È arrivata La Fine del Mondo. A Prato apre il Centro Pecci. Ecco le immagini

Dopo 6 anni di lavori, un triennio di chiusura e un investimento di 14.400.000 di euro per l’ampliamento firmato Maurice Nio, il Centro Pecci si prepara ad accogliere i visitatori

L'opening del Centro Pecci di Prato - Foto Valentina Silvestrini
L'opening del Centro Pecci di Prato - Foto Valentina Silvestrini

Unica istituzione pubblica dedicata all’arte contemporanea in Italia a inaugurare un nuovo edificio nel decennio 2010/2020, il Centro Pecci di Prato si rivela alla stampa. Work in progress nella “navicella”, l’ampliamento di 7.815 metri quadri con cui l’architetto Maurice Nio si è legato al volume originario di Italo Gamberini, per concludere in tempo per la pubblica apertura di domani l’allestimento della mostra La fine del mondo, cura dal direttore Fabio Cavallucci. Con oltre 50 artiste e artisti internazionali, il percorso espositivo si snoda su una superficie di oltre 3000 mq, tentando una connessione tra tutti i linguaggio contemporanei. Sotto la copertura dei solatube di Nio, la mostra offre un’immediata lettura dell’andamento del nuovo volume, con un avvio affidato a Break Through dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn e il suo sfondamento del soffitto con una serie di detriti che si rincorrono verso il suolo.

LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI
Il Centro Pecci può cambiare il destino di questa città” afferma il sindaco della città Matteo Biffoni. “Non c’è altro posto in Italia in cui la contemporaneità è arrivata in maniera così radicata, fin dagli anni Ottanta. Un progetto ambizioso, arrogante anche, ma non abbiamo avere paura nel vivere questa sfida. Un centro che vuole essere protagonista della vita culturale del Paese e dell’Europa, una straordinaria macchina di stupore per la bellezza”. Gli fa eco Monica Banti, Assessore alla cultura e Vicepresidente della Regione Toscana: “adesso ci aspetta la sfida di farlo crescere, affinché diventi un museo, un laboratorio di idee, un centro di incontro per i giovani: la sfida sarà far dialogare tutti i diversi livelli di questo spazio straordinario”.
Chiude il giro di commenti il direttore del Pecci Fabio Cavallucci: “Una cosa non nasce mai dal nulla, ma senza tutti i precedenti direttori non saremmo arrivati a questo risultato. Maurice Nio merita un elogio. Il suo edificio ha due pregi: possiede una propria appariscenza forte, colpisce l’immaginazione, ma dall’altra parte ha avuto dei costi molto più contenuti di quelli degli edifici delle archistar“.

– Valentina Silvestrini

 Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Prato, Viale della Repubblica 277
www.centropecci.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.