Street art o land art? In Messico, sulla collina di Pachuca, i German Crew trasformano un quartiere degradato in una straordinaria opera pittorica

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German Crew a Palmitas, Messico - 2015

German Crew a Palmitas, Messico – 2015

L’IMMENSO MURALE SULLA COLLINA. IL BARRIO DI PALMITAS COME UN ARCOBALENO
E non poteva che nascere in Messico, patria gloriosa del muralismo, una delle opere di street art più monumentali degli ultimi tempi. Un’impresa epica, scenografica, da ammirare a distanza ravvicinata, scoprendone i dettagli, oppure da guardare dall’alto, per un effetto “land art” in modalità arcobaleno.
Siamo nella città di Pachuca, fra i vicoli e gli agglomerati abitativi del quartiere di Palmitas. Un luogo di miseria ed emergenza sociale, in cui le amministrazione hanno provato a rispondere al degrado sfoderando l’arma antica della creatività. L’arte di strada, che arriva dalla più nobile tradizionale nazionale, torna nel cuore di una piccola realtà marginale, come strumento di  riscatto. Esprimersi per non bruciarsi, oltre la consueta via della violenza: un’altra chance raccontata ai giovani di questo borgo.
L’opera è stata affidata al collettivo German Crew e battezzata ‘El Macro Mural Barrio de Palmitas’. La superficie pittorica? Non un muro, non un palazzo, non un complesso residenziale. Ma il quartiere intero. Il murale ha reinventato con colori accesi ben 209 case, coprendo circa 20.000 metri quadrati grazie a un fiume di vernice pari a 20.000 litri. Intervento titanico, per oltre due mesi di lavorazione.

German Crew a Palmitas, Messico - 2015 - ph. Keblog

German Crew a Palmitas, Messico – 2015 – ph. Keblog

L’ESEMPIO DELL’ARTE, CONTRO LA ROUTINE DI VIOLENZA E DEGRADO. UNA CHANCE PER I GIOVANI
I graffiti, l’arte e la loro storia ci hanno cambiati e ci hanno permesso di evitare scelte sbagliate”, ha commentato ad Al-Jazeera Uriel del Rio, membro di German Crew. “Sulla base della nostra esperienza, oggi suggeriamo come tutto questo possa cambiare le vite degli altri”.
L’effetto è sorprendente. L’immagine d’insieme è quella di una colata di colore su uno spicchio di collina, un gigantesco dipinto astratto – che da vicino rivela figure umane, motivi geometrici e floreali – disteso come una pelle iridescente su questo scorcio urbano dimenticato, invisibile fino ad ora. Riqualificare con l’arte urbana? In questo caso ci si prova davvero. L’impresa assume i tratti di un evento eccezionale, che ‘rischia’ di trasformare la città di Pachuca in un’attrazione turistica unica nel suo genere. Con tutte le buone conseguenze del caso.
E poi resta quel coté educativo di cui si diceva. Che significa raccontare a dei giovani messicani, vissuti in un barrio di provincia, tutta la bellezza di una passione sana, tutta la potenza di un gesto che modifica la natura delle cose, nell’apparenza e nella sostanza. Ragazzi di strada, come Uriel del Rio, che nella pratica dell’arte trovano un senso quotidiano, sperimentano il cambiamento dentro le immagini, nella cultura degli spazi comuni, nella capacità di progettare, desiderare, ricostruire. Un fatto d’esempio, di gioiosa redenzione. Un’altra narrazione possibile.

– Helga Marsala

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