Luigi Lineri, il collezionista sull’Adige. Storia di un uomo che sussurrava alle pietre

C'è uno strano santuario monumentale, nei pressi di Verona, lungo l'Adige. Lo ha costruito, in cinquant'anni, Luigi Lineri. Un uomo placido ed eccentrico, un artista, un poeta, un anomalo collezionista. Qualcuno oggi gli dedica un film, anticipato da un esperimento sonoro

Print pagePDF pageEmail page

La prima pietra 52 anni fa. Una folgorazione, un innamoramento, la scoperta di un mistero custodito fra le pieghe della natura e invisibile ai più. Da allora le pietre sono diventata decine, centinaia, migliaia, una poderosa collezione progressiva, in forma di architettura. Luigi Lineri, nato e cresciuto a Zevio, in provincia di Verona, ha scoperto presto la sua vocazione per la poesia, scrivendo versi in dialetto e conquistando diversi premi letterari; poi, sempre da autodidatta, restando ai margini del sistema e non abbandonando mai la sua terra, ha iniziato anche a dipingere e scolpire. Ma la sua ricerca trovò una forma utopica, romantica e realmente viva, quel giorno del lontano 1963, durante una promenade lungo l’Adige, mentre raccoglieva selci con un amico. “Mi ricordo esattamente un ciottolo che aveva un foro; poteva essere un’arma come una fionda, da tirare contro gli animali; oppure, attaccata alla cintola, poteva servire per prendere una scheggia, all’occorrenza. Ho capito che c’erano delle forme che si ripetevano e ho iniziato a raccoglierle e studiarle”.

Quel colpo di fulmine, alimentato da curiosità e precipitato fra luoghi dell’immaginazione, fra suggestioni mitologiche e fascinazioni arcaiche, si trasforma in un’ossessione buona. Luigi costruisce un santuario privato; cerca, raccatta e porta con sé, nel suo alto fienile, pietre su pietre, frutto di continue esplorazioni lungo il fiume. Le cataloga, le studia, ne apprezza le fattezze zoomorfe o antropomorfe, la dolcezza dei contorni, l’armonia esatta; vi scorge archetipi sacri, misteriose regole cosmologiche, tracce mute che ne svelano il destino: sassi smussati e lavorati dal tempo, con una precisione straordinaria; sassi che uomini primitivi avevano intagliato, offerto in dono agli dei fluviali, usato nel loro quotidiano. E dunque sassi come segni da decifrare, come reperti da laboratorio, ma anche come creature vive: per lui, ormai, capaci di parlare, di raccontare.
Luigi, che per tanti è solamente un mezzo matto, per la critica finisce tra le pagine migliori dell’outsider art. E resta, Luigi Lineri, un artista, un mago, un architetto, un studioso del paesaggio, un collezionista di gemme opache, un poeta capace di usare le pietre così come si usano le parole.

Luigi Lineri - foto di Rodolfo Hernandez

Luigi Lineri – foto di Rodolfo Hernandez

Nel 2007 Paolo Mucciarelli gli aveva dedicato un breve e intenso documentario in bianco e nero, diretto Enrico Ranzanici; sette anni dopo Sara Pigozzo ed Enrico Meneghelli firmavano un nuovo lavoro di 50 minuti, dal titolo “Outsiders. Storie dal fiume”, una produzione indipendente dedicata alla gente, i luoghi, le storie intorno all’Adige: tra i protagonisti Luigi Lineri e la sua cattedrale di sassi. Il film si è aggiudicato il primo premio e la menzione speciale dell’Etnofilmfest 2015, festival del cinema documentario etnografico.

Ma la fascinazione dei registi per l’avventura poetica di Lineri prosegue. È atteso per il 2016 un nuovo film sul suo lavoro, con la regia di Giuseppe Petruzzellis, prodotto da Aplysia e Linèria. In parallelo alla lavorazione della pellicola è nato un esperimento cross-mediale, un innesto tra immagini e suoni, che funge anche da singolare preview: I Salici, band originaria del Nord Est, musicheranno dal vivo un frammento del film, il prossimo 24 luglio. L’evento è ospitato tre dal festival AESON / arti nella natura, all’interno del Parco dell’Isonzo (Fiumicello, Udine), e sarà accompagnato da una conversazione con Petruzzellis e Lisa Fierro, manager di produzione. Una cornice speciale, provando ad afferrare il senso di quest’incredibile, misteriosa sfida letteraria: “C’è finalmente un interesse nuovo verso la mia ricerca”, spiegava Luigi qualche tempo fa. “Ed è per questo che mi sto concentrando sull’impaginazione: è ora di fare pulizia e sintesi. Questo è un grande poema. Ogni pietra è una lettera: ora vanno costruire le parole e le frasi. Poi chi vorrà potrà leggere e capire”.

Helga Marsala

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community