Ancora arte sfregiata. Vandali spaccano il Cubo alato di Carlo Zauli, opera simbolo di Faenza

La scultura in ceramica del 1977, intitolata Fraternità tra i popoli, era collocata dall’inizio degli anni 90 davanti alla stazione ferroviaria della città romagnola

I danni al Cubo alato (foto Raffaele Tassinari)
I danni al Cubo alato (foto Raffaele Tassinari)

Non c’è pace per Carlo Zauli. O almeno per la sua scultura in ceramica Fraternità tra i popoli, opera del 1977 collocata dall’inizio degli anni 90 davanti alla stazione ferroviaria di Faenza e per certi versi diventata un simbolo della città, celebre nel mondo proprio per la ceramica. L’opera, soprannominata dai faentini “Il cubo alato”, è stata vittima negli anni di diverse aggressioni di vandali, che sono arrivati a prenderla a bottigliate, fino ad accendervi dentro un fuoco. Ma nei giorni scorsi c’è stata un’azione più violenta, e la scultura ne è uscita letteralmente spaccata, con tanti frammenti sparsi a terra, come potete vedere dalle immagini.

UNA STUPIDA GOLIARDATA
Dalle prime indagini, pare che in questo caso non si tratti di un’aggressione intenzionale, quanto piuttosto di una stupida goliardata. “Pur se il cubo era stato oggetto numerose volte di atti di vandalismo anche violenti, in questo caso si è trattato più di un’azione goliardica che evidenzia la mancanza di sensibilità e amore nei confronti dell’arte”, commenta affranto con Artribune Matteo Zauli, organizzatore di eventi culturali e figlio del celebre scultore. “Sensibilità che invece si è manifestata nelle migliaia di manifestazioni di solidarietà e affetto in questi giorni, nei confronti dell’opera stessa. Faremo tutto ciò che potremo per assistere l’Amministrazione Comunale nel recupero”.

CHI ERA CARLO ZAULI
Scultore specializzato nelle diverse tecniche della ceramica, nella quale raggiunse notorietà internazionale, Carlo Zauli (Faenza, 1926 – 2002) si affermò a partire dagli anni Cinquanta, quando realizzò un grande fregio per la reggia di Baghdad. Presente in diverse edizioni del prestigioso Premio Faenza, da lui vinto nel 1953, 1958 e 1962, ebbe successo anche grazie alle partecipazioni alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Dopo la morte è stato inaugurato nella città natale il Museo Carlo Zauli nei locali che furono il suo laboratorio, che ne narra la vicenda artistica e creativa attraverso due percorsi museali paralleli, uno prettamente espositivo con opere datate dagli anni ’50 agli anni ’90, l’altro legato al suo studio-bottega.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.