Immagini dall’opening del festival bresciano MusicalZOO: identità ibrida, musica ma con un debole per l’arte contemporanea. E con la mostra (virtuale) più grande del mondo

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MusicalZOO 7

CINQUE GIORNI DI LIVE MUSIC, DJ SET E ARTE CONTEMPORANEA

MusicalZOO entra finalmente nel vivo a Brescia: una cinque giorni di live music, dj set, dibattiti e conferenze. Ma anche una decisa apertura al mondo dell’arte contemporanea, con uno spazio specificamente dedicato, una serie di eventi collaterali (quest’anno aperti anche alla globalità del World Wide Web) e una rete di contatti in decisa crescita. Il primo colpo d’occhio che accoglie i visitatori (specie quelli che attendono il calar del sole per raggiungere la suggestiva – e ben ventilata – location del Castello), è l’architettura effimera ideata da Gabriele Falconi, come cornice della expoZOOne. L’uso dei ponteggi metallici è un richiamo diretto alla tradizionale effervescenza edilizia della città di Brescia, tanto industriosa quanto al limite del sovraccarico. Ma l’illuminazione a led dona un’insospettabile leggerezza alla struttura, che stabilisce così un vivo dialogo con le Mura Viscontee e con la scenografica Torre dei Prigionieri: un dialogo di grande potenza straniante, ma che mai violenta la sua controparte medievale.

LA MOSTRA (VIRTUALE) PIÙ GRANDE DEL MONDO
Ed è proprio in questa cornice che è stato inaugurato, alle 18 in punto di mercoledì 22 luglio, il progetto 6PM Your Local Time Europe, ideato da Fabio Paris e a cura di Link Art Center. I grandiosi numeri coinvolti (più di 350 artisti, oltre 100 location in 23 paesi europei) testimoniano le alte potenzialità di un simile format, capace di veicolare una quantità di contatti decisamente superiore a quelli delle più grandi esposizioni internazionali – con la sola “pecca”, s’intende, di limitare il tutto agli spazi virtuali del World Wide Web. Dopo aver operato una rigida selezione dei partecipanti, 6PM Your Local Time Europe ha così lasciato fluire liberamente video e immagini provenienti da tutta Europa, raccolte sfruttando le più collaudate dinamiche dei social network. Al fianco delle grandi istituzioni hanno così trovato spazio anche molti spazi indipendenti, e in particolar modo gli studi d’artista: vera fucina della contemporaneità, non di rado occultata dalle grandi operazioni curatoriali. Il risultato ha subito sfiorato ambizioni enciclopediche di biennalesca memoria, con le correlate criticità tipiche degli eccessi d’informazione. Difficile orientarsi tra le immagini che scorrevano a ritmo serrato sui due schermi collocati l’uno di fronte all’altro (non a caso, uno sulle mura del Castello, l’altro sulla struttura effimera di Falconi), mentre l’ambientazione sempre più noisy portava gran parte del pubblico a scorrere distratto, inconscio della complessità dell’operazione a cui stava assistendo.

DOVE LA MUSICA SI UNISCE ALLE ARTI VISIVE
Il programma proseguirà nei giorni successivi con nomi come Zimmerfrei, Giovanna Silva, Pierre Bastien, Francesco Bertocco e Alberto Grifi. La serata di Venerdì 24 luglio ospiterà inoltre Materia Sonica, progetto a cura di Dario Bonetta, Rossella Moratto e Fabio Volpi, in collaborazione con la Galleria A+B Contemporary Art. Ed è qui che, sempre nella serata di mercoledì 22 luglio, ha inaugurato una piccola mostra-evento parallela al progetto, e visitabile fino al 31 luglio: dieci gli artisti coinvolti, provenienti da ambiti diversi che uniscono in vario modo la musica e le arti visive, per dar vita a un percorso multisensoriale, carico di suggestioni e d’inganni percettivi, ma anche sostenuto da un sempre rinnovato spessore concettuale. Dal suono che dipinge (Dies_) alle statue che s’intonano (Michele Spanghero), passando attraverso le efflorescenze dell’elettronica (Daniela Di Maro), fino a toccare le negazioni dell’immagine (Samuele Menin) e del suono stesso (Michele Lombardelli e Luca Scarabelli). Tra gli eventi collaterali, anche la mostra fotografica Frames, curata con accuratezza ed equilibrio da Elena Di Raddo e Fabio Paris negli spazi del Grande Miglio. Una serie ricca ed eterogenea, che offre brevi assaggi dell’opera di venti giovani fotografi bresciani, con lo sguardo aperto sul mondo intero. Per riconfermare, ancora una volta, l’attenzione di MusicalZOO a quanto si muove sul territorio, senza però incappare nella trappola del provincialismo. A chiudere il concept, è poi il lavoro grafico di Alessandro Vairo, che sintetizza l’immagine del festival nell’idea dell’ibridazione tra le specie, riflettendosi anche nella scultura-simbolo posta all’ingresso, realizzata come di consueto da Alessandro Pagnoni: un’impostazione frizzante e ironica, ma soprattutto viral.

– Simone Rebora

http://www.musicalzoo.it/

 

 

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