“Niente mostre, sarebbe lesa maestà”. Sul prossimo Artribune Magazine James M. Bradburne racconta la “sua” Brera

Dai rapporti con le altre istituzioni che gravitano attorno a Brera, alle proprie scelte museali e museologiche. Colloquio a tutto tondo con il direttore del grande museo milanese

James M. Bradburne
James M. Bradburne

Di base sono un inglese eccentrico, con i suoi panciotti. La maggior parte dei miei abiti sono fatti in Italia. Infatti, il mio abito preferito è di Corneliani. Ho un sarto milanese che mi realizza nuovi panciotti: i tessuti degli ultimi due mi sono stati donati dal Museo della Seta di Como. Ora mi vesto ‘milanese’. Naturalmente nessuno pretende di avere l’eleganza di una persona nata a Milano. Sono ciò che sono: un inglese shabby chic”. Se vi diciamo che chi parla è il direttore di un grande museo italiano, uno di quelli usciti dalla selezione internazionale franceschiniana, vi aiutiamo? Non servono altri aiuti, forse, visto ch l’unico inglese fra i 20 è proprio lui, James M. Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera di Milano. Ve ne abbiamo parlato spesso, ultimamente: visto che è uno di quelli che ha scelto di non interpretare il proprio ruolo “da dietro la scrivania”, per capirci, ma anzi si è messo in evidenza per dinamismo e per scelte e proposte a volte anche molto contestate.

”UNIVERSO” BRERA
Noi quindi abbiamo deciso di andare a conoscerlo meglio: e lo faremo con l’ampia intervista raccolta da Daniele Perra sul prossimo numero di Artribune Magazine. Ma non fatevi fuorviare dalle parole “leggere” che avete letto sopra: non ha parlato solo di panciotti o di sete, anzi è entrato nel profondo della realtà del suo museo nel contesto milanese e nello specifico contesto di tutto l’”universo” Brera: “Una Brera senza l’Accademia non sarebbe più Brera. Abbiamo un incontro ogni settimana con tutti i direttori e faccio fundraising per tutta Brera. Ci sono una sinergia totale e una coesione fra tutte le istituzioni”, assicura. Senza ovviamente fuggirà davanti a questioni più specifiche: “Qui non abbiamo bisogno di fare mostre perché sarebbe un atto di lesa maestà. L’obiettivo è valorizzare la collezione e portarla al suo massimo potenziale”. Con molte chicche anche divertenti emerse dalla chiacchierata: avete capito, ora non ve le anticipiamo, andate a cercarle fra le pagine del magazine…

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