Da Giotto a Cimabue, a Simone Martini: ecco le immagini delle nuove sale dei Primitivi agli Uffizi di Firenze

Print pagePDF pageEmail page

La Sala 3 dei Primitivi, agli Uffizi

Giotto, Cimabue, Duccio di Boninsegna, Simone Martini, Gentile da Fabriano, a cui si aggiungono quattordici nuove opere in precedenza non esposte, da Spinello Aretino a Santi di Neri di Bicci. Nell’ambito dei lavori per i Nuovi Uffizi, il museo fiorentino riapre al pubblico le sale cosiddette dei “Primitivi”: dalla numero 2 alla 7, la cui chiusura, avvenuta la scorsa estate, si era resa necessaria per l’esecuzione di interventi per il miglioramento delle condizioni climatiche interne grazie a un nuovo impianto di trattamento dell’aria, e per una nuova illuminazione tramite un sistema che integra luce naturale e artificiale. Collocate lungo il Primo Corridoio al secondo piano dell’edificio vasariano, le sale rappresentano – dopo la Sala 1 – i primi ambienti del percorso museale, “e costituiscono un caposaldo della museografia degli anni Cinquanta del Novecento”.
Nel concepire il nuovo ordinamento “s’è voluto osservare”, ha sottolineato Antonio Natali, Direttore degli Uffizi, “la stessa discrezione e lo stesso rigore filologico praticati nelle stanze storiche del museo. Ed è stata operazione non proprio agevole perché, nei piani odierni, le tavole esibite non sempre corrispondono a quelle che determinarono le scelte d’allora. Con l’addizione di queste rinnovate Sale (prese peraltro a modello per quella del Dugento, recentemente inaugurata, in testa al corridoio di levante) sono pochi gli ambienti che rimangono per completare la teoria dei vani affacciati sullo stesso corridoio. E, se i piani della Direzione attuale verranno rispettati, saranno quelli dove troveranno luogo le creazioni dell’Umanesimo, segnatamente fiorentino, da Masaccio a Leonardo, passando per Botticelli”. Intanto, vediamo le nuove sale nella fotogallery…

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • Gian Luca

    Mi pare che inserire in una medesima categoria Cimabue, Duccio e Giotta da una parte e Simone Martini, ma soprattutto Gentile dall’altra sia una concessione eccessiva ad una lettura progressiva. Mi limito a ricordare che la Pala Strozzi data 1423, con Masaccio pienamente operante e ad un solo anno da un sicuro capolavoro di Beato Angelico come la Pala Fiesole, difficilmente ascrivibili al movimento tardo gotico a cui si riconduce Gentile e che impropriamente a mio avviso viene confinato nei primitivi.