La Galleria Frutta di Roma cambia sede e trasloca a Trastevere. Ecco come sarà il nuovo spazio

Inaugurazione prevista per il 30 settembre con la mostra di un giovane italiano residente a Glasgow, Marco Giordano. 85 mq e sede a due passi da Piazza Santa Cecilia

January Blues, installation view at Frutta Gallery, Roma 2016
Una delle ultime mostre nella sede di Frutta Gallery al Colle Oppio

Nuovo spazio per la galleria Frutta di Roma. James Gardner, al terzo trasloco nella capitale, cambia casa e lascia la location di Via Giovanni Pascoli nel rione di Colle Oppio per trasferirsi nel quartiere sempre più iconico e creativo di Trastevere. Nuovo indirizzo in Via dei Salumi 53, a poca distanza da Piazza Santa Cecilia e Piazza dei Mercanti, in un distretto galleristico che conta pesi massimi del calibro di T293 e Gavin Brown. L’inaugurazione, prevista per il 30 settembre, con la personale del giovane artista Marco Giordano, italiano ma residente a Glasgow, annuncia fin dall’inizio della stagione la volontà di segnare la svolta nella attività della galleria. Una nuova tappa, come affermano gli stessi protagonisti, che nelle intenzioni vuole vedere gli artisti coinvolti confrontarsi di volta in volta in modo dinamico con la nuova architettura e con il nuovo ambiente circostante.
Artribune ha parlato con Massimo Adario (già autore del progetto per la caffetteria dei Musei Capitolini), dello studio omonimo che ha seguito i lavori di ristrutturazione dello spazio.

LO SPAZIO RACCONTATO DALL’ARCHITETTO
Un luogo semplice, ma molto connotato è ciò che emerge dalla sua descrizione. 85 i metri quadri per un ambiente unico, a differenza di quello precedente, suddiviso in due spazi. Il nuovo sarà a piano terra e su strada, con altezze molto importanti per ciò che concerne le pareti, dando l’opportunità di sviluppare grandi progetti, requisito fondamentale per l’arte contemporanea. “Prima doveva essere un garage o forse una officina” spiega Adario. “D’accordo con James, con il quale ci siamo trovati subito su questo progetto, abbiamo cercato però di mantenere l’identità molto forte del luogo. Siamo infatti intervenuti conservando l’involucro dello spazio, mantenendolo esattamente com’era, solamente ripulendolo, ma salvaguardando i segni della sua storia”. Le pareti sono state poi foderate, per offrire la massima flessibilità, di altrettante di cartongesso con sviluppo verticale, creando una sorta di “scatola dentro una scatola”.  “Abbiamo conservato il pavimento e le porte in laminato Anni ’70. Sono elementi che danno carattere e conferiscono un certo sapore all’intero progetto”.

– Santa Nastro

 30 settembre – 5 novembre 2016
Marco Giordano, asnatureintended
Frutta Gallery
Via dei Salumi, 53
00153 Roma
http://www.fruttagallery.com/contact/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

3 COMMENTS

  1. […] Con una nuova location nel cuore di Trastevere, Frutta Gallery presenta asnatureintended, inedita installazione di Marco Giordano (Torino, 1988; vive a Glasgow). Una tenda industriale in pvc tinge lo spazio di rosso, accogliendo il pubblico in un ecosistema eterogeneo, dove il dialogo serrato tra tecniche e materiali differenti ha il compito di attivare l’immaginazione trasportando in una dimensione altra, fatta di continue associazioni. Un gruppo di amatori è chiamato a dare un volto all’artista che, moltiplicatosi in una serie di teste in ceramica, è ora spogliato dalla sua supposta unicità e genialità. C’è addirittura spazio per il proliferare della natura, la quale, sebbene venga chiamata in causa dell’artista, sembra fare il suo inesorabile corso. Infine, il punto di vista di chi guarda è così relativo che delle semplici stampe lenticolari lo mettono completamente in crisi: di fronte a questi pannelli il più impercettibile dei movimenti trasforma radicalmente ogni percezione della realtà. […]

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