Ecco come sarà la Galleria del Palio. Nel 2018 le 17 contrade insieme nella nuova struttura di Siena

Per adesso è poco più che una suggestione messa nero su bianco, tracciata in poche linee guida che un comitato scientifico, appositamente nominato dal Comune di Siena, ha raccolto e messo a disposizione di un processo di riflessione condivisa cittadina. Eppure segna un passaggio quasi epocale per un certo tipo di cultura senese legata alla […]

Il sindaco di Siena Bruno Valentini
Il sindaco di Siena Bruno Valentini

Per adesso è poco più che una suggestione messa nero su bianco, tracciata in poche linee guida che un comitato scientifico, appositamente nominato dal Comune di Siena, ha raccolto e messo a disposizione di un processo di riflessione condivisa cittadina. Eppure segna un passaggio quasi epocale per un certo tipo di cultura senese legata alla narrazione e alla rappresentazione del Palio: per la prima volta, infatti, il complicato e serrato dibattito che in città si ripone, ciclicamente, da quindici anni inizia a prendere una strada. Dietro al progetto della Galleria del Palio (volutamente non museo) che potrebbe vedere la luce nel 2018 c’è la volontà – o qualcuno direbbe la caparbietà – della giunta guidata da Bruno Valentini. È stato proprio il sindaco a impegnarsi in prima persona nella selezione del comitato scientifico ed a presentare queste linee guida a una città in parte ancora scettica. Scettico è, in primis, il Magistrato delle Contrade, l’organo collegiale delle 17 Consorelle del Palio che non ha mai nascosto e, anzi, ha recentemente ribadito la propria contrarietà, con il timore che un nuovo spazio espositivo di impronta comunale in qualche modo possa depauperare se non “svilire” i 17 musei già esistenti in ogni rione, adibiti e finalizzati a custodire e tramandare il patrimonio storico e artistico legato alla Festa e al territorio.

SINERGIA CON I MUSEI DI CONTRADA
Tant’è, a sentire le premesse questo rischio pare non esistere. Perché la Galleria del Palio sarà solo in minima parte spazio espositivo e, comunque, dedicato solo a quegli oggetti che rientrano nel patrimonio del Comune: in alcun modo attingerà dai musei di Contrada con i quali, invece, dovrà lavorare in totale sinergia. Certo è che a Siena manca un luogo in cui raccontare il Palio a chi non lo conosce; manca un luogo della narrazione collettiva, quasi didattica, allestita a un livello forse più superficiale di quella padronanza che è invece necessaria a chi si affaccia nei musei dei 17 rioni. Questo vuole fare il progetto comunale, riempire questo vuoto illogico di informazione e comunicazione. Da una parte attraverso una scansione temporale della Festa, dalle sue origini medievali (il palio “alla lunga”, ovvero lungo le strade della città, che veniva organizzato all’inizio del Trecento, per lo più con cavalli di privati e nobili cittadini) fino ai regolamenti più moderni, passando attraverso l’editto di Violante di Baviera che, nel 1730, tracciò i confini delle attuali 17 contrade che così, da allora, sono rimasti immutati. Dall’altra parte, individuando dei temi da approfondire: i suoni e ritmi che sanciscono il rituale, l’incrocio tra sacro e profano, la vita quotidiana di diciassette comunità che rinnovano il senso di appartenenza attraverso riti antichi intrecciato alla socialità contemporanea, fatta anche di feste, cene, solidarietà, gestione economica e salvaguardia del patrimonio storico artistico. Molti aspetti del Palio – che agli occhi dei senesi appaiono scontati, assodati, perfino banali – troveranno dunque in questa Galleria una loro collocazione divulgativa, quasi “didattica”. Qui si scoprirà come funziona la macchina di allestimento della Piazza prima della corsa dei cavalli e come è mutata nei secoli la foggia dei costumi, quali tradizioni artigiane lavorano tutt’oggi alla realizzazione dei paramenti e degli oggetti necessari, quali investimenti Siena ha fatto, soprattutto negli ultimi vent’anni, sul tema della salvaguardia e tutela degli animali. Senza dimenticare, chiaramente, l’evoluzione tecnica ed iconografica del Drappellone – il drappo di seta dipinta che va in palio, appunto, al vincitore – divenuto, nel tempo, anche area di confronto con alcuni dei più grandi artisti nazionali ed internazionali, da Dine a Guttuso, da Botero e Ontani.

Il sindaco di Siena Bruno Valentini
Il sindaco di Siena Bruno Valentini

MUSEO DIFFUSO E MULTIMEDIALE
Solo in piccola parte pensato come un percorso espositivo, dunque, la Galleria del Palio sarà qualcosa di più simile a un museo diffuso – prima tappa ideale e propedeutica di un percorso che dovrebbe attrarre visitatori più preparati alla scoperta dei diciassette musei di Contrada – o a un museo multimediale. Suoni, colori, immagini, filmati e archivi privati si mescoleranno per “evocare il pathos, trasmettere ai visitatori cosa significa questa festa così cara all’animo di Siena“, come afferma l’assessore alla cultura, Francesca Vannozzi. Il comitato scientifico è composto da Giuliano Catoni (storico), Senio Sensi (giornalista), Pietro Meloni (antropologo), Alessandro Leoncini (responsabile dell’archivio storico dell’Ateneo senese), Mauro Civai (già direttore del museo Civico ed estensore del progetto originario) e Davide Orsini (direttore del Centro per la tutela e la valorizzazione dell’antico patrimonio scientifico dell’Università di Siena), ma le loro linee guida saranno a disposizione, fino al 15 ottobre, di integrazioni, proposte e contributi dei cittadini che vorranno partecipare. Perché, come sostiene il sindaco, “è giusto riflettere insieme su come raccontiamo la nostra Festa all’esterno: con serenità e anche con coraggio è il momento di fare questo passo per non banalizzarci, non diventare un grande parco divertimenti a uso e consumo di chi viene qui per qualche ora”. L’idea è quella di avere i contenuti pronti entro la fine del 2016. Poi si pensar al recupero di alcuni spazi all’interno del Palazzo Comunale e l’adeguamento dei Magazzini del Sale che dovranno ospitare la Galleria, progetto per il quale sono già stati stanziati nel bilancio previsionale 75mila euro. Per l’allestimento c’è tempo fino al 2018. Quello sarà lo scoglio più difficile: tramutare una buona intuizione in un progetto completo, contemporaneo, intelligente.

Giulia Maestrini

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.