Voci dall’Arabia Saudita #3. Il diplomatico: Abdulaziz Al Ghareeb

Cosa c’è, cosa manca, cosa ci sarà a breve in Arabia Saudita a livello museale, artistico e didattico. Lo abbiamo chiesto al professor Abdulaziz Al Ghareeb, addetto culturale dell’Ambasciata Saudita in Italia.

Regione di Al-Ula, Arabia Saudita. Photo Daniele Perra
Regione di Al-Ula, Arabia Saudita. Photo Daniele Perra

L’Arabia Saudita sta intraprendendo un cammino per aprirsi al mondo. Cosa ha dato il via a questo progetto?
Sin dalla sua fondazione a opera di Re Abdulaziz, il Regno dell’Arabia Saudita ha intrapreso un processo di apertura al mondo in tutti i settori e il progetto Saudi Vision 2030 rappresenta il coronamento di tale percorso. Al fine di realizzare le nostre speranze e aspirazioni, sono stati già messi in atto numerosi programmi che hanno contribuito a preparare il terreno. 

Saudi Vision 2030 prevede ingenti investimenti. Quali sono le priorità?
La nostra visione si basa su tre punti. Società vitale: un valore radicato, un ambiente ricco, una struttura solida. I nostri cittadini e residenti meritano la massima priorità e la loro felicità non è completa senza il benessere fisico, psicologico e sociale. Economia prospera: le abilità e le capacità dei nostri bambini sono una delle nostre risorse più importanti e preziose. Ci adopereremo per massimizzare il loro potenziale, adottando una cultura nel segno del premio per il lavoro, offrendo opportunità a tutti e fornendo le competenze necessarie per perseguire i propri obiettivi.

Il terzo punto?
Paese ambizioso: un governo attivo, una cittadinanza responsabile. Un popolo con grandi ambizioni, composto per la maggior parte da giovani, è l’orgoglio del nostro Paese e la garanzia del suo futuro, con l’aiuto di Allah. Non va dimenticato che il Paese è stato nelle mani dei suoi figli in circostanze ben più difficili, quando Re Abdulaziz bin Abdul Rahman Al Saud lo unificò. Nelle mani dei suoi figli, il Paese sorprenderà di nuovo questo mondo.

Quali potrebbero essere gli ostacoli nell’attuare il piano?
Per evitare che sorgano ostacoli, il Regno ha tracciato un piano di trasformazione nazionale prioritario e propedeutico all’avvio della vision nel periodo 2020-2030, che è iniziato nel 2017, in particolare per quanto riguarda la riformulazione di molte leggi e regolamenti.

L’arte contemporanea è per la maggior parte dei sauditi ancora una materia ostica…
L’arte contemporanea non è una materia avulsa al Regno; al contrario, è presente nel Paese da tempo. Vi lavorano artisti di successo e tra loro c’è chi vanta una formazione in Italia.

Che strategie prevedete affinché nasca un interesse diffuso?
L’anno scorso il Regno ha creato un Ministero indipendente per la Cultura allo scopo di incentivare e promuovere il settore culturale affinché diventi più attivo e impattante nello scenario internazionale. Il 27 marzo il Ministero ha annunciato le proprie strategie-quadro in tutti gli ambiti del settore culturale, tra cui l’arte contemporanea.

Né a Riyad né a Gedda ci sono musei d’arte contemporanea.
Vision 2030 afferma che la realtà museale è centrale per la qualità della vita e pertanto prevede la creazione di una serie di musei con specifiche internazionali. D’altra parte, l’interesse per i musei in Arabia Saudita ha radici antiche, con momenti di flessione in alcune fasi storiche per precise ragioni culturali ed economiche. I sauditi rappresentano la più grande percentuale di turisti che visitano i musei nell’area mediorientale. Ci sono cinque musei a Riyad, sette a Gedda e diversi altri nelle città del Regno dell’Arabia Saudita, oltre a musei privati ​​supervisionati e organizzati dalla SCTH – Saudi Commission for Tourism and National Heritage.

Sono in cantiere nuovi musei?
La vision saudita prevede la creazione del più grande museo islamico al mondo, che adotterà i più avanzati strumenti di raccolta, conservazione, presentazione e documentazione. Sarà una grande occasione per i nostri cittadini e ospiti di venire a conoscenza dell’antica storia islamica e di godere di esperienze interattive con vari materiali e attività culturali.

Come sarà strutturato?
Il museo condurrà i visitatori in un viaggio attraverso le diverse epoche della civiltà islamica che si sono diffuse in tutto il mondo, in modo innovativo e interattivo, utilizzando tecnologie avanzate. Comprenderà sezioni di scienze islamiche, simposi di studiosi, di pensiero e cultura islamica, una biblioteca e un centro di ricerca. Ciò comprova il nostro grande orgoglio per il patrimonio culturale e storico dell’Arabia Saudita, arabo e islamico, riconoscendo l’importanza di preservarlo per promuovere l’unità nazionale e il consolidamento dei valori arabi e islamici, nonché evidenziando la continuità della civiltà del nostro Paese con le sue antiche civiltà nel corso dei secoli. Continueremo a lavorare per la rinascita dei siti del patrimonio nazionale, arabo e islamico. La vision prevede anche la fondazione e la creazione di quindici importanti musei, alla stregua di altri rilevanti musei internazionali, e abbiamo creato partnership internazionali con numerose autorità e musei del mondo, tra cui la Repubblica Italiana.

In Arabia Saudita sono presenti Accademie di Belle Arti?
Le belle arti sono familiari alla società saudita sin dal 1953, con l’istituzione del Ministero dell’Istruzione. Allo stesso modo, l’interesse a promuovere le belle arti si è palesato con la creazione, nel 1971, della Società Araba Saudita per la Cultura e le Arti, che sponsorizza l’arte figurativa e gli artisti, organizza mostre e fornisce supporto agli artisti nel partecipare a manifestazioni locali, arabe e internazionali. Centinaia di artisti sauditi e artiste saudite prendono parte in gran numero a eventi in diversi Paesi del mondo. In aggiunta a ciò, dal 1963 vengono concesse borse per lo studio delle belle arti all’estero. L’Italia è stato uno dei primi Paesi a ricevere gli artisti sauditi e ad averli qualificati, in particolare l’Accademia delle Belle Arti di Roma e l’Accademia di Firenze. Gli stessi artisti che hanno fatto poi ritorno nel Regno per contribuire alla costruzione e all’istituzione di varie scuole tecniche.

A livello di insegnamento in patria, invece?
Esiste sia nelle università femminili che in quelle miste. Attualmente l’interesse per le arti è stato coronato dall’istituzione, nel 2018, di un Dicastero indipendente denominato Ministero della Cultura, che ha illustrato la sua Strategia Culturale per il 2019, in cui è presente anche un portale dedicato alla divulgazione e al sostegno delle belle arti in tutte le sue forme. A livello accademico esistono la Facoltà di Arti e Design dell’Università King Abdulaziz, il College of Arts and Design della Princess Nourah Bint Abdul Rahman University e altri. Dal 2014 esiste anche una prestigiosa casa d’arte a Gedda che dispone di un budget di 100 milioni di riyal [circa 24 milioni di euro, N.d.R.], oltre alle sale delle Belle Arti della Società dell’Arabia Saudita per la Cultura e le Arti di Riyad e altre in varie città saudite.

‒ Daniele Perra

www.arabia-saudita.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.