Lo schermo dell’arte. Parla Silvia Lucchesi

Sono in corso a Firenze, fino al 20 luglio, le Notti d’Estate dello Schermo dell’arte Film Festival, in attesa della ottava edizione che si svolgerà dal 18 al 22 novembre. Abbiamo parlato di arte, cinema, video e molto altro con Silvia Lucchesi, tra gli ideatori della manifestazione. Ecco le prime anticipazioni.

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Silvia Lucchesi - photo © Ilaria Costanzo

Silvia Lucchesi – photo © Ilaria Costanzo

Arte contemporanea e cinema: una storia d’amore che dura fin dalla scoperta del mezzo. Come ne parlate nel vostro festival? Attraverso quali volti, voci e personaggi?
Lo schermo dell’arte Film Festival è nato con l’obiettivo di contribuire alla riflessione sulle relazioni tra arte contemporanea e cinema con una particolare attenzione all’uso del documentario nella pratica artistica contemporanea. Presentiamo film d’artista e documentari sull’arte contemporanea e organizziamo attività di formazione, come il workshop europeo Visio per giovani artisti under 35 che lavorano con le moving images e Feature Expanded, primo programma al mondo di training per artisti che vogliono realizzare il loro primo lungometraggio, che abbiamo ideato in partnership con Home Manchester e che riceve il sostegno dell’Unione Europea Creative Europe/Media (curato da Leonardo Bigazzi e Sarah Perks).
In particolare, quest’ultimo progetto, la cui prima tappa si è svolta negli scorsi giorni a  Manchester e che proseguirà a novembre a Firenze nella settimana del festival, intende fornire agli artisti strumenti teorici e pratici per poter sviluppare la scrittura e la presentazione di progetti di film e acquisire conoscenze intorno al funzionamento del sistema produttivo dell’audiovisivo europeo e al mercato cinematografico attraverso una serie di  masterclass, casi studio, workshop, proiezioni, incontro one-to-one, un servizio di tutoraggio on line e sessioni di pitch. Sono stati selezionati dodici artisti, tra i quali alcuni nomi noti come Yael Bartana (Padiglione della Polonia alla Biennale di Venezia del 2011), Pia Borg (vincitrice nel 2014 del Pardo d’Oro al Festival di Locarno con il film Abandoned Goods) e il milanese Francesco Bertocco (ha esposto al Pecci e alla Fondazione Merz).
Per quanto riguarda il Festival, invece, nelle sue sette edizioni abbiamo invitato alcuni tra gli artisti più conosciuti del panorama internazionale che lavorano con le moving images, quali Alfredo Jaar, Shirin Neshat, Omer Fast, Melik Ohanian, Phil Collins, Isaac Julien, Mark Lewis, Sarah Morris, Adrian Paci, The Otolith Group, Jane e Louise Wilson, Deimantas Narkevicious, Hito Steyerl.

Feature Expanded - Elena Näsänen, Wasteland, 2009 - photo Izabela Pluta

Feature Expanded – Elena Näsänen, Wasteland, 2009 – photo Izabela Pluta

C’è una programmazione che avvicina gli spettatori alla tematica, ma c’è anche un premio: in che cosa consiste?
Il Premio Lo schermo dell’arte Film Festival è, in Italia, uno dei pochi premi di produzione rivolto ad artisti emergenti che lavorano con le moving images. Viene dato a un progetto ritenuto interessante sia per gli aspetti legati all’innovazione del linguaggio video e cinematografico sia per il soggetto trattato. L’artista il cui progetto risulta vincitore ha un anno di tempo per realizzare il suo lavoro che viene poi presentato al festival.
Il nostro obiettivo non è solo quello di sostenere la produzione di qualità di giovani artisti italiani e stranieri ma anche quello di contribuire alla diffusione delle loro opere mettendo a loro disposizione la nostra rete di contatti internazionali. The Mesh and the Circle degli artisti portoghesi Mariana Caló e Francisco Queimadela, vincitori dell’edizione 2013 del premio, è stato selezionato quest’anno per il Concorso Internazionale e per il Concorso Opera Prima di uno dei maggiori festival europei, il FID di Marsiglia. È una notizia che ci rende molto fieri e che ci spinge a continuare in questa direzione.

Come credi che sia cambiato, se è cambiato, il rapporto degli artisti con il cinema dagli Anni Sessanta a oggi?
La ricerca intorno alle moving images da parte degli artisti è oggi un fenomeno pienamente consolidato che appartiene sia al mondo dell’arte contemporanea che al mondo del cinema. I film d’artista si vedono nei musei, nelle gallerie ma anche nei grandi festival internazionali. Il dibattito, al di là del linguaggio, verte sui temi della produzione e della diffusione. Qual è la destinazione di questi lavori? Quali sono le fonti di reperimento delle risorse? È possibile ipotizzare una circolazione per il cinema d’artista oltre alla presentazione in una biennale o in un museo?
Lo sviluppo degli strumenti di comunicazione e di nuovi mercati (televisione digitale e internet) e di nuovi format – penso a Vdrome, per esempio, o a circuiti distributivi come l’inglese Lux – sono di fatto esperienze che intercettano pubblici nuovi, di cui gli artisti sono consapevoli.

Mariana Caló & Francisco Queimadela, The Mesh and the Circle, 2014 - still da video

Mariana Caló & Francisco Queimadela, The Mesh and the Circle, 2014 – still da video

Come rientrano i documentari e i popolarissimi film sugli artisti in questo nuovo scenario?
I documentari sull’arte contemporanea sono film a tutti gli effetti. Rispondono alle regole della produzione e della distribuzione cinematografica. Oggi godono di un certo successo, più che in passato, sebbene questo genere di cinematografia sia sempre esistita, perché rispondono a fattori che definirei socio-antropologici. Da una parte cavalcano il fascino che ha sempre circondato il mito della figura dell’artista con i suoi “capricci” e “furori”, tanto più in questi ultimi anni in cui la narrazione dell’arte non può prescindere dal fenomeno degli eccessi del mercato; dall’altra la domanda di prodotti audiovisivi, tra cui i documentari, si è profondamente differenziata con l’aumento dei canali televisivi digitali e delle piattaforme di cinema on demand e streaming.

Quali sono le novità della prossima edizione?
Stiamo ancora lavorando al programma della prossima edizione dello Schermo dell’arte, l’ottava, che si terrà a Firenze dal 18 al 22 novembre, e stiamo in questo periodo cominciando la selezione dei film.
La struttura del festival è confermata con la presentazione di prime italiane sia di documentari che di film d’artista. Si terrà la quarta edizione di Visio, European Workshop on Artist’s Moving Images, curata da Leonardo Bigazzi. Il Focus On lo dedicheremo a un grande artista, regista e teorico, Harum Farocki, scomparso a luglio 2014, del quale presenteremo la versione monocanale del suo ultimo lavoro Parallel I_IV, uno straordinario “saggio” cinematografico sulla costruzione, sul paesaggio visivo e sulle regole dell’animazione computerizzata: “Computer animations are currently becoming a general model, surpassing film. In films, there is the wind that blows and the wind that is produced by a wind machine. Computer images do not have two kinds”.

Santa Nastro

www.schermodellarte.org

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