Carnet d’architecture. Marta Magagnini

Fumetto e disegno dell’architettura sono due linguaggi che hanno in comune la capacità di accogliere tra i loro codici tecniche e strategie nate altrove. L’“archi-fumetto” mette insieme entrambi. Oggi l’ibridazione continua con la rappresentazione degli Open Data (infografica) e con la promessa di non fermarsi.

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Terre perse. Viaggio nell’Italia del dissesto e della speranza (2015), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

Terre perse. Viaggio nell’Italia del dissesto e della speranza (2015), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

COS’È L’ARCHIFUMETTO
La nona arte ha un legame privilegiato con l’architettura: qualcuno deve pur disegnare la città dei fumetti, sia essa una metropoli reale oppure Gotham City, Paperopoli o Topolinia. Quando però è un architetto che decide di raccontare il proprio lavoro o il proprio pensiero attraverso la forma narrativa dei balloons, allora le ragioni del progetto trasformano il fumetto puro in quello che Bjarke Ingels, controverso e ingegnoso archistar danese, autore di Yes is more, ha definito l’“archifumetto”.
L’archifumetto sfrutta tutte le strategie narratologiche del fumetto, ma opera un’inversione di senso del ruolo dell’architettura nel racconto: da spazio-contenitore (comprimario) dell’azione diventa vero e proprio contenuto (protagonista); l’architettura che nella graphic novel è una suggestione formale, una metafora, nell’archifumetto costituisce la storia stessa, l’“oggetto” da esplicitare e spiegare al lettore.
Ma tutto dipende da cosa s’intende per architettura.

Architetture Resistenti. Per una bellezza civile e democratica (2013), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

Architetture Resistenti. Per una bellezza civile e democratica (2013), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

GRAPHIC NOVEL ARCHITETTONICHE
Da un lato nell’archifumetto di Ingels si descrivono oggetti in senso stretto, perché l’architettura è intesa come un oggetto di design alla scala architettonica, appunto; dall’altro l’architettura può e deve essere intesa in modo completamente diverso: il luogo delle relazioni sociali che determinano l’agire degli abitanti e l’attuazione di un disegno politico di cui l’architetto e la cittadinanza sono consapevoli.
Questo il tema della prima graphic novel firmata TAMassociati e Luca Molinari, Architetture resistenti. Per una bellezza civile e democratica (Beccogiallo, 2013), cui segue questo secondo volume, Terre perse, dedicato all’altra faccia della medaglia, al rapporto (inteso come relazione, ma anche come resoconto, l’esito di una precisa ricerca) architettura-consumo di suolo e quindi su come natura, paesaggio e territorio siano state fagocitate dalla città e oggi tocca prenderne coscienza. Il triste canto dello stato di fatto in Italia è affidato ai numeri, ai grafici e alle altre soluzioni infografiche che definiscono, al pari delle vignette, la composizione delle tavole a tutta pagina (slash page).

Terre perse. Viaggio nell’Italia del dissesto e della speranza (2015), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

Terre perse. Viaggio nell’Italia del dissesto e della speranza (2015), di Raul Pantaleo e Marta Gerardi (TAMassociati) e Luca Molinari, © Becco Giallo, Padova

L’IMPORTANZA DELLE INFOGRAFICHE
Si tratta anche stavolta di beni comuni (non a caso Beni è il nome della protagonista), di denuncia ma anche di proposte positive di riuso, che fanno appello a una coscienza civile condivisa; ad oggi sono già state attuate alcune (poche) scelte che avvalorano la speranza di una via d’uscita allo sfacelo evidente, acremente denunciato dal cinema (nel racconto si cita Le mani sulla città, regia di Francesco Rosi, 1963) e dalla letteratura (presente anche Italo Calvino, La speculazione edilizia, 1963), ininterrottamente, dagli Anni Sessanta a oggi.
Parlare di speculazione edilizia in Italia, dunque, non è per niente una novità.
Nemmeno l’uso dell’infografica è inconsueto nei conviti di architettura; al contrario numeri, dati e diagrammi caratterizzano larga parte del dibattito teorico, già a partire da S,M, L, XL (Mau e Koolhaas 1995), fino alla 14ma edizione della Biennale di Architettura di Venezia dello scorso anno, diretta dallo stesso Rem Koolhaas, dove più che di progetti di architettura si è riferito in termini infografici delle condizioni in cui verte l’architettura nel mondo, passando per il Padiglione Italia alla Biennale del 2012, dove il gruppo 2A+P/A con Angelo Grasso e TSPOON hanno partecipato proprio con un video infografico: 5 minuti di recupero. Un’occasione per ripensare la crescita urbana.

Asterios Polyp di David Mazzucchelli, p.291, © per l'edizione italiana Coconino Press – Fandango

Asterios Polyp di David Mazzucchelli, p.291, © per l’edizione italiana Coconino Press – Fandango

GRAFICI, FUMETTI E ARCHITETTURA
La novità consiste invece nel portare fuori dall’ambito settoriale ed esclusivo degli architetti questi precisi contenuti e con questa formula di comunicazione approdare alla graphic novel, un medium a uso di un target allargato, seppur di nicchia e non propriamente di massa.
Il linguaggio dell’infografica si adatta perfettamente al nuovo contesto, collima anche da un punto di vista grafico; nelle illustrazioni di questo secondo racconto di TAMassociati e Luca Molinari, così come nel primo, il colore è piatto, simbolico, concentrato su poche tonalità. Essenziale come la logica del diagramma e del grafico statistico.
L’infografica è solo l’ultimo in ordine di arrivo dei linguaggi con cui si contamina il fumetto, che si evolve come summa di saperi condivisi dalla società dei mass media. L’ingresso di nuovi linguaggi e nuovi temi non fa che confermare l’attitudine dei fumetti “a convertire in segni sorprendenti e memorabili le immagini di un’epoca. Riescono a impossessarsi di ogni tipo di elemento che ci circonda e a catalizzarlo” (Benoit Peters 2013).

Yes is more. An Archicomic on architectural evolution, di BIG_Bjarke Ingels Group, edito da Taschen, Köln 2011. Image courtesy BIG – Bjarke Ingels Group

Yes is more. An Archicomic on architectural evolution, di BIG_Bjarke Ingels Group, edito da Taschen, Köln 2011. Image courtesy BIG – Bjarke Ingels Group

COSA CERCARE IN LIBRERIA
Ci sono tanti modi per raccontare una storia. Quello del fumetto è tra i più efficaci. Perché riesce a tenere insieme con forza il linguaggio della mente e quello del cuore”. E a dirlo è Cecilia Strada, presidente di Emergency, nella prefazione a Destinazione Freetwon (Beccogiallo 2012), la prima graphic novel firmata Pantaleo e Gherardi.
La narrazione dei balloons rappresenta una risposta culturale dei nostri tempi all’intramontabile urgenza di sentire storie che abbiano un valore collettivo e che per questo ispirano una certa ri-educazione civica. Per questo motivo, in tempi recenti, la fortuna critica della graphic novel ha iniziato la sua impennata. Solo a titolo d’esempio, dopo Gipi, quest’anno è Zerocalcare a essere candidato al Premio Strega con Dimentica il mio nome (Bao Publishing, 2014), con il quale si è aggiudicato il secondo premio nella sezione Giovani.
Quanto al binomio con l’architettura, nel 2009, proprio a fumetti ha preso vita un architetto immaginario oramai di culto: Asteryos Polyp, disegnato da David Mazzucchelli (edito in Italia da Coconino Press), ma nello stesso anno il realissimo (reale/re(g)ale) Rem Koolhaas, in versione “vote for Obama”, fa la prima di una lunga serie di apparizioni nelle strisce sagaci del cartoonist (e architetto) Klaus. Notizia fresca è invece che Il Sole 24 Ore ha già in lavorazione le prime storie a fumetti dedicate ad architetti e designer assegnate a due nomi affermati della comic strip (Akab parlerà di Frank O. Gehry e Massimo Giacon di Ettore Sottsass): la sperimentazione continua e l’archifumetto mutua l’estrazione del proprio autore.
Ora non ci resta che attendere le future evoluzioni del genere e, speriamo, la prossima avventura di Beni in un’Italia migliore.

Marta Magagnini

Questa riflessione nasce dalla lettura di Raul Pantaleo & Marta Gerardi (TAMassociati), Luca Molinari, “Terre Perse. Viaggio nell’Italia del dissesto e della speranza”, Becco Giallo, Padova 2015

rubrica a cura di Emilia Giorgi

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