Una montagna a Venezia. Ecco come sarà la Montagne de Venise di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle

Prime immagini del progetto che coinvolgerà le principali Istituzioni culturali veneziane, da Palazzo Grassi alla Bevilacqua La Masa. Una grande installazione architettonica galleggiante

Da sinistra Mario Pieroni, Dora Stiefelmeier, Jean-Baptiste Decavèle, Chiara Bertola, Giuliano Sergio, Renato Bocchi - foto Barbara Nardacchione courtesy Zerynthia
Da sinistra Mario Pieroni, Dora Stiefelmeier, Jean-Baptiste Decavèle, Chiara Bertola, Giuliano Sergio, Renato Bocchi - foto Barbara Nardacchione courtesy Zerynthia

Ne accennavamo nei giorni scorsi, presentandovi il nuovo ciclo di iniziative che animerà fino a dicembre il calendario del Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia. Ora siamo in grado di darvi in anteprima tutti i dettagli, e la Montagne de Venise, progetto ideato dal grande Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle e programmato in Laguna fra il 28 settembre e 1 ottobre, svela una portata socio-culturale di dimensioni inedite, capace di stimolare “la partecipazione diretta della cittadinanza e delle principali Istituzioni culturali”. Patrocinato dal Comune di Venezia, il progetto – a cura di Chiara Bertola e Giuliano Sergio – è infatti promosso e coordinato da Zerynthia Associazione per l’Arte Contemporanea e realizzato in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, lo IUAV e altre università, collezioni e musei pubblici e privati, soggetti a vario titolo protagonisti della vita culturale della città e non solo.

ITINERANTE IN VARI PUNTI DELLA LAGUNA
Venezia ha sempre avuto il suo stile, unico in Europa e che ha influenzato l’oriente. La Montagne fa parte di un tentativo verso uno stile, è ciò che manca all’architettura di oggi”, dichiara Friedman, architetto, designer e urbanista ungherese naturalizzato francese. Ma la portata a suo modo rivoluzionaria dell’operazione non si ferma alle prestigiose istituzioni coinvolte: e viene anzi amplificata dalle modalità di realizzazione e attuazione. Un’installazione alta più di sette metri, mobile e trasformabile, ormeggiata su un pontile galleggiante, nata dall’assemblaggio di cerchi di botte di castagno, un’azione architettonica realizzata in una delle Tese dell’Arsenale che poi navigherà dal 28 al 30 settembre sostando in vari punti della Laguna, dall’Arsenale ai Giardini della Biennale, Punta della Dogana, Bacino di San Marco, Zattere, Giudecca, Fondamenta Nove. Si tratterà della terza tappa di un itinerario architettonico che Friedman e Decavèle hanno già avviato in Italia, dopo il Vigne Museum per l’azienda friulana Livio Felluga e No Man’s Land – terra di tutti – realizzato a Loreto Aprutino.

ATTIVARE NUOVE DINAMICHE URBANE
Perché non costruire una montagna a Venezia?: la proposta lanciata da Yona Friedman unisce l’ironia alla consapevolezza che solo un’azione architettonica partecipata può attivare nuove dinamiche urbane”, contestualizzano gli organizzatori. “Costruire una montagna significa cambiare il paesaggio, modificare la visione che si ha di un luogo, permette un nuovo punto di vista su quanto ci circonda”. Dinamiche urbane che si svilupperanno con diversi progetti laterali, come il workshop che dal 22 settembre al 1 ottobre coinvolgerà studenti selezionati dall’Università Iuav di Venezia, studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, del Conservatorio B. Marcello, dell’Università degli Studi di Udine e gli artisti in residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa. E il 1 ottobre, per la serata conclusiva, la Montagne de Venise troverà nuova forma all’interno dell’Arsenale, con un programma di interventi performativi di arte, musica e teatro che accompagneranno l’evento. Per tutta la durata degli eventi sarà presente NOW – New Operation Wave, rete operativa internazionale di giovani curatori/artisti/studenti, supportata da Zerynthia, che ha seguito il progetto sin dal suo inizio e ne documenterà ogni fase sui social network e sul web attraverso NOW Radio, il programma radiofonico curato dal gruppo trasmesso in streaming dalla piattaforma RAMlive.

– Massimo Mattioli

www.querinistampalia.org
www.iuav.it
www.zerynthia.it
www.nownetwork.club

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.