Prosegue indisturbata la crociata dell’ISIS contro le antiche vestigia di Palmira. Dopo il tempio di Baal Shamin, distrutto il monumentale Arco di Trionfo

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L'Arco di Trionfo di Palmira

L’Arco di Trionfo di Palmira

Da Palmira arriva notizia di un’altra distruzione: dopo l’antico tempio di Baal Shamin, stavolta a cadere sotto i colpi dell’ignoranza e della dinamite dei miliziani dell’ISIS è l’Arco di Trionfo, il monumentale ingresso al viale colonnato, datato al II secolo d.C. Lo fa sapere il direttore delle antichità e dei musei siriani Maamun Abdulkarim, a conferma delle voci circolanti su Twitter dei tanti attivisti che dallo scorso maggio tengono aggiornato il bollettino di guerra dell’antica colonia romana.
Domenica 4 ottobre, l’arco trionfale a tre fornici – con un’apertura centrale maggiore affiancata da due laterali più piccole – sarebbe stato danneggiato in più punti; in particolare, il danno riguarderebbe le sezioni superiori ornate da eleganti motivi geometrici e naturalistici, “un esempio eccezionale dell’arte di Palmira”, secondo l’Unesco. Che non ha mancato neanche stavolta di bollare l’azione come crimine di guerra, ma – ancora – senza far seguire alle parole un provvedimento concreto.
Impotente, Maamun Abdulkarim ha dichiarato: “Tutto quello che possiamo fare e condividere il nostro sconforto. Liberare Palmira è una necessità immediata. La comunità internazionale deve trovare una soluzione”. Un grido d’aiuto – l’ennesimo – che probabilmente resterà inascoltato, perso tra i venti del deserto siriano.

Marta Pettinau

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