Leonardo da Vinci a Milano. A Palazzo Reale dopo sei anni di ricerca

Al via la grande mostra su Leonardo da Vinci al Palazzo Reale di Milano. Uno sforzo curatoriale e organizzativo durato sei anni, con prestatori d’eccellenza: dal Louvre alla Regina Elisabetta. E il boccone amaro, ancora non digerito, del veto degli Uffizi al prestito dell’Annunciazione.

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Leonardo 1452-1519 - veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015

Leonardo 1452-1519 – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015

Un’impresa ambiziosa, quella di una grande monografica su Leonardo da Vinci (Anchiano di Vinci, 1452 – Cloux, 1519), perseguita con passione (e con uno sforzo notevole da parte di Skira, che l’ha prodotta) e che fa definitivamente tramontare il sogno di poter allestire mostre antologiche complete sui grandissimi del passato. Ma, nonostante i rifiuti di prestiti eccellenti rimbalzati nei rumors dei mesi scorsi, il risultato è stato raggiunto.
L’impostazione curatoriale data al percorso ha fatto sì che, in maniera elastica, alcune maglie dell’allestimento potessero allargarsi o restringersi per accogliere al loro interno capolavori leonardeschi (e non) incastonati come tante gemme.
Il tessuto connettivo è dato dai disegni di Leonardo in mostra: tanti, autografi. Allestiti con sapiente illuminazione, rendono grande l’emozione di trovarsi al cospetto, a pochi centimetri, dal tratto “a punta metallica, penna e inchiostro” del cosiddetto Uomo vitruviano.
Il continuo rimando fra disegni e opere pittoriche arricchisce queste ultime di significati e spessore iconografico in più casi: l’accostamento fra il leonardesco Studio prospettico per l’Adorazione dei Magi (1481 ca.) e l’Adorazione dei Magi (1487) di Ghirlandaio; la carta con le “annotazioni sui gorghi d’acqua” esposta di fianco al San Giovanni Battista (1506-15 ca.) i cui capelli sono raffigurati come piccoli mulinelli di risucchio.

Leonardo 1452-1519 - veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 - Leonardo da Vinci, Madonna Dreyfus, 1469-70 ca

Leonardo 1452-1519 – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 – Leonardo da Vinci, Madonna Dreyfus, 1469-70 ca

La Pianta di Milano (dal Codice Atlantico), del 1507-1510, con i Disegni di fortezze (1497-1500 ca.), di Francesco di Giorgio Martini e il volume a stampa del De re aedificatoria (1485) di Leon Battista Alberti presentati in una sala unica insieme con la Città ideale (ultimo quarto del Quattrocento), mai uscita finora dalla Galleria Nazionale delle Marche, rendono perfettamente il clima di tensione ideale del primo Rinascimento nei confronti della teorizzazione intorno alle nuove forme di città.
Ma il contributo critico che la mostra vuol apportare va oltre la presentazione di Leonardo finalmente calato all’interno del proprio tempo, e così la problematica attribuzione della Madonna Dreyfus (1469-1470 ca.) viene invece rafforzata dal parallelo con La Madonna col Bambino (1480-1485 ca.) di Lorenzo di Credi.
Il disegno come strumento di indagine del mondo viene indagato a fondo, durante tutto il ben strutturato percorso della mostra, che diventa fragile solo nella fase finale dedicata ai “leonardeschi” prima e al “mito” di Leonardo in chiusura. Argomenti troppo vasti da poter essere evocati in poche (anche se ironiche) battute, meritevoli piuttosto di altrettante future mostre a tema.

Giovanna Procaccini

Milano // fino al 19 luglio 2015
Leonardo 1452-1519. Il disegno del mondo

a cura di Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio
Catalogo Skira

PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12
02 875672

www.skiragrandimostre.it/leonardo/

MORE INFO:
www.artribune.com/dettaglio/evento/43906/leonardo-da-vinci-1452-1519/

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  • Massimo Ravecca

    Esiste una piccola possibilità, ma non nulla, che la principale opera di Leonardo in mostra, non sia a Milano ma a Torino: La Sindone. I geni tendono ad operare in modo simile e ad avere un volto somigliante. Se la Sindone è “autentica”, allora è un “autoritratto” di nostro Signore Gesù. Se non è lo è, ed è fatta da mani d’uomo, potrebbe essere un ritratto veritiero di Gesù (volto) eseguito dal “mago” Leonardo da Vinci senza modello e lui ne sarebbe il prototipo. L’autoritratto di Leonardo somiglia al volto sindonico. L’immagine della ferita al costato della Sindone ingrandita ricorda il guerriero centrale urlante della Battaglia di Anghiari di Leonardo. E il volto di profilo presente nell’immagine delle ferite ai piedi, sarebbe il ritratto dell’autore, come si usava nei quadri rinascimentali, ove l’artista si inseriva nelle opere che realizzava. Come nell’Adorazione dei Magi dove Leonardo si ritrasse sulla destra mentre si allontanava da Firenze per andare a Milano. Le mani apparentemente di lunghezza diversa dell’uomo sindonico, ricordano quelle anormalmente lunghe delle Dama con l’ermellino di Leonardo. In entrambi i casi il volto sindonico sarebbe veritiero riguardo Gesù di Nazaret. fr. Ebook. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

    • angelov

      Un’analisi molto interessante e condivisibile.