Ngorongoro, una mostra senza curatori né gallerie, a Berlino. L’altra faccia del Gallery Weekend. Report e immagini

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Ngorongoro

Ngorongoro

Una piacevole sorpresa, nel cuore del Gallery Weekend berlinese, che tra la moltitudine di eventi e inaugurazione dà spazio anche a iniziative indipendenti, non tradizionalmente legati a gallerie commerciali. Immaginate dunque un complesso di 5.000 metri quadrati, un ex impiantoGDR a Weissensee. Una cornice insolita, dove apprezzare ad esempio i lavori oltre cento artisti, visti nel loro habitat naturale: l’atelier. La mostra non si sviluppa intorno ad un concetto curatoriale specifico, ma si basa sul fenomeno del naturale  networking tra artisti: relazioni personali e lavoro in sinergia. Ideato dagli artisti Christian Achenbach, Jonas Burgert, Zhivago Duncan, Andreas Golder, John Isaacs e David Nicholson, il progetto raccoglie artisti emergenti a cui sono accostati lavori di affermati colleghi internazionali, come Anri Sala, Bruce Nauman o Berlinde de Bruyckere.
Il titolo, “Ngorongoro”, proviene da una caldera vulcanica in Tanzania, riserva naturale protetta e sito UNESCO, annoverato per il suo ecosistema unico e incontaminato. Così come incontaminato e indisturbato vorrebbe essere l’evento stesso. Ma rispetto a chi o cosa? Le influenze dei curatori e del mercato dell’arte, verrebbe da pensare. Curatori che, in verità, erano presenti eccome, ma solo in veste di spettatori. Piacevolmente colpiti. Klaus Biesenbacha, tra tutti, sul suo attivissimo profillo Instagram ha parlato della “più sorprendente atmosfera del Gallery Weekend”: parere con cui concordiamo. L’energia vitale che si respira a “Ngorongoro” ha rigenerato le folle dopo le visite tra gli innumerevoli white cube. Una ventata d’aria fresca.

– Laura Casarsa

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