Psicodramma Macro a Roma. I dipendenti del museo inviano all’assessore Flavia Barca e al Sindaco Ignazio Marino una lettera aperta. Ecco i sette punti


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Situazione davvero di grande tensione in questi giorni per quanto riguarda il Macro. Il Museo d’Arte Contemporanea di Roma si trova ormai da mesi in mezzo ad un guado dovuto ad una serie di fattori, primo tra i quali la non chiarezza di obbiettivi da parte dell’amministrazione. La Giunta Marino pare, insomma, aver messo l’arte contemporanea all’ultimo posto delle sue preoccupazioni. Con conseguenze enormi in una città che, su questo comparto, aveva puntato molto negli anni passati. Ecco dunque il grande scoramento che è trapelato dall’opinione pubblica, dalla stampa, dalle associazioni vicine al Macro (per prima MACROAMICI) e, ora, dai dipendenti del museo che proprio quest’oggi hanno indirizzato all’assessore Flavia Barca e al Sindaco Ignazio Marino una lettera aperta che profuma di appello disperato. Eccone i punti e i firmatari.

1
Per quanto il MACRO continui a essere considerato e definito dall’amministrazione cittadina un Ufficio di Scopo, l’acronimo che dà il nome a tale Ufficio corrisponde alla sua effettiva e concreta identità.
Il MACRO è, e lo è di fatto, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma: un ruolo e una posizione che si è conquistato in oltre dieci anni di perseguimento di un indirizzo programmatico e gestionale oggi ampiamente riconosciuto a livello locale, nazionale e internazionale.

2
Il MACRO non è solo un grande spazio espositivo. Il MACRO non soltanto produce mostre. Il  MACRO è il centro di produzione culturale a carattere fortemente sperimentale della città: ospita in residenza giovani artisti emergenti, scelti con bando pubblico internazionale, mettendo a loro disposizione spazi, strumenti di lavoro, e figure professionali di supporto; alimenta un vivace programma di eventi e di momenti di dibattito e di incontro diretto col pubblico; mette a disposizione dell’iniziativa esterna i suoi tanti, diversi spazi; coinvolge con attività formative ed educative un pubblico eterogeneo, fatto di bambini e famiglie, studenti e insegnanti, professionisti del settore e utenti con particolari e specifiche esigenze; approfondisce in modo critico e scientifico il programma espositivo, documentandolo e rendendolo accessibile anche alle future generazioni.

3
Il MACRO non è votato al contemporaneo inteso come effimero e passeggero. Il MACRO è votato al contemporaneo come produzione (artistica e culturale) oggi, patrimonio (artistico e culturale) domani. Per questo, e soltanto attraverso i contributi, le donazioni e i comodati, di partner e sponsor, arricchisce e implementa costantemente il proprio patrimonio.

4
Il MACRO non è un’entità isolata, chiusa e a sé stante. Il MACRO è una forza trainante per tante realtà artistiche e culturali cittadineche, proprio in virtù della sua attuale offerta culturale, hanno instaurato con esso un dialogo aperto e proficuo.

5
Il MACRO non è una location. Il MACRO ha una sua mission precisa e una sua identità ben definita. Questi sono gli elementi che gli hanno permesso di interloquire e di collaborare alla pari con istituzioni museali di livello nazionale ed internazionale.

6
Il MACRO non vive esclusivamente di fondi pubblici, né tantomeno di assistenzialismo. Il MACRO è (e lo ha dimostrato soprattutto in questi ultimi due anni) capace di attirare partner e sponsor che contribuiscono enormemente alle sue attività e alla sua programmazione. Partner ben consapevoli, loro, di quanto espresso sopra, e per questo desiderosi e interessati ad investirvi le loro risorse economiche ed umane. Partner allarmati e titubanti di fronte all’attuale incertezza e minaccia di discontinuità, perché tutto questo non lo si costruisce, né lo si fa dall’oggi al domani. Questo è possibile ed ha senso solo se inserito in un programma lungimirante e pluriennale.

7
Il MACRO non vive di rendita. Il MACRO vive della competenza, della professionalità, dell’iniziativa, del lavoro, della dedizione, della determinazione di tutto il suo staff. Ed è per questo che il suo staff chiede di essere COINVOLTO — attraverso la presenza di un suo rappresentante — negli sviluppi prossimi futuri, unico modo per essere ascoltato, interpellato e considerato in merito alle idee, le proposte, i progetti e i piani di coloro che sono (e/o saranno) incaricati di guidarlo verso il suo futuro, accompagnandoli nell’indagine sul contemporaneo.

