Alberto Giacometti alla Biennale di Venezia 2017. Il curatore Philipp Kaiser svela come sarà il Padiglione Svizzera

È ispirata al più famoso scultore svizzero la partecipazione del Paese elvetico alla prossima Biennale. Una presenza attesa da decenni e che l’artista, in vita, aveva sempre rifiutato

Il Padiglione Svizzera alla Biennale, in una foto nel 1952
Il Padiglione Svizzera alla Biennale, in una foto nel 1952

Ci sono voluti più di sessant’anni, ma alla fine ce l’ha fatta: la Svizzera riesce a portare alla Biennale di Venezia le opere dello scultore più celebre cui abbia dato i natali. È Alberto Giacometti la personalità attorno cui ruota il progetto per il Padiglione nazionale del Paese elvetico, come annunciato con largo anticipo sull’apertura della rassegna (il 13 maggio 2017) dal curatore dell’operazione, Philipp Kaiser, già direttore del Ludwig Museum a Colonia. Ancora top secret la lista degli artisti contemporanei chiamati a confrontarsi con l’illustre modello, che verrà diramata entro la fine del 2016, già chiaro invece il concept: il titolo dell’intervento, Women in Venice, è infatti esplicito riferimento alla serie Femme de Venise, che lo scultore espose in Laguna nel 1956. Ma nel Padiglione Francese, non in quello del suo Paese d’origine.

GIACOMETTI PROFETA IN PATRIA
Curioso il rapporto tra lo scultore, nato nel Cantone dei Grigioni, e le istituzioni svizzere, che mai ottennero la possibilità che rappresentasse a Venezia la sua nazione. Ad ogni richiesta corrispondeva un secco rifiuto, motivato dalla dichiarata volontà da parte dell’artista di non essere etichettato in base al proprio passaporto, riconoscendo se stesso come figura di livello internazionale, ma semplicemente sulla base della propria attività creativa. