Un anno con Jonas Mekas. All’HKW di Berlino primo appuntamento con 100 Years of Now: quando l’arte indaga la mania contemporanea di registrare il tempo

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Jonas Mekas (foto Hollis Melton)

Jonas Mekas (foto Hollis Melton)

Un ambizioso progetto che si propone si analizzare la “dittatura del momento”, indagare la nostra mania di registrare qualsiasi istante, la paura dell’età contemporanea di perdere ogni secondo. E lo farà da qui al 2018 attraverso mostre, incontri, dibatti, proiezioni, pensati per creare un grande spot sugli “effetti collaterali” della nozione di tempo. Si chiama 100 Years of Now, e ad avviarlo è stata l’Haus der Kulturen der Welt di Berlino: con un ciclo dedicato alle relazioni fra storiografia e soggettivismo. Il primo incontro ha visto come protagonista Jonas Mekas, in conversazione giovedì 26 novembre con il filosofo Bernd Scherer, con l’editore Anne König e con l’esporto di media Christian Hiller.
Non poteva esserci ambasciatore migliore che Mekas per questo tema, lui che con la sua videocamera, i suoi diari, le sue poesie e le sue canzoni documenta dagli anni ‘40 la sua storia e la scena artistica newyorkese: con la sua produzione l’artista fonde il punto di vista soggettivo e artistico e la storia sociale. Con i suoi film crea montaggi fra momenti privati, sociali e politici.
Per un anno Mekas si è dedicato al progetto 365 Days Project, girando ogni giorno un cortometraggio, un diario video, accessibile a tutti su internet e che ora in forma di installazione su 12 monitor sarà esposto all’HKW fino al 30 novembre. A coronare l’incontro la presentazione del volume Jonas Mekas: Scrapbook of the Sixties: Writings 1954 – 2010, edito da Annie Köenig Publisher per Spectors Books, un “album dei ritagli” che raccoglie testi editi ed inediti del filmmaker, scrittore, poeta e co-fondatore dell’Anthology Film Archives di New York.

www.hkw.de

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