MAXXI di Roma. Le mostre della stagione 2016/2017. Tra identità e immigrazione

Con il MAXXI prosegue il nostro ciclo di news sui programmi dei musei d’arte contemporanea per la stagione autunno-inverno 2016/2017. Ne abbiamo parlato con il direttore Hou Hanru

Letizia Battaglia, Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi, Palermo, 1986, Courtesy l'artista
Letizia Battaglia, Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi, Palermo, 1986, Courtesy l'artista

Aspettando la grande mostra al MAXXI della collezione del Museo di arte contemporanea di Teheran, progetto internazionale in collaborazione con TMoCA e Nationalgalerie – Staatliche Museen zu Berlin, vengono qui esposti in anteprima due dei lavori più preziosi dell’intera collezione: il capolavoro di Mark Rothko, N.2 (Yellow Center) e Scratches on the Earth (1963) di Mohsen Vaziri Mogaddham. Ma la vera inaugurazione ufficiale della nuova stagione espositiva del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo sarà il 9 novembre con le mostre: The Japanese House (fino al 26 febbraio) sull’architettura della casa giapponese; Carlo Scarpa e il Giappone (fino al 26 febbraio); Álvaro Siza – Sacro (fino al 26 marzo). Poi ancora la grande monografica dedicata alla fotografa palermitana Letizia Battaglia (25 novembre-26 marzo) e le oltre 60 opere tra dipinti, fotografie, video, installazioni nella prima mostra italiana dedicata alla collezione del MOCAK (7 dicembre-22 gennaio). Abbiamo parlato con il direttore del museo, Hou Hanru, di aspettative e progettualità della stagione che va a cominciare. Partendo da un riflessione su quella precedente.

C’è qualcosa nella programmazione dello scorso anno che ha deluso le sue aspettative o al contrario l’ha invece sorpresa?
Sono molto soddisfatto del MAXXI e della sua programmazione degli ultimi anni. Abbiamo osato con progetti come Open Museum Open City, abbiamo sperimentato l’idea di un museo aperto e protagonista del dibattito culturale, sociale e politico. Il pubblico sempre più si è avvicinato e ha capito di essere lui il vero protagonista.

Su quale aspetto crede che il suo museo debba migliorarsi?
Ancora di più dobbiamo diventare accoglienti, stimolanti, inclusivi per il pubblico.  Lo abbiamo già fatto rendendo gratuito per tutti, dal lunedì al venerdì, l’ingresso alla collezione, finalmente esposta in maniera permanente in una galleria dedicata (e il prossimo anno aumenteremo ancora gli spazi).  Ed anche la nuova gara per la ristorazione e il bookshop vanno in questa direzione.

Hou Hanru al Maxxi ©Musacchio & Ianniello
Hou Hanru al Maxxi
© Musacchio & Ianniello

Qual è l’identità della programmazione di quest’anno: su cosa puntate?
Coerentemente con la linea già avviata, il MAXXI prosegue e approfondisce la sua vocazione di laboratorio di progetti dal forte carattere immaginativo che si confrontano con le sfide della realtà di oggi.  Penso ai focus sul bacino del Mediterraneo e sul Medioriente, alle personali di Sislej Xhafa, Shahzia Sikander (in corso fino al 15 gennaio N.d.R.), Jimmie Durham o Amos Gitai che parlano di identità, immigrazione e accoglienza, urbanizzazione e sostenibilità. Raccontano il nostro tempo e fanno riflettere su temi universali. E sarà così, per esempio, con la mostra dedicata alla fotografa Letizia Battaglia, il prossimo novembre, e nella programmazione a venire.

In che proporzione le vostre mostre sono interamente prodotte dal museo, coprodotte con altre istituzioni o acquisite da soggetti esterni?
Le nostre mostre sono in parte finanziate dal MAXXI, sostenute da sponsor, coprodotte con altre istituzioni.  La rete di collaborazioni del MAXXI con istituzioni nazionali e internazionali si è molto rafforzata e si realizza con modalità diverse. Alcune mostre sono coproduzioni. Per esempio la mostra dedicata a Huang Yong Ping, con  il Red Brick Art Museum di Beijing e il Power Station of Art di Shanghai; The Japanese House,  che inauguriamo all’inizio di novembre,  con Japan Foundation, Barbican Centre e Museum of Modern Art Tokyo.  Produciamo anche mostre che “esportiamo” all’estero, come Bellissima, la personale di Olivo Barbieri, la mostra sul Superstudio che il prossimo anno andrà a Shanghai. Con Expanding the Horizon,  stiamo sperimentando una serie di focus temporanei sulle maggiori collezioni corporate e private o di altri musei, italiane e internazionali. Abbiamo iniziato con la personale dedicata a Basim Magdy (ancora in corso fino al 30 ottobre N.d.R.), vincitore del premio Deutsche Bank’s Artist of the Year 2016 e, a dicembre, ospiteremo la collezione del Museo d’arte contemporanea di Cracovia.

– Claudia Giraud

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Roma, via Guido Reni 4
http://www.fondazionemaxxi.it/

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).