Yuri Ancarani e Samuel Kerridge insieme. Ecco gli highlights dell’ultima giornata di Robot, festival bolognese di musica elettronica e arti digitali

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Bora, di Yuri Ancarani e Samuel Kerridge

Bora, di Yuri Ancarani e Samuel Kerridge

Ottimo successo per Robot Festival, la manifestazione dedicata alla musica elettronica e alle arti digitali che dal 7 al 10 ottobre ha investito la città di Bologna: anche nella sezione dedicata alle arti visive, teatro – tra le altre cose – dell’imperdibile presentazione di Bora, un progetto itinerante legato al mondo della musica, firmato dal ravennate Yuri Ancarani, e qui in una nuova e inedita veste in collaborazione con l’artista britannico Samuel Kerridge, uno dei più acuti talenti del panorama industrial contemporaneo. Il progetto si compone di un’esecuzione live improvvisata e poli-strumentale che fa da sfondo a un’installazione video in cui compaiono i panorami desolati ma affascinanti del Carso – un altopiano roccioso situato nella parte nord orientale dello Stivale – che trasportano l’osservatore in un viaggio dove l’animazione si fonde con la musica.
Tra i 27 progetti artistici del cartellone delle arti visive del festival – degni della massiccia programmazione musicale – oltre 20 quelli selezionati tramite il concorso call4roBOt promosso dalla manifestazione e pensato per scovare opere inedite legate alla teoria dell’accelerazionismo in ambito artistico-digitale. Tra questi impossibile non citare il progetto Rhizome dell’artista Boris Labbè, già noto al bando: un’istallazione video con cui il creativo francese si è posto “la missione di scardinare l’alfabeto ordinario della rappresentazione cinematografica” e che, insieme a Bora e a tanti altri progetti, ha chiuso l’eccellente carosello di performance artistiche andato in scena durante la giornata di sabato tra le mura del suggestivo Palazzo Re Renzo, il quartier generale del Robot.

Luca Gorini

http://www.robotfestival.it/

Rhizome, di Boris Labbè

Rhizome, di Boris Labbè

 

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