Henri Rousseau a Venezia. Una grande mostra fa un grande artista?

Palazzo Ducale, Venezia – fino al 6 settembre 2015. Una mostra impeccabile, quella ancora in corso a Venezia su Henri Rousseau detto il Doganiere. Impeccabile per prestiti, allestimento, catalogo. Ma l’artista vale veramente lo sforzo?

Print pagePDF pageEmail page

Henri Rousseau, La guerra o la cavalcata della Discordia, 1894

Henri Rousseau, La guerra o la cavalcata della Discordia, 1894

I MILLE PREGI DELLA MOSTRA
È decisamente ben riposto, l’entusiasmo che Gabriella Belli non riesce a frenare quando parla della grande mostra dedicata a Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910), ospitata nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale a Venezia. Entusiasmo per un progetto a cui lavorava da diversi anni, che ora cura assieme a Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay; entusiasmo per essere riuscita a condurlo in porto nel migliore dei modi (prestiti ottenuti, contributi critici, soluzioni allestitive).
Il risultato è infatti un’esposizione impeccabile, la più importante mai dedicata all’artista in Italia e fra le migliori in assoluto: capace di proporre una nuova lettura critica e storiografica dell’opera di Rousseau, detto il Doganiere, riscattandolo dalla naïveté nella quale è stato troppo spesso confinato, e riposizionandolo nel quadro di un primitivismo nodale per il periodo in cui si sviluppa, a cavallo fra XIX e XX secolo. E capace di armonizzare l’immagine dell’artista autodidatta, libero da stringenti condizionamenti culturali e concentrato sul suo onirico sentimento panico della natura, con il ruolo chiave avuto nelle dinamiche creative in un momento particolarmente critico, ruolo fondamentale nel fornire chiavi di lettura “altre” a tanti protagonisti delle avanguardie che a lui si avvicinarono, da Redon a Seurat, da Frida Kahlo a Diego Rivera, da Kandinsky a Picasso, fino a italiani come Morandi a Carrà.

Henri Rousseau, Bambina con Bambola, 1904

Henri Rousseau, Bambina con Bambola, 1904

CAPOLAVORI DI ROUSSEAU E DINTORNI
Un progetto critico sostenuto dall’esposizione di quaranta capolavori dell’artista, con gli eccezionali prestiti dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie, che detengono il maggior nucleo di opere di Rousseau al mondo, raccolto dal collezionista Paul Guillaume: dal celebre Io: ritratto-paesaggio (1889-90) a Il cortile (1896-98) acquistato personalmente da Kandinsy, a La guerra o la cavalcata della Discordia (1894), fino alle famosissime “giungle”, dalla Incantatrice di serpenti (1907) al Cavallo assalito da un giaguaro (1910).
Lavori messi in dialogo con una sessantina di opere, molte a testimoniare gli influssi negli artisti succitati, altre di antichi maestri, da Liberale da Verona fino a Francisco Goya, per analizzare i presupposti di quell’ispirazione all’arcaismo evidente nell’opera di Rousseau.

Henri Rousseau, Nozze in campagna, 1905

Henri Rousseau, Nozze in campagna, 1905

MA L’ARTISTA È ALL’ALTEZZA?
Un progetto espositivo irreprensibile, destinato senza dubbio a passare dritto nella storiografia (grazie anche al ricchissimo catalogo 24 Ore Cultura), che tuttavia lascia irrisolto un dubbio che tale resta dopo la visita: può una grande mostra fare un grande artista? Possono gli innegabili meriti umani, intellettuali, sociali (nella società artistica) far passare del tutto in secondo piano le altrettanto innegabili – e innegate – carenze nelle qualità intrinseche della pittura? Gli errori tecnici a volte marchiani? La mancanza – notevole, per il contesto – di armonia, di proporzione, di grazia, di euritmia,dialetticamente ascrivibile alla temperie primitivista, ma in molti casi difficile da metabolizzare visualmente?
Dubbi che giriamo a chi ha visto la mostra, o consegniamo a chi la vedrà in questi ultimi giorni.

Massimo Mattioli

Venezia // fino al 6 settembre 2015
Henri Rousseau – Il candore arcaico
a cura di Gabriella Belli e Guy Cogeval
Catalogo 24 Ore Cultura
PALAZZO DUCALE
Piazza San Marco
041 2715911
[email protected]
www.mostrarousseau.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42698/henri-rousseau-il-candore-arcaico/

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • Guardate negli occhi l’incantatrice di serpenti mentre vi dirigete in una notte di luna piena verso le rive di un fiume/lago e capirete cosa vuol dirci Rousseau (almeno quello che dici a me). Dopo aver visto la mostra ho dormito su una barca sulla riva di un fiume a Burano in una notte di luna quasi piena…

  • Vera Pitzalis

    L’interrogativo posto dall’autore dell’articolo non sussiste affatto a mio avviso (e non soltanto, a condizione che ci si documenti ): metri di giudizio quali l’armonia, la correttezza formale, il primato del risvolto estetico dell’opera d’arte, sono appannaggio di una concezione accademica, classicista e , quindi, sorpassataè anacronistica in termini storici, ideologici e metodologici. Il contesto di riferimento del Doganiere (fine delXIX e primi del XX) è un’autentica incubatrice di nuovi e imprevedibili risvolti che poi le prime avanguardie porteranno a maturazione proprio in opposizione deliberata al dettato classicista e ‘normativo’ dell’arte occidentale. Il merito di un artista contemporaneo come lo è a tutti gli effetti Rousseau non dovrebbe essere misurato in rapporto alla correttezza tecnica/ formale dei suoi capolavori, bensì proprio in relazione alla ‘deviazione’ che essi determinano rispetto al neoclassicismo più intransigente, di cui molte accademie del tempo si facevano ancora gran vanto, esposizioni universali comprese!