Arcobaleno bruciato. Polonia dilaniata dalla scultura simbolo di pace (e di amore libero): dopo cinque distruzioni, l’opera di Julita Wójcik lascerà la piazza di Varsavia

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L'opera incendiata a Varsavia (foto tumblr)

L’opera incendiata a Varsavia (foto tumblr)

In questi giorni, in cui l’arcobaleno è assurto a simbolo per i tanti che – specie sui social network – hanno inneggiato alla storica pronuncia della corte suprema USA in merito ai matrimoni gay, la vicenda diventa ancora più deflagrante. Perchè proprio su un arcobaleno, quello realizzato dall’artista polacca Julita Wójcik, si sono accanite le ire della potentissima comunità cattolica di Varsavia che ha interpretato la collocazione della scultura Teçza – un arcobaleno, appunto, realizzato con fiori sintetici – al centro di piazza Zbawiciela, come una istigazione all’amore omosessuale, con l’aggravante – scrive Il Fatto Quotidiano – della collocazione vista Chiesa. Lei l’aveva ideata per addobbare la piazza di Bruxelles, durante il semestre di presidenza polacca, nel 2011: poi qualcuno ha avuto l’idea di rimonrarla in patria. Da allora, l’opera è diventata un simbolo: positivo per tanti giovani libertari, negativo per gli altrettanti oscurantisti. Nel 2013 le proteste sono culminate nell’incendio dei fiori che formano l’arcobaleno: che da allora per altre cinque volte è stato distrutto, tanto che il comune ha deciso di stabilire un presidio fisso attorno all’arcobaleno. Ora la resa: entro fine anno l’opera finirà di dividere i polacchi, e dalla piazza sarà trasferita nella sede dell’Adam Mickiewicz Institute.

Tecza, di Julita Wójcik

Tecza, di Julita Wójcik

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