Centre Pompidou di Parigi) alla Biennale di Venezia, dove un suo lavoro era presente quest’anno nel padiglione iraniano, Hema era una delle artiste indiane più note al mondo. Alcuni dei suoi lavori più noti – della serie Kill Site – sembrano oggi profetici: piccole installazioni a parete in cui l’artista riproduceva, con tecniche varie che includevano il collage, l’assemblaggio e la pittura, anonimi corpi in caduta su città in miniatura fatte di modellini in latta. E torna in mente anche un’altra serie di lavori su carta – The Wave – in cui Hema rappresentava oggetti, come barche semi-affondate o mezzi di trasporto, ma anche esseri umani e animali galleggianti in acque scure fatte di parole stampate, sullo sfondo di una città buia e minacciosa.

BOMBAY, INQUIETANTE OGGETTO DEL DESIDERIO
Nella sua ricerca l’artista, che aveva sperimentato fin da piccola la condizione di migrante, essendo stata obbligata dalla guerra indo-pachistana a lasciare la sua città natale nel nord del paese per stabilirsi a Mumbai, si interessava soprattutto a problematiche identitarie connesse con la trasformazione dei paesaggi urbani. La città, con il suo fascino caotico e la sua capacità di fagocitare l’individuo, esercitava su di lei un’attrazione costante. “Bombay is like a disturbing object of desire”, aveva detto alcuni anni fa. Oggetto del desiderio repellente ed attraente allo stesso tempo, la città era per Hema prima di tutto uno spazio mentale in cui perdersi e ritrovarsi continuamente. È stato così dall’inizio della sua carriera artistica, fino a venerdì scorso, quando la follia umana le ha strappato via la vita e quella stessa città di cui amava esplorare le contraddizioni l’ha ingoiata per sempre.

Valentina Gioia Levy

 

 

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