Hakanaï, plasmare lo spazio col corpo. Esperimenti tra danza e tecnologie interattive

Danza contemporanea, versione 2.0. Il tradizionale palcoscenico lascia il posto a un incantesimo di sensori e controller. Hakanai è un esperimento tecnologico: il corpo plasma lo spazio con la luce, confondendo realtà e virtualità...

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Il debutto al Fishman Thatre di Brooklyn, lo scorso 17 marzo. Il titolo, Hakanaï, arriva dall’unione tra le parole “uomo” e “sogno”: un termine giapponese usato per definire qualcosa di fragile, di fuggevole. Dentro ci sono le nuove tecnologie digitali, l’interattività, la matematica, le arti performative: danza contemporanea, costruita intorno ad un dispositivo hi-tech, per generare un dialogo immediato tra il corpo di una danzatrice e lo spazio immateriale in cui si muove. Spazio cubico, ma infinitamente manipolabile; animato da CGI (computer-generated imagery) e da una serie di sensori, capaci di catturare le traiettorie del movimento e di tradurle in partiture di luce. Il risultato è spettacolare. La scena si compone e si scompone, in accordo con l’architettura coreografica, per un teatro che cambia, che si piega, sempre caleidoscopico ed effimero.

Hakanai © Romain Etienne e Virginie Serneels

Hakanai © Romain Etienne e Virginie Serneels

Gli autori, Adrien M / Claire B (al secolo Adrien Mondot e Claire Bardainne), hanno utilizzato un software – eMotion – messo a punto con le loro mani nel 2006 e liberamente scaricabile dal loro sito. L’innesto tra realtà e virtualità, tra presenza ed illusione, tra potenza del passo e seduzione del fenomeno, sono al centro di questa ricerca, applicata alle arti sceniche e coreutiche. La regia viene gestita tramite controller e tablet grafici, per consentire una manipolazione live delle immagini generate dal programma, ottenendo una costante riscrittura astratta, luminosa e pittorica, del piano scenico: osservazione, movimento, attraversamento, immaginazione, calcolo. Operazioni di morfogenesi in tempo reale, performando lo spazio e insieme scolpendolo, fino a riscoprirne la natura  elastica, porosa, temporale e dinamica.

Helga Marsala

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