Italiani in trasferta. Prime immagini del nuovo progetto d Andrea Mastrovito a New York. Un mese di “follie” in vetrina, da Ryan Lee Gallery

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Andrea Mastrovito, Ryan Lee Gallery, New York 09

Non si arresta la corsa internazionale di Andrea Mastrovito, che a pochi mesi dalla sua tripla mostra fra i castelli della Drôme, in Francia, è alle prese con un nuovo progetto a New York. Format sperimentale, processo lungo e faticoso, per un intervento multiplo spalmato lungo quattro settimane. Siamo dentro la grande vetrina su strada della Ryan Lee Gallery, tramutata in una speciale project room. “The Disparates” prende spunto dal celebre ciclo di 80 acqueforti di Goya, “Le follie” (note anche come “I Proverbi”), in cui un’aspra denuncia della società spagnola del 18° secolo procedeva per allegorie e immagini cupe, incisive, grottesche, deliranti e paradossali. Mastrovito confezione le sue “follie” e sceglie di cambiarne una al giorno, così che la vetrina dello spazio abbia quotidianamente una storia nuova da raccontare: 24 ore soltanto per scoprire ogni scena, ogni racconto, ogni personaggio. Un po’ com’era accaduto, nel 2014, con il soggiorno newyorchese di Banksy, attivatosi per 30 giorni sul territorio cittadino, con una serie di azioni pubbliche nomadi e tutte diverse. In questo caso, però, restano identici il concept e la location. Come dentro a un teatrino d’epoca, le immagini in bianco e nero si alternano, essenziali e fragili, trovando una vita temporanea.

Andrea Mastrovito, Ryan Lee Gallery, New York 25
Le tante fotocopie ritagliate e messe in movimento da ventilatori industriali, inscenano così dei set impossibili a grandezza naturale, segnati da un gusto sottile per il “non sense”; e sono tutti commenti lievi e feroci, traboccanti di follia ed innocenza, al margine di un tempo contemporaneo. Un bambino che gioca a calcio con la luna; un match fra due pugili senza testa; un domatore che addomestica pelli di tigri e di leopardi, appese come carcasse vuote; un incantatore di piante rampicanti; una giovane donna che gioca all’hula-hop con del filo spinato… Così Andrea Mastrovito prosegue il suo viaggio fra visioni liriche, inquiete, enigmatiche, ognuna zeppa di simboli e orientata a una lettura sociale, politica e filosofica delle cose, fra attualità e storia. Per godersi tutti i passaggi del progetto, e infine l’intera panoramica, c’è un sito che funge da calendario e archivio. Aggiornamenti day by day, mentre lo spazio pubblico si trasforma in un teatro progressivo, a favore di passanti e spettatori sempre nuovi. Dopo Mastrovito la stessa vetrina sulla Highline sarà occupata da un’installazione di Sandy Skoglund e poi da un video di Luisa Rabbia.

Helga Marsala

www.thedisparates.com
www.ryanleegallery.com

 

 

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