Dal campo profughi al MAXXI le sculture di Abdul Rahman Katanani

Già affermato sul piano globale l’artista non ha mai voluto lasciare il campo profughi libanese di Sabra in cui è nato e dove lavora e vive. Per caricare di pathos reale, vissuto quotidianamente, le fortissime installazioni scultoree

Un'opera di Abdul Rahman Katanani
Un'opera di Abdul Rahman Katanani

Richiamare l’attenzione non solo sulla causa dei palestinesi, ma su tutti coloro che vivono in uno stato di precarietà”. Profughi, migranti, esuli: ancora un articolo sull’attualissima mostra di Ai Weiwei a Palazzo Strozzi, a Firenze? I temi sono quelli, sì, ma qui l’atmosfera è molto diversa. Le parole sono infatti di Abdul Rahman Katanani, artista palestinese trentatreenne protagonista a Roma di un evento su diritti umani, buona informazione e arte organizzato al Senato della Repubblica. Qualcosa che partendo dall’annuncio rischiava la deriva retorica e parolaia: e che invece ha messo al centro un artista vero, con grandi qualità creative e formali – ma su queste vi lasciamo il giudizio con le immagini nella fotogallery – ma soprattutto con qualcosa di sincero, vissuto, potentissimo da dire sui temi drammatici del distacco dalla patria, della segregazione e dell’emigrazione. Qualcosa che – a confronto – rimarca una volta di più la sensazione di superficialità di plastica delle recenti operazioni del cinese più celebre dell’artworld.

IL DRAMMA DEI PROFUGHI DI SABRA
L’autenticità delle istanze di Katanani del resto poggia già sulla sua biografia: trentatreenne già affermato sul piano globale, protagonista in grandi aste internazionali (nel marzo scorso Christie’s ha battuto a Dubai una sua installazione per 25mila dollari, ed è solo un esempio), l’artista non ha mai voluto lasciare il campo profughi libanese di Sabra (nome carico di drammaticità, associato a quello di Shatila), in cui è nato e dove lavora e vive. Per caricare di pathos reale, vissuto quotidianamente, le fortissime installazioni scultoree spesso realizzate con filo spinato, materiale diventato identitario per il popolo palestinese, da lui maneggiato senza ombra di furbizia, o retorica.

La presentazione di Abdul Rahman Katanani, Senato della Repubblica, Roma 2016 from Artribune Tv on Vimeo.

DAL MARCA AL MAXXI CON ABO
Opere che nel maggio prossimo gli varranno la sua prima mostra personale in Italia che sarà allestita al MARCA (Museo delle arti di Catanzaro), e che poi – possiamo anticipare noi in esclusiva – giungeranno nel 2017 a Roma al Maxxi per una personale curata da Achille Bonito Oliva. E che hanno fatto da quinta scenografica per l’incontro al Senato, al quale hanno preso parte fra gli altri – oltre a Katanani – la giornalista e attivista per i diritti umani Antonella Napoli, promotrice dell’evento, il senatore Roberto Cociancich, componente della Commissione Esteri di Palazzo Madama, l’ambasciatrice della Palestina in Italia, Dra Mai Alkaila. Incontro che potete seguire integralmente nel video in pagina…

– Massimo Mattioli

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.