Mostre, musei e fiere. Bruxelles è una meta da non perdere nel 2026
Tra le città europee la capitale belga emerge come un centro sempre più interessante. Non solo per il pittoresco centro storico, l’anima antica e moderna allo stesso tempo, le specialità, ma anche per la grande attenzione rivolta ad arte e cultura, con spazi ed eventi di primissimo piano
La primavera a Bruxelles si preannuncia frizzante con una vasta offerta culturale che spazia da mostre di altissima qualità, alla fiera d’arte contemporanea, per arrivare a concerti, spettacoli e itinerari gastronomici super golosi, tra preparazioni tipiche e workshop sul cioccolato. Ma vediamo nel dettaglio come si articola quest’ampia proposta a partire da Bellezza e Bruttezza. The Ideal, the Real and the Caricature in the Renaissance, ambizioso progetto della curatrice Chiara Rabbi Bernard che porta la grande arte rinascimentale al Bozar, polo culturale adibito alle mostre temporanee, dunque privo, secondo il modello kunsthalle, di una collezione permanente.

Il Rinascimento nella mostra “Bellezza e Bruttezza” al Bozar di Bruxelles
Coprendo, con circa 90 opere provenienti da istituzioni di tutto il mondo, con prestiti rilevanti e delicati – come i Mascheroni (1576 ca) di Tiziano, qui alla loro ultima “uscita” dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia –, l’esposizione, realizzata dopo cinque anni di ricerca, racconta il Rinascimento attraverso un affascinante confronto sulla dicotomia Bellezza e Bruttezza in Italia e nell’Europa del nord. Come ha spiegato la curatrice, “la mostra nasce dall’idea di approfondire le peculiarità delle due culture analizzando i medesimi soggetti, per scoprire, tra similitudini e diversità, sfumature di carattere culturale, antropologico e filosofico. Desideravo lavorare su un progetto espositivo basato su un’impostazione scientifica”, ha continuato, “ma di ampio respiro, per consentirne la fruizione a un pubblico vasto e trasversale. Penso che la cultura debba essere democratica, quindi lavoro su progetti accessibili a tutti, caratterizzati da molteplici livelli di lettura. Le mie mostre si distinguono per uno spiccato carattere didattico e un impianto narrativo forte e coinvolgente, in grado di far emergere in maniera chiara connessioni, parallelismi e contrasti tra gli artisti e i loro lavori. Del resto, il carattere sintagmatico è proprio ciò che distingue una mostra da un museo che, invece di un percorso, prevede un susseguirsi di capolavori, sicuramente godibile per gli esperti ma faticoso per i non addetti ai lavori”.
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Il percorso espositivo al Bozar di Bruxelles
Un’esposizione ampia che, articolata in otto sezioni – partendo da un immancabile confronto con l’antico, elemento costitutivo del Rinascimento –, accompagna i visitatori in un viaggio nel tempo e nello spazio, per rivelare come la cultura italiana e quella nord-europea abbiano sviluppato i due concetti in linea con le rispettive contingenze storiche, sociali e religiose. “L’arco temporale, che va dall’ultimo quarto del Quattrocento a tutto il Cinquecento”, ha sottolineato Rabbi Bernard, “è un tratto essenziale della mostra, dal momento che identifica il periodo di massima espressione artistica di queste due categorie;che, in fondo, non sono altro che due facce della stessa medaglia, dal momento che l’una, la bellezza, sarebbe inconcepibile senza l’altra, la bruttezza. Infatti, fu proprio sul finire del Quattrocento, grazie alle consapevolezze acquisite con l’Umanesimo, che gli artisti iniziarono ad esplorare in maniera spiccata questi due concetti. Indagine che, dopo aver toccato l’acme con il Manierismo, periodo in cui l’arte prevalse sulla mimesis, come reazione all’elegante sobrietà del Rinascimento, tende per certi versi a rientrare con il Barocco, in cui il paradigma bello e brutto si sdogana in favore della naturalezza, in un cammino verso l’emancipazione dell’uomo”.
Il Rinascimento nella mostra “Bellezza e Bruttezza” al Bozar di Bruxelles
Lungo il percorso emergono interessanti considerazioni di carattere storico, psicologico e filosofico; come se per gli artisti italiani – figli di un territorio ancora diviso, dilaniato da conflitti interni e, in parte, soggiogato al potere papale – la semplice realtà fosse un dato necessario ma mai sufficiente alla sua stessa rappresentazione. Nelle loro opere il soggetto viene il più delle volte connotato in termini morali, con tratti idealizzati per renderne, oltre le sembianze, l’indole, il carattere, il ruolo. Tendenza che nella stessa Penisola varia a seconda delle zone, per divenire più marcata a Venezia piuttosto che in Toscana o nel Lazio; come suggerito in mostra dai Ritratti di Giulia Gonzaga, nelle versioni di Sebastiano Del Piombo (copia) e Tiziano, 1534; a proposito del quale la stessa effigiata diversi anni dopo scrisse – in una lettera ritrovata dalla curatrice nell’Archivio di Stato di Mantova – di vedersi molto più bella di quanto non lo fosse effettivamente mai stata.

Idealizzazione vs realtà: il bello e il brutto in Italia e nel Nord Europa
Gli esempi sono molteplici, anche al maschile, come dimostra il Ritratto di Carlo V, noto per il suo mento asburgico. Caratteristica che, se rimane nelle opere nord-europee, scompare in quelle italiane, come nell’effige di Tiziano. Una tendenza che rivela come, in linea con la tradizione, prima classica e poi cattolica, gli italiani non siano mai riusciti a distaccarsi del tutto dal (pericoloso) binomio kalos kai agathos, bello e buono. Assunto confermato nelle sezioni dedicate al brutto, nella cui proteiforme interpretazione gli artisti si sono sbizzarriti prendendo di mira fragili e diseredati, quindi non solo di sgradevole aspetto ma anche “manchevoli” da punti di vista mentali, sociali ed economici. Ma anche in questo caso, soprattutto nelle scene di coppie discutibili, si può notare la maggiore emancipazione degli artisti nord-europei, liberi di raccontare la realtà senza doverla necessariamente edulcorare. Il meretricio in Italia diventa seduzione con una connotazione romantica e coquette; mentre, nel Nord Europa, non solo se ne palesa l’aspetto grottesco e venale, ma ciò avviene in maniera bidirezionale, ovvero anche mostrando l’interesse di donne “adulte” verso giovanotti, come rappresentato nei tre pregevoli dipinti di Cranach.
“Picture Perfect”. Al Bozar una riflessione sui canoni estetici in chiave contemporanea
La riflessione su Bellezza e Bruttezza prosegue al Bozar, ancora in chiave sociologica e filosofica con Picture Perfect; rassegna di foto e video che indaga con sguardo critico come sia mutata la percezione di questi concetti dagli Anni Sessanta ad oggi; evidenziando, tra il bisogno di omologarsi e quello di distinguersi, contraddizioni ed eccessi della società contemporanea.
La 42esima edizione di Art Bruxelles
A fine aprile, per l’esattezza dal 23 al 26, la città ospiterà Art Bruxelles che, alla sua 42esima edizione, si presenta come una fiera attenta alla qualità e alla ricerca. Ancora negli spazi Art Déco di Bruxelles Expo, la manifestazione sceglie di adottare un modello di fiera essenziale, ordinato e orientato alla curatela. Anziché estendere il numero delle gallerie, la scelta è stata quello di ridurlo, in favore di una maggiore qualità della proposta espositiva, incline alla ricerca e alla sperimentazione, oltre che alla dimensione commerciale. Direzione confermata dalla nuova articolazione degli spazi che vede la sezione commerciale concentrata nel Padiglione 5, con 136 gallerie da 27 Paesi e il Padiglione 6 adibito a un momento di respiro e riflessione con l’esordiente sezione Horizons. Naturalmente, come ogni anno, durante Art Bruxelles la città si accenderà con eventi, opening e mostre che coinvolgeranno gallerie, istituzioni e fondazioni private.
I Royal Museums e il Magritte Museum
Nell’attesa, Bruxelles si riconferma come una città, non solo dotata di splendidi e moderni musei, come l’avanguardistico Magritte, ma anche attenta a valorizzarli per offrire ai visitatori, anche locali, delle prospettive diverse da cui ammirare le opere. Al Royal Museums of Fine Arts, ad esempio, il progetto Art x gender, fino al 19 aprile, propone un nuovo punto di vista sulla collezione, attraverso un percorso che pone l’accento su come storicamente i vari autori siano stati influenzati dagli stereotipi di genere; con dei focus che creano nessi e parallelismi tra opere antiche e contemporanee.
L’apertura del Kanal a novembre 2026
Ma la grande novità di Bruxelles arriverà a novembre 2026 con l’apertura dello spettacolare Kanal: 40mila metri quadri di culturapraticamente in centro città, di cui circa 13mila dedicati esclusivamente all’arte, con mostre permanenti e temporanee. Dopo un cantiere durato quasi 10 anni, tra pandemia ed eventi internazionali – in cui, secondo migliori esempi di archeologia industriale, si è andati a costruire edifici completamente nuovi preservando le caratteristiche originali dell’ex stabilimento Citroën del Primo Novecento – il Kanal aprirà con 10 mostre oltre alla presentazione della collezione permanente, composta da un nucleo di 120 opere acquisite dal 2018 e da quelle provenienti dal progetto Display Pompidou. Ma non solo arte, il Kanal sarà uno spazio da vivere tutto il giorno, per studiare, frequentare corsi universitari, spettacoli, mangiare e persino ballare, con un rooftop aperto fino a mezzanotte ed eventi dedicati. Un luogo in cui sarà possibile accedere gratuitamente e visitare le mostre con un biglietto giornaliero; esposizioni che, grazie all’architettura in vetro e acciaio, saranno in parte visibili dall’esterno. Portando l’arte nella città e la città nel museo, il Kanal si propone di connettere le persone, disincentivando, anche attraverso uno studiato apparato didattico, l’uso di schermi e cellulari per favorire la lettura e gli incontri. E così, Bruxelles non solo ci trasmette con i suoi musei l’importanza di valorizzare e promuovere il patrimonio esistente, ma anche che creare qualcosa di realmente innovativo è possibile; perché quando la gestione è attenta anche i progetti più ambiziosi e visionari possono diventare realtà.
Ludovica Palmieri
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