Bob Dylan vince il Premio Nobel per la letteratura 2016

Il menestrello di Duluth è a sorpresa il vincitore del prestigioso riconoscimento, “per aver creato nuove poetiche espressive prendendo spunto dalla grande tradizione del canzoniere americano”

Bob Dylan, premio Nobel per la Letteratura 2016

Nessun bookmaker l’aveva anche solo ipotizzato: Bob Dylan vince la 108° edizione del Premio Nobel per la Letteratura. Una sorpresa assoluta per la star americana, classe 1941, il primo cantautore a ottenere il più importante riconoscimento che il mondo della cultura assegni – e la conseguente borsa di circa 900mila euro. Innegabile il peso che l’artista ha avuto nella cultura popolare dell’ultimo mezzo secolo: un peso che sta alla base della motivazione della giuria dell’Accademia Svedese, che lo ha premiato – si legge – “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della musica americana”. Impossibile anche solo abbozzare un elenco delle sue canzoni più celebri (da Blowin’ in the windLike a rolling stone), più semplice inanellare i premi e i riconoscimenti che negli ultimi anni ha mietuto: il Nobel arriva dopo Pulitzer del 2008 e dopo l’Oscar per la miglior canzone nel 2001 (Things Have Changed, inserita nel film di Curtis Hanson Wonder Boys).

LA LISTA DEI CONTENDENTI
Le ferree regole del Nobel prevedono che la shortlist da cui esce il nome vincente non possa essere divulgata prima di mezzo secolo dall’assegnazione – quest’anno, in pratica, si è scoperto chi era in corsa nel… 1966! – ma i rumors e i bookmakers hanno comunque determinato fin da subito un elenco di papabili. Immancabile il nome di Philip Roth (Stati Uniti, 1933), che sta alla medaglia dell’Accademia di Svezia come Leonardo DiCaprio sta(va) all’Oscar: accreditato di edizione in edizione come il più autorevole pretendente se ne è sempre tornato a casa a mani vuote. Tra gli altri autori dati come possibili Haruki Murakami (Giappone, 1949), lui pure indicato già da anni come meritevole del riconoscimento; ma anche Don DeLillo (Stati Uniti, 1936), il “papà” narrativo di Franzen, autore che ha traghettato fino ai giorni nostri il mito del “grande romanzo americano”. In pole position era invece dato Ngugi wa Thiong’o (Kenya, 1938). Tra gli outsider César Aira (Argentina, 1949), prolifico autore di romanzi brevi – ne ha editi circa una sessantina – e traduttore di chiara fama, considerato tra le penne più influenti dell’America Latina (per farsi un’idea del suo stile consigliamo Il marmo, edito in Italia da Edizioni Sur, con prefazione di Giuseppe Genna); e ancora il poeta Adonis (al secolo Alī Ahmad Sa’īd Isbir. Siria, 1930), Peter Nadas (Ungheria, 1942), Laszlo Krasznahorka (Ungheria, 1954), John Banville (Irlanda, 1945), Antonio Lobo Antunes (Portogallo, 1942).

L’ITALIA E IL NOBEL
Unici nomi italiani circolati, a dire il vero con percentuali di successo da prefisso telefonico, quelli di Claudio Magris e Dacia Maraini. Il tricolore, nella lista dei vincitori, resta allora associato a Dario Fo, scomparso proprio in queste ore, che vinse nel 1997; prima di lui ottennero il riconoscimento Giosué Carducci (1906), Grazia Deledda (1926), Luigi Pirandello (1934), Salvatore Quasimodo (1949) e Eugenio Montale (1975).

www.nobelprize.org

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4 COMMENTS

  1. Certo è, che ascoltare le sue canzoni è molto più piacevole e meno faticoso che stare col volto incollato ad un testo, nel silenzio diffuso e, con attenzione, spremersi le meningi per seguire, come un segugio che vaghi nella nebbia, i significati di un testo letterario.

    • Che senso ha premiare un grandissimo musicista vhe ha già avuto tutto dalla vita e una carriera fortunata fin dagli inizi, al di lá di tante agiografie ? C’erano degli scrittori eccezionali che hanno dedicato la loro vita alla scrittura scrivendo cose che non possono diventare miele con il giusto accompagnamento.

      • Secondo me è stato riconosciuto un nuovo Format della letteratura, che in realtà risulta essere all’origine della letteratura e della stessa poesia: la prosodia che sottostà alla struttura poetica è il corrispettivo che struttura l’espressione musicale: i due cammini si separarono già da molti secoli, ma nella figura del trovatore sono ancora presenti entrambi. Personalmente ho grande rispetto per qualcuno che ha scelto come nome d’arte quello del mio poeta preferito: Dylan Thomas.

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