Per questo, indipendentemente da quello che è, o che diverrà, il punto di riferimento amministrativo del MACRO

Chiediamo che:

non venga ulteriormente procrastinata l’individuazione di una figura dirigenziale credibile, tanto a livello locale quanto internazionale, e che abbia proprio la tutela di tale continuità tra i suoi obiettivi primi e fondamentali;

la scarsa, attuale autonomia nella gestione interna del rapporto pubblico/privato, venga rinforzata, permettendo al MACRO di avvicinarsi, quantomeno, alla fluidità gestionale a cui il privato è abituato e che si aspetta;

se l’attuale programmazione — come la mostra dell’artista pakistano Imran Qureshi nell’ambito della partnership pluriennale con Deutsche Bank — è citata dall’attuale amministrazione come esempio del “principio di innovazione” che essa stessa intende perseguire, sia a questo punto riconosciuto che tale principio è già in atto [Flavia Barca in Macro, nessuna fondazione. Il futuro? Con l’azienda Palaexpo, in la Repubblica, 30.10.2013];

sia quindi data continuità a questa realtà di successo, ponendo fine alla prassi di sminuire il Lavoro, a prescindere e a priori;

e sia dato l’ascolto e il giusto peso alle voci di tutti coloro che hanno aderito, sottoscrivendola, alla petizione “Appello per il MACRO” promossa dall’Associazione MACROAMICI.

Lo staff del MACRO

Simonetta Baroni, Elisabetta Bianchi, Maria Bonmassar, Adriano Bramati, Alessandro Califano, Tina Cannavacciuolo, Patrizia Carducci, Antonella Carfora, Benedetta Carpi De Resmini, Nathan Clements-Gillespie, Paola Coltellacci, Valeria Cugini, Alfonso De Virgilio, Elisabetta Dusi, Teresa Emanuele, Marco Fabiano, Mario Felice, Mara Freiberg Simmen, Anita Valentina Fiorino, Alessandra Gianfranceschi, Ambra Giorgulli, Pietro Giuliani, Fulvio Emiliano Giuri, Ferdinando Lauri, Sabina Longobardi, Daniela Maggiori, Alessandro Minardi, Rossana Miele, Giovanni Battista Molon, Alessandra Olivari, Laura Pagliani, Matteo Petese, Umberto Pittaro, Carolina Pozzi, Maria Grazia Porfirio, Maria Rovigatti, Ludovica Solari, Giovanni Sommaro, Nicoletta Spada, Enrico Stassi, Francesca Terracciano, Chiara Valentini

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  • luca

    forse l’assessore barca è un genio: è riuscito ad inimicarsi in breve tempo tutto il mondo dell’arte romana, i collezionisti, i giornalisti, gli artisti.
    la sua conferenza stampa in “politichese” potrebbe diventare lo spunto per un film.
    in poche mosse studiate è riuscita a diventare la persona più detestata!
    bisogna ammettere che non è da tutti. una persona normale anche volendo non riuscirebbe a farcela.

  • La Mia

    Diciamo che questa espertissima figura nel campo dell’economia dei media e dell’information communication technology, che fa circolare tra la stampa questo ritratto super informale che la vede seduta su una panca di legno all’aperto (chissà se ce l’ha un ufficio confortevole, con una bella poltrona dirigenziale e un grande tavolo da lavoro), con sciarpone di lana grossa annodato al collo (funzionalità e praticità first, il foulard di seta meglio si addice a… Beatrice Bulgari, per esempio); occhiali da vista inforcati, pronta a tornare sul pezzo subito dopo lo scatto; gamba raccolta al petto, perchè all’etichetta ci si pensa soltanto nei “salotti per bene” (chissà se il loro assiduo frequentatore Bartolomeo Pietromarchi ce l’ha mai incontrata?)…

    Insomma, per non perdere il filo, il nostro nuovo assessore ci ha lavorato sopra per 5 mesi; giustamente, c’è tanto su cui ragionare lì dentro (a proposito, domanda: qualcuno mi sa dire di cos’altro si è occupata, sicuramente, nel frattempo? Cioè, quali altri provvedimenti ha attuato nel settore? Grazie in anticipo). So tra l’altro che, per farsi subito un’idea che non fosse mediata o filtrata, lo ha anche visitato, alle 8 di mattina. E beh, certo! Ai contenuti ci penserà lei, a lei serviva farsi una idea del contenitore (e sembra che le sia piaciuto!).

    Quindi, 5 mesi. E sono stati di duro e intenso lavoro. E’ per questo che non è riuscita a confrontarsi con il suo staff. Lei un incontro, tutti seduti sui gradini del museo, in flip-flops a parlare del futuro del Macro, lo avrebbe tanto voluto fare. Invece purtroppo è riuscita a tornare soltanto per presenziare alla conferenza stampa della mostra di Imran Qureshi. In effetti, però, anche quella le è piaciuta (però aspettate, quello non è contenitore, è contenuto, giusto o sbaglio?). E poi scusate, lei è un’esperta dei media e della comunicazione, credete che in realtà quello in cui si è specializzata non le piaccia o non lo sappia fare? Certo che la comunicazione le piace e che se ne intende. Infatti davvero non si capisce, tra l’altro, com’è che i giornalisti a quella conferenza non ci abbiano cavato 2 parole su cui scrivere.

    E pochi giorni fa, ecco quindi i risultati del suo lavoro… pardon, del loro lavoro, perchè il plurale che lei usa nelle sue dichiarazioni non è un plurale maiestatis, lei valorizza e riconosce il lavoro di squadra, e soprattutto il lavoro altrui. Non bisogna badare al fatto che, in quella conferenza, quando di fianco a lei aveva il fautore della partnership con la deutsche bank nonchè curatore della mostra in oggetto (e che le è tanto piaciuta), ovvero Bartolomeo Pietromarchi, non lo ha guardato in faccia una volta; non bisogna badare al fatto che non gliene ha dato pubblicamente credito, e neppure al fatto che quando, a un certo punto, proprio non ha potuto fare a meno di pronunciare il suo cognome, le è venuto fuori storpiato… non crederete mica che dietro le quinte lei non gli abbia dato una solida stretta di mano!! O che non ne abbia approfittato per parlare un po con lui dell’andamento dei lavori in merito a quello che lui le ha messo nelle mani.

    Ecco quindi pochi giorni fa i risultati di 5 mesi di lavoro! Ecco dove stava il problema! il referente burocratico-amministrativo più idoneo per il Museo è il dipartimento Cultura! Lì stava l’intoppo! Che fatica ma quanta soddisfazione! Infatti, se ci pensiamo bene, adesso che lo ri-contestualizziamo lì, tutto viene da se! E’ tutto chiaro ora.

    Ah, no, aspettate, no no! scusate! Azzzz… non avevano capito bene. Miseria! Gli erano sfuggite alcune cose. E’ proprio vero che non si è mai abbastanza preparati. No, no. Sovrintendenza e Zetema… Ma perchè nessuno gliene ha mai parlato all’assessore? Ma perchè nessuno l’ha informata?! Lei ha lavorato duramente, per 5 mesi, e nessuno della sua squadra l’ha messa al corrente di queste 2 realtà con cui bisognava fare i conti??!! E’ proprio vero che anche quando uno i suoi collaboratori se gli sceglie, non sta mai abbastanza al sicuro. Che figuraccia che le hanno fatto fare…

    Adesso le tocca ricominciare tutto da capo! Speriamo che qualcuno la informi presto però che prima di fare il bando pubblico per la ricerca del nuovo direttore (non era il referente amministrativo esterno il problema, il problema stava dentro agli uffici del museo) bisogna aspettare l’approvazione del bilancio del comune. No perchè, se non sbaglio, la scorsa amministrazione lo scorso anno a dicembre ancora non lo aveva approvato… vero è che questi qua sono molto più veloci! Comunque sia, siamo al 1 di novembre, sarà difficilmente per i nostri eroi fare tutto entro la fine dell’anno. Ragazzi, diteglielo all’assessore, prima che magari si esponga in un’altra dichiarazione del tipo, non lo so, “il museo avrà il suo nuovo direttore entro la fine di novembre…”.

    Azzzzz…. Certo che lei viaggia proprio alla velocità della luce! Lo ha già fatto: http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=204&IDNotizia=41004
    (quartultimo rigo)

    Oi… volete vedere che ce la fa?! Voi ce l’avete il clessidrone XXL? Non quello da 1 minuto, quello da 30 giorni.

    Chi vuole scommettere? Dai dai dai

  • emet

    Visto che siamo nel paese delle scommesse, SCOMMETTIAMO che se l’Assessore non torna indietro sul grave errore che sta commettendo (da qui diciamo a un anno), il MACRO DIVERRA’ UNA DELLE SEDI DI ROMAEUROPA FESTIVAL?????

    Che brava qualche “francese” (e.g. Monique Veaute) trapiantata a Roma a manipolare le questioni culturali italiane: dal MAXXI al MACRO, spalleggiata dalla signora Melandri, piano pianino (mettendo nel sacco praticamente tutti, ma soprattutto la città e i suoi investimenti sull’arte contemporanea) la “francese” sta dando a tutti noi una lezione di subdola ipocrisia.

    Se qualche mente solerte è in ascolto, si risvegli dal torpore, e speriamo che ARTRIBUNE intervisti la Veaute chiedendo se nel futuro delle “locations” di ROMAEUROPA FESTIVAL non ci sia proprio il MACRO….vediamo se ha il coraggio di negare.
    Fate la stessa domanda all’assessore Barca: divertiamoci un pochino!

    Questo è davvero gravissimo e intollerabile.
    Ma nel caso si abbiano dubbi, si può sempre focalizzare l’intreccio di informazioni privilegiate sul Bilancio del Comune di Roma cui la Veaute ha accesso…e le sue mosse nel buio.

    Insomma i tedeschi c’impongono le direttive economiche, i francesi quelle culturali: vogliamo iniziare a fare qualcosa per impedirlo?

    L’assessore Barca non ha capito che le decisioni sulla cultura non le prende lei, ma la città di Roma.

    GIU’ LE MANI DAL MACRO

    • http://www.artribune.com Marco Enrico Giacomelli

      Il Macro come il Valle?

  • La Mia

    Hey Marco, fammi capire: è un auspicio il tuo? O lanci per raccogliere scommesse in quella direzione?

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