London Updates: anteprima della fiera Frieze. In netto miglioramento rispetto agli anni passati

Prime immagini da Frieze, la fiera d’arte che anima l’autunno a Londra. Tra gli stand di Regent’s Park altissima qualità. Più che negli ultimi anni

Frieze 2016
Frieze 2016

Un ventaccio incessante spazza il cielo, garantisce assenza di pioggia ma scuote in maniera sinistra il tendone che ospita anche quest’anno Frieze nelle yards del Regent’s Park. Tutto ciò non ha fatto allontanare il popolo delle inaugurazioni che, anzi, quest’anno è stato più numeroso e, a detta di molti galleristi, ancor più di qualità del consueto.
L’entusiasmo per le vendite oggettivamente non c’è. L’Europa e il mondo sono prese tra troppe incertezze e poco senso avrebbe esporsi eccessivamente ora con degli acquisti quando una vittoria di Trump o una del No al Referendum italiano potrebbero mettere a soqquadro l’economia mondiale un’altra volta. Per non dire del Brexit che, con buona pace di Londra che ha votato contro, è passato e aspetta di dare i suoi risultati.
Insomma vendite caute, ma quest’anno qualità davvero elevata, specie per quanto riguarda gli stand dei nomi più in vista del palcoscenico globale. Per capirlo basta vedere gli stand di Gavin Brown (una strabiliante personale di Alex Katz), del The Modern Institute di Glasgow o di Hauser&Wirth. Ma una figura straordinaria la fanno anche Esther Shipper, Almine Rech e Timothy Taylor e ancora Pilar Corrias, Franco Noero, T293 con stand belli e coraggiosi così come sono coraggiosi gli spazi della sezione sperimentale Focus, per questo 2016 anche lei interessante e godibile (bello lo stand della romana Frutta Gallery).
Quella mestizia mista a tristo afflato modaiolo non ammorba più Frieze quest’anno: i primi sguardi del giorno dell’apertura riservata ci dicono che l’annata è buona. Poi ci sono due dozzine di foto per farvi un giudizio anche da soli

 

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2 COMMENTS

  1. Il motto delle nuove strategie digitali è: guadagnare dalla tue passioni. Non è forse questo il fine ultimo del curatore e dell’artista? Bene. Qui a New York ho assistito ad una lezione di “strategia digitale” di un guru della comunicazione: sembrava parlasse a curatori e artisti. Ma i curatori e gli artisti sono tutti a #Frieze, intenti ancora a creare gingilli costosi per arredare le case dei ricchi o per creare fondi di investimento: invece di fare una pensione integrativa compra un gommone di #AiWeiwei presso la Galleria Continua…maremmina strascicona. Non hai tanti soldi? C’è sempre il bagno chimico si #sisleyxhafa. Non ne faccio una questione morale ma una questione di noia mortale.

  2. Non condivido del tutto, sicuramente Frieze Masters è meglio, qui a Frieze la percezione è di sicurezza, nomi noti, opere “ovvie”, via poca sperimentazione, la stessa sezione Nineties ne è la conferma

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