Matematica culturale. Perché puntare sulle imprese pivot

Le imprese culturali sono isole. Ecosistemi adattabili che guardano alle mutazioni e alle ibridazioni come processi e alle diversità come relazioni. Non qualcosa da temere, ma da governare.

Print pagePDF pageEmail page

David Chiotti gioca nel ruolo di pivot

David Chiotti gioca nel ruolo di pivot

COSA FA UN PIVOT
Equazione: cultura = innovazione = futuro. Soluzione: investo sulle imprese “pivot”. Tradotto: quale l’economia di senso per le imprese culturali (piccole o grandi che siano)? Ci sarà un futuro soltanto ripensandole come entità capaci di produrre innovazione (per se stesse e la comunità). E poiché non tutte sono in grado di affrontare questo passaggio (leggi cambiamento), allora si dovrà investire sulle imprese pivot.
Nella pallacanestro il ‘pivot’ è il ‘finalizzatore’ della squadra […] A un ‘pivot’ si richiede di saper sfruttare la sua grande massa per permettere a tutti gli altri giocatori di andare a segno. Oggi, anche nei distretti italiani stanno emergendo le imprese ‘pivot’: aziende di dimensione medio-grande, in grado di trainare il ‘gioco’ dell’intero distretto. Per rendere vincente il modello distrettuale è necessario focalizzare incentivi e interventi sulle aziende ‘pivot’. Tali azioni consentirebbero di ottenere un effetto leva i cui benefici ricadrebbero sull’intero indotto”.

Studio ToDo, packaging per Arduino

Studio ToDo, packaging per Arduino

INNOVAZIONE E IBRIDAZIONE
Presentata come un requisito cruciale per la competizione a livello di sistemi, l’innovazione è sempre più concettualizzata come ibridazione sul piano scientifico e disciplinare: si innova infatti non soltanto inventando qualcosa di nuovo, ma anche facendo qualcosa di abituale con modalità più efficaci ed efficienti. All’interno della filiera di produzione del valore culturale possono essere intercettati innumerevoli spazi di miglioramento: di comunicazione, di servizio, di accessibilità soprattutto informativa, di contatto, di traspirazione.
Se applichiamo questo ragionamento alle imprese culturali, possiamo trarre queste conclusioni:

  • in ciascun territorio ci sono imprese culturali “pivot”;
  • le imprese “pivot” devono essere oggetto di ricerca al fine di comprenderne le dinamiche di successo e avviare processi di isomorfismo;
  • gli incentivi dovranno sempre più indirizzarsi sulle imprese “pivot” e non “a pioggia” se si vuole ottenere l’effetto-leva;
  • le imprese “pivot” possono rappresentare i capofila di reti locali e globali (hub-snodi creativi) affini e/o multidisciplinari, divenendo fattori attrattivi e di sviluppo.
Opificio Crespi

Opificio Crespi

DALL’EDIFICIO ALL’OPIFICIO
In un alfabeto culturale possiamo parafrasare: “dall’edificio all’opificio”. Parlando di innovazione potremmo dire che le imprese culturali sono isole. Ecosistemi adattabili che guardano alle mutazioni e alle ibridazioni come processi e alle diversità come relazioni: non qualcosa da temere, ma da governare. Il ruolo e la missione dell’impresa culturale sono finalizzati al cambiamento, chi la guida deve preoccuparsi che avvenga in una direzione adeguata alle attese. Il futuro dipende dai “pivot”: per esserlo (o diventarlo) ci vuole una forte consapevolezza del sé culturale, senso di responsabilità, propensione al rischio.

Irene Sanesi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community