Il punk va in fumo a Londra. Distrutta per protesta la collezione del figlio di McLaren

Un atto di protesta che ha distrutto un patrimonio stimato in oltre 5 milioni di sterline. Joe Corré, figlio di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, ha protestato così contro le celebrazioni per i 40 anni del punk a Londra

Il rogo Punk a Londra
Il rogo Punk a Londra

Cinque milioni di sterline andati in fumo. Decine di memorabilia (oggetti, dischi, vestiti, manifesti) legati alla stagione d’oro del punk sono stati letteralmente ridotti in cenere durante una manifestazione di protesta svoltasi lo scorso sabato a Londra a bordo di una barca sul Tamigi nei pressi di Albert Bridge, a Chelsea. Protagonista della spettacolare azione è il businessman inglese Joe Corré, figlio del manager dei Sex Pistols Malcolm McLaren e della stilista Vivienne Westwood. È proprio grazie a cotanti genitori che Corrè è stato in grado di mettere insieme una collezione così vasta e ricca di rarità, un patrimonio che ha già venduto una volta anni fa e che ha poi ricomprato dopo il successo della sua creatura imprenditoriale: il marchio di biancheria intima Agent Provocateur. L’oggetto polemico sono le varie iniziative che la città di Londra sta organizzando in occasione del quarantennale di Anarchy in the UK, singolo iconico dei Pistols uscito nel novembre 1976: “Il punk non ha mai voluto essere nostalgico. E non puoi imparare come diventare un punk con un workshop al Museum of London”, ha commentato Corrè, “l’hanno fatto diventare un altro strumento di marketing per vederti cose di cui non hai bisogno. L’illusione di una scelta alternativa. Il conformismo con una nuova uniforme”.

TRA IL PUBBLICO VIVIENNE WESTWOOD
Sull’imbarcazione, durante il rogo, c’erano anche dei manichini dei politici David Cameron, Theresa May e George Osborne; e tra il pubblico, raccolto in fretta sulla banchina, c’era una fiera Vivienne Westwood, che ha espresso pieno sostegno all’azione del figlio e ha commentato con il suo consueto stile sibillino: “Questo è il primo passo verso un mondo più libero. È la cosa più importante che puoi fare nella tua vita. Noi non avevamo una strategia all’epoca, ed è per questo che non siamo mai arrivati da nessuna parte. È così ridicolmente semplice… Facciamoci una risata e cerchiamo di restare vivi”. Il gesto, apparentemente in stile con l’etica ribelle e distruttiva del punk, non ha però mancato di sollevare polemiche perché accompagnato da una coda di innegabili contraddizioni. Corré infatti non è un teenager che cerca di tener fede ai valori della sua generazione, ma un imprenditore multimilionario che ha utilizzato l’eredità, anche e soprattutto economica, dei proprio genitori per costruire un impero commerciale che vale milioni di sterline. Inoltre, la sua “performance” è stata pubblicizzata da un ufficio stampa professionale, che ha fatto in modo che la risonanza fosse più ampia possibile, utilizzando efficacemente i tanto vituperati strumenti di marketing. È stato duro il commento di John Lydon, ex cantante dei Pistols da sempre in rotta con McLaren, che ha definito Corré “un fottuto egoista esperto di lingerie che avrebbe fatto meglio a vendere la collezione e a donare il ricavato in beneficienza, oppure comprare chitarre per i giovani”.

Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.