È il momento del teatro “ecologico”. Alla Biennale Musica di Venezia debutta Chemical Free (?), opera di Nicola Sani sul rapporto fra suoni e chimica

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Roberto Fabbriciani al Flauto Iperbasso

Roberto Fabbriciani al Flauto Iperbasso

Non solo CO2 di Giorgio Battistelli, presentato alla Scala in occasione dell’Expo. Il teatro in musica “ecologico” diventa una vera e propria scuola. Il 5 ottobre alla Biennale Musica di Venezia viene presentato Chemical Free (?) di Nicola Sani, compositore e Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna: un’opera (di circa un‘ora) che porta all’attenzione del pubblico l’impiego spesso mistificatorio della definizione “chemical free”. Tutta la materia è costituita di atomi e molecole, quindi è chimica. Chemical Free (?) mette in evidenza il rapporto tra la metamorfosi dei suoni e la reattività chimica. L’opera si sviluppa in tre movimenti, ognuno caratterizzato da uno dei tre strumenti protagonisti. Da C’è tanto spazio là in fondo (Richard Feynman), per contrabbasso, a No Landscape (Mark Rothko), per pianoforte, fino a More is different (Philip Warren Anderson), per flauto iperbasso.
I tre solisti occupano altrettante posizioni. I tre strumenti sono utilizzati come “generatori di suoni”, con tecniche esecutive di elaborazione in tempo reale e di spazializzazione del suono. Realizzata da David Ryan, la parte video è proiettata su un schermo sul fondo del palco. Il rapporto tra suono e immagine determina un’unica forma di drammaturgia sonora che “racconta” il viaggio delle strutture molecolari, le metamorfosi e le migrazioni dal mondo dell’endo e del nano alla nostra macroscopica realtà quotidiana.

– Giuseppe Pennisi

 

 

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