È morta a Torino Carol Rama. Scompare a 98 anni una delle più grandi artiste del Secolo breve, creativa trasversale, visionaria e provocatoria

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Carol Rama - photo Pino Dell’Aquila

Carol Rama – photo Pino Dell’Aquila

Di lei avevamo parlato, anche qui su Artribune, un paio di giorni fa, presentando un articolato progetto che a Torino intende fare il punto su come la scena artistica attuale, specie quella più giovane e orientata alla ricerca, ha saputo metabolizzare la sua visione, la sua “eredità inconsapevole”, come veniva definita. Ora quell’eredità diviene tristemente “consapevole”: perché torniamo a parlare di Carol Rama per annunciarne la morte, avvenuta oggi – 25 settembre – nella sua Torino, all’età di 98 anni. E quel progetto – intitolato PanoRama – si trasforma in un grande omaggio corale, che mobilità diversi spazi del quartiere Vanchiglia, dalla galleria Moitre alla Van Der, e un ampio pool di galleristi, curatori, critici, da Claudio Cravero a Stefano Riba, coordinato da Olga Gambari.
A pochi giorni dalla scomparsa di Salvo, Torino perde dunque un’altra grande portabandiera della sua creatività sempre viva e sperimentale. Non è questa la sede per ricostruire una parabola che ha attraversato quasi un secolo, ricca di intense passioni e altrettanto intense sofferenze: lo faremo con un ampio articolo al quale stiamo già lavorando. Basterà qui ricordare gli esordi di Carol Rama – all’anagrafe Olga – negli anni Trenta, poi l’emergere di una spiccata personalità già negli anni Quaranta, quando le sue composizioni si popolano di temi allora delicati quali donne nude, corpi amputati, animali, parti anatomiche come falli, braccia, piedi, lingue, tanto che la sua prima personale nel 1945 fu chiusa, e le opere sequestrate; e la grande crescita dei primi anni Cinquanta, quando con una brusca sterzata si avvicina all’astrattismo del Movimento Arte Concreta partecipando alla Biennale di Venezia del 1948 e del 1950.
Gli anni Sessanta la vedono già artista affermata, animatrice del milieu culturale a Torino, con personaggi come Felice Casorati, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino; a New York conosce Andy Warhol, Orson Welles e Man Ray. Si giunge agli anni Duemila, con il grande riconoscimento pubblico che le arriva nel 2003 con il Leone d’oro alla carriera alla 50. Biennale di Venezia; nel 2004 le viene allestita un’ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, che in seguito viene presentata al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead, in Inghilterra.

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