Dopo quattro anni, Ai Weiwei è di nuovo libero di lasciare la Cina. L’annuncio su Instagram. A pochi giorni dalla restituzione del passaporto a Tania Bruguera

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L'annuncio di Ai Weiwei su Instagram

L’annuncio di Ai Weiwei su Instagram

A pochi giorni di distanza l’uno dall’altra, ma a due longitudini diverse, Ai Weiwei e Tania Bruguera hanno riavuto indietro il loro passaporto dai rispettivi governi. Entrambi dissidenti, attivisti e militi della libertà di parola, di pensiero e di azione, hanno condiviso, sino a qualche giorno fa, la condizione di prigionieri del loro stesso paese.
L’artista cubana sarebbe di nuovo libera di varcare i confini nazionali dal 10 luglio scorso, dopo essere stata arrestata nel dicembre 2014, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, per impedire una performance collettiva da lei promossa in Plaza de la Revolucion dell’Avana. Tania Bruguera aveva pianificato di predisporre un microfono nel luogo simbolo del regime e di invitare i cittadini ad esprimere liberamente e pubblicamente la propria opinione in merito al futuro di Cuba e al riavvicinamento del paese con gli Stati Uniti. L’idea non era piaciuta al governo che era riuscito a tenerla segregata e isolata in casa per diversi giorni, ad arrestarla e a imporle il divieto di espatrio. Ora Bruguera resta in attesa dei documenti ufficiali che le garantiscano, una volta lasciato il paese, di poterci rimettere piede senza alcun problema.
Ai Weiwei ha dovuto attendere più a lungo, ben 4 anni. Il 22 luglio, l’artista di Pechino ha annunciato la restituzione del suo passaporto con un selfie sul suo profilo Instagram. La Cina lo aveva arrestato nel 2011, senza alcuna imputazione ufficiale, mentre era diretto ad Hong Kong da Pechino. 81 giorni di silenzio attorno alla sua sorte, durante i quali il mondo – dell’arte e non – si era mobilitato in sua difesa. Poi gli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale e il divieto di parlare con i media e di esprimersi attraverso i social.
L’artista ha dichiarato che il suo primo viaggio sarà in Germania, dal figlio di 6 anni. La tappa successiva sarà con molta probabilità Londra, dove la Royal Academy of Arts sta apparecchiando per settembre una grandiosa mostra sul suo lavoro, per la quale è stata lanciata anche una campagna di crowdfunding sulla piattaforma online Kickstarter. L’obbiettivo è di raccogliere i fondi necessari per trasferire, dalla Cina alla storica istituzione londinese, Tree, un’installazione di vecchi alberi provenienti dal sud della Cina, a cui Ai Weiwei ha iniziato a lavorare dal 2009.

Marta Pettinau

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  • Luca Rossi

    Il caso weiwei è davvero curioso e significativo. Sono molto più preoccupanti i paesi dove la protesta viene fagocitata, e fare il dito medio contro il palazzo o parlare di mancato rispetto dei diritti, non porta ad alcun fermo. Ma l’Occidente si fa conquistare da queste storie esotiche per un artista mediocre e che sembra la versione global ed esotica di Arman. Weiwei deve tutto a questo balletto con la polizia cinese. Nonostante lui sparisca le sue opere sono sempre presenti, in vendita ed esposte nelle gallerie e nei musei più cool di Londra e New York.Come può riuscirci? La stessa polizia cinese sembra indecisa,ne esce male ma la Cina guadagna un testimonial commerciale di primo ordine. Oggi il suo nipotino internazionale è Dahn Vo (stesso giochino esotico in una sorta di archeologia del ready mare), e poi i tanti italiani che provano a fare la stessa cosa.