Installazione shock di Maria Cristina Finucci in Sicilia. Con 1.500 mq di rifiuti

Cinque milioni di tappi di plastica usati compongono sull’isola di Mozia, in Sicilia, un messaggio d’aiuto. Un’installazione sposata dall’UNESCO per creare attenzione sul problema dell’inquinamento

Help, the Age of Plastic - foto Mario Montalto
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“Help, the Age of Plastic è l’esito della fantasia immaginifica di un’artista che crea un luogo sintetizzatore dell’esistenza e della sovranità dei materiali di rifiuto, una metafora utopica negativa di cui dobbiamo farci carico mediante una fruttuosa collaborazione tra enti pubblici e privati”. Così il sottosegretario ai Beni Culturali Antimo Cesaro presenta il progetto di Maria Cristina Finucci, che ha svelato sabato 24 settembre sull’isola di Mozia, in Sicilia, nell’area archeologica dello Stagnone di Marsala un’installazione realizzata assemblando a mano 5 milioni di tappi di plastica usati, chiusi in strutture metalliche che compongono lettere tridimensionali alte anche 4 metri l’una, a tracciare su 1.500 metri quadrati di paesaggio la parola “Help”, che resterà visibile fino al prossimo gennaio.

DALLA BIENNALE AL PALAZZO DI VETRO
Un lebbrosario di rifiuti, un’urgenza ambientale a cui tutti, a tutti i livelli sociali, siamo chiamati a rispondere; l’installazione è definita come “Stato” da Finucci, e come tale dispone di bandiera, francobolli e documenti ufficiali, essendo stato riconosciuto come tale nel 2013 dall’Unesco. È intenso l’appello di sensibilizzazione che ha già fatto il giro del mondo con efficaci installazioni-performance che hanno trovato spazio non solo nei luoghi dell’arte, dalla Biennale di Venezia, al Maxxi e ancora la Fondazione Bracco, ma anche nei meeting in cui i potenti della terra decidono le sorti del nostro pianeta: a Parigi in occasione del Cop 21 un serpentone di rifiuti entrava e usciva dalla terra incombendo minaccioso sui conferenzieri e nel 2014 a New York, presso il Palazzo di Vetro, l’Assemblea Generale ha dovuto fare i conti con questa impellenza suggerita dal lavoro dell’ artista lucchese.

UNA TAPPA DI UN AMPIO PROGETTO
L’azione rientra così nel macro-progetto “Wasteland”, contenitore di tutte le performance precedenti, che rinuncia all’artisticità fine a se stessa, e approda quindi all’isola di Mozia, paradiso della civiltà fenicia, inserendosi in un circuito internazionale di garbata denuncia. “Help” è un colpo d’occhio: di notte un sofisticato meccanismo di led illumina la scritta per chi possa scorgerla dall’alto; di giorno, nonostante l’impatto giocoso e accattivante, tradisce il messaggio non cruento ma desolante, sono macerie di una popolazione mondiale incapace di proteggere quanto ha di più caro per il proprio presente e per le generazioni che verranno.

– Giulia Amodeo

25 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
Maria Cristina Finucci
Help, the Age of Plastic
Isola di Mozia, Trapani
www.garbagepatchstate.org

 

 

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Giulia Amodeo
Giulia Amodeo è nata a Palermo nel 1981. Nel 2004 consegue la laurea in Arte Moderna presso il Dams di Palermo con una tesi sulla lettura pittorica dei drammi shakespeariani pubblicata l’anno successivo. Dal 2006 al 2009 dirige la galleria di dipinti dell’ 800 Beatrice curandone esposizioni, redazione dei cataloghi e schede tecniche relative alle opere acquisite. Continua intanto la sua formazione completando tra il 2010 e il 2011 due master: Comunicazione dei Beni Culturali, Museali e del Territorio e Inglese tecnico per Art & Design. Dal 2005 a oggi approfondisce lo studio dell’arte contemporanea svolgendo da freelance attività di critica per testate multimediali e riviste del settore.