Arte contro le armi a New York. Bayeté Ross Smith invita il pubblico a sparare ai propri ritratti

Prima un talk sulla storia delle armi negli USA, poi la performance: l’artista afro-americano insegna al pubblico a sparare, usando come bersaglio il ritratto degli intervenuti

La performance di Bayetè Ross Smith a New York - foto Francesca Magnani

In epoca di #blacklivesmatter e di continue tragiche notizie di uccisioni di giovani uomini neri ad opera della polizia, il progetto Take Aim (prendi la mira) dell’artista, nonché fotografo e antropologo, Bayeté Ross Smith (USA, 1976) assume una particolare rilevanza. Ross Smith lavora sulla percezione e gli stereotipi e da anni insegna multimedia storytelling alla New York University e all’ICP; ha già vinto numerosi premi, ma è proprio adesso che la sua carriera ha preso il volo, con l’ingaggio – il mese scorso – da parte del New York Times come esperto per la nuova sezione di ricerca su razzismo e discriminazione chiamata Race/Related. Nel frattempo il suo celebre lavoro interattivo Question Bridge: Black Males, finanziato e prodotto dall’attore e attivista Jesse James, è entrato a far parte della collezione del nuovo NMAAHC di Washington, il museo della cultura afro americana inaugurato da Barack Obama lo scorso 24 settembre.

UNA PERFORMANCE ESPLOSIVA
Nel più recente progetto di Ross Smith, organizzato in collaborazione con l’associazione For Freedoms, si sono esplorati i temi del porto d’armi e la storia delle armi da fuoco negli Stati Uniti. In una prima serata la raffinatissima sede newyorkese della Neue House ha ospitato una conferenza moderata da Rujeco Hockley, curatrice del Brooklyn Museum, in cui Ross Smith discuteva con la storica Pamela Haag, il medico pediatra Ramon Gist e soprattutto Darren Lang, venditore d’armi e proprietario del West Side Rifle & Pistol Range, che è stato la sede del secondo incontro. Qui una dozzina di persone selezionate con una lotteria tra il pubblico della prima discussione, hanno potuto assistere a una lezione di shooting e poi sparare, dapprima al classico bersaglio, e poi a un altro, fatto ad hoc da Bayeté lavorando sul ritratto stesso dei partecipanti, tra cui c’eravamo anche noi: “Volevo che delle persone che non hanno mai sparato si rendessero conto di come l’esperienza può essere completamente esilarante, e riflettessero sull’idea di target, di vittima e di come cambia l’esperienza a seconda che si tratti di un bersaglio astratto – il classico fatto di cerchi concentrici rossi – del proprio ritratto, o di un uomo nero”.

Francesca Magnani

http://westsidepistolrange.com/

 

 

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Francesca Magnani
Francesca Magnani scrive e fotografa a New York dal 1997. Ha una formazione accademica in Classics e Antropologia alle università di Bologna, Padova, NYU; racconta con immagini e parole gli aspetti della vita delle persone che la toccano e raggiungono, al contempo raccontando la sua stessa vita.