A Lisbona apre la Triennale di Architettura. Il Portogallo propone modelli per costruire

Dopo l’inaugurazione del MAAT – Museo di Arte, Architettura e Tecnologia, Lisbona ospita l’opening week della IV edizione della Triennale di Architettura

Triennale di Architettura, Lisbona 2016
Triennale di Architettura, Lisbona 2016

Nei mesi scorsi, in un’intervista concessa in anteprima italiana ad Artribune, André Tavares, co-curatore con Diogo Seixas Lopes della quarta edizione della Triennale di Architettura di Lisbona, spiegava che l’obiettivo dell’appuntamento è “portare a Lisbona una discussione sulla formazione delle nostre città e del nostro paesaggio in grado di interessare architetti e cittadini. […] Dopo tutto, questo è ciò che fanno gli architetti: danno forma al nostro mondo fisico, è così che lo trasformano”.
Abbiamo visitato la mostra in anteprima che prevede tre esposizioni principali per indagare l’architettura a partire dall’assunto “We need to build”, come afferma Tavares durante la conferenza stampa.  La prima è un’analisi dell’aspetto concettuale dell’architettura (The Form of Form, a cura di Diogo Seixa Lopes, recentemente scomparso), c’è poi un’indagine del “work in progress” (Building Site, a cura di Andrè Tavares) e infine una riflessione direttamente orientata sul tema della città (The World in Our Eyes, a cura di FIG Projects, di Fabrizio Gallanti e Francisca Insulza).
UNA RIFLESSIONE CONCETTUALE
The form of Form, a cura di Diogo Seixas Lopes, ha previsto la costruzione di un padiglione che dialoga con la straordinaria struttura dell’antica centrale termoelettrica, parte del muovo museo MAAT.  La struttura appositamente costruita  è frutto di una complessa ‘conversazione’ tra tre architetti – Johnston MarkleeOffice KGDVS – Kersten Geers, David Van Severen e Nuno Brandão Costa – che hanno scelto i progetti più rappresentativi l’uno dell’altro. Il risultato è una combinazione di frammenti di 12 interventi diversi, replicati in scala 1:1.  Si tratta di uno spazio aperto alla cittadinanza e ai visitatori 24 ore su 24, nel quale è consentito entrare liberamente: l’inaugurazione ne ha dimostrato subito l’efficacia, perché non solo gli addetti al settore hanno scelto di varcare la soglia e vivere questo nuovo spazio pubblico. All’interno del padiglione, trova spazio una mostra di disegni affidata alla curatela del duo di architetti italiani Mariabruna Fabrizi e Fosco Lucarelli, intervistati per Artribune da Luca Galofaro, che hanno allestito il Socks Studio’s Atlas, tratto dal loro celebre blog. Una serie di disegni sono distribuiti per topic nello spazio espositivo entro cui è possibile orientarsi liberamente, con il medesimo approccio utilizzato nella rete.

DAL PROGETTO ALLA REALIZZAZIONE
In Building Site – Architecture Under Construction, André Tavares sposta l’attenzione sul tema del processo di costruzione dell’architettura. Allestita nell’eccellente esempio di architettura museale anni ’50 che ospita la Fundação Calouste Gulbenkian, questa mostra di alto livello è senz’altro quella che convince di più e presenta, tra gli altri lavori selezionati, una serie di disegni e modelli di Cedric Price, provenienti dalla collezione del CCA di Montreal. La terza esposizione,The World in Our Eyes, è una riflessione sulle modalità attraverso cui una città reagisce alla trasformazione architettonica; a curarla Fabrizio Gallanti e Francisca Insulza, titolare di FIG Projects, la piattaforma che dal 2003 promuove iniziative interdisciplinari ed esplora i confini tra architettura, ricerca urbana e le arti visive. Allestita al Garagem Sul – Centro Cultural de Belém, attraverso una lunga lista di partecipanti, intende favorire il dibattito sui modi di descrivere e analizzare la condizione urbana e territoriale, offrendo sia una retrospettiva di recenti studi su diverse realtà a confronto, sia una serie di cartografie e rappresentazioni dei fenomeni urbani.

E INFINE LISBONA
Il tour non finisce qui perché la Triennale si snoda attraverso numerosi progetti satellite e progetti associati, disseminati lungo tutto la città. Non possiamo fare a meno di notare che molti di questi sono di scarsa rilevanza, ma diventano un essenziale pretesto per visitare più a fondo la città e comprendere con maggiore chiarezza le profonde trasformazioni in atto da pochi anni a questa parte. Dopo aver visitato l’intera Triennale, ci chiediamo se non fosse stato necessario utilizzare questa edizione anche per approfondire più criticamente la nuova Lisbona, tra opportunità e criticità.

– Emilia Giorgi

5 ottobre – 11 dicembre 2016
Triennale di Architettura
Lisbona, Campo Santa Clara 142-145
www.trienaldelisboa.com

 

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.