L’anima sociale della street art romana e il cuore multietnico di Torpignattara. Finito il muro dei migranti. E parte il crowdfunding per il film

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Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini - il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara - foto Giorgio Benni

Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini – il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara – foto Giorgio Benni

Tre artisti, a inseguire pagine di vita vissuta tra le vie della periferia est di Roma. Tre famiglie, arrivate in città per cominciare una vita nuova. Tre storie di sacrificio, di immigrazione e di integrazione, che si intrecciano nel quartiere meticcio di Torpignattara, grazie all’arte di Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini. La street art, ancora, con la sua amina sociale, ad attivare relazioni, narrazioni, riflessioni, lungo i margini delle Capitale, cercando un contatto con la gente ancor prima che un pretesto per dipingere, tout court.
Questo progetto si chiama Melting faces § stories § district ed è un viaggio nel cuore meticciaodi Tor Pignattara: un murale della memoria, dedicato a un quartiere che ha attraversato due conflitti mondiali, che ha resistito al nazifascismo, che ha cominciato un percorso di ricostruzione nel dopoguerra, e che oggi ha trovato un’identità multiculturale, percorrendo la strada difficile dell’integrazione.

Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini - il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara - il cantiere

Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini – il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara – il cantiere

Prima del muro, dunque, ci sono i racconti dei cittadini. E degli incontri speciali: tre artisti e tre famiglie, insieme a raccontare ed ascoltare. Diavù ha conosciuto Liu, giovane donna cinese il cui papà arrivò a Roma nel 1979: lo licenziarono, lo isolarono, costringendolo a lasciare dalla sua terra, per via della miseria. La sua colpa? Aveva scelto di avere una seconda figlia, trasgredendo le norme sul controllo delle nascite. Luca ha stretto un legame con Rupali, una donna venuta dal Bangladesh nel 1999, che a Roma s’è sposata e ha avuto un figlio, oggi uno studente della scuola media Carlo Pisacane (la stessa in cui, qualche mese fa, il senatore leghista Borghezio inscenò il suo teatrino razzista, a colpi di megafono e slogan populisti, ricevendo gli insulti delle mamme di Torpignattara: mamme italiane, fiere di mandare i propri figli in una scuola multietnica). E poi Nicola, che qui ha conosciuto i Caporello, storica famiglia di macellai del quartiere, il cui bisnonno arrivò nella Capitale da Palestrina in cerca di lavoro, trovando fuori dalla provincia un futuro per sé e per i suoi cari.

Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini - il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara - il cantiere

Diavù, Lucamaleonte e Nic Alessandrini – il muro nel quaretiere meticcio di Torpignattara – il cantiere

A ricordare queste storie, oggi, c’è un murale dipinto a sei mani. Un’opera che rischiava di non nascere, poiché la Soprintendenza aveva scoperto che quel muro – un muro sporco e consumato dal tempo – era soggetto a vincolo. L’inghippo burocratico si è risolto nell’arco di un mese e gli uffici preposti, un paio di settimane fa, hanno dato il via libera. Lo scorso 28 febbraio l’opening, dopo pochi giorni di lavoro. E intanto è partita una campagna di crowdfunding per finanziare lo short film che documenta questa inedita, sincera, esemplare esperienza di comunità e di condivisione. Bastano 1.000 euro e mancano 22 giorni. Dare una mano, con un minimo contributo, è un modo per far parte di questo viaggio.
Un viaggio simbolico e concreto, il cui valore è innanzitutto culturale. Un muro, un dipinto, un incrocio di volti, di lingue, di memorie. Un omaggio a Roma, alla gente di Torpignattara, a chi conosce il senso dell’accoglienza e a chi non s’è mai rassegnato, avendo il coraggio di partire, di riscattarsi, di ricominciare.

 – Helga Marsala

Il link per sostenere il progetto

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  • gino

    Il termine decoratore sarà desueto ma mi pare più ovvio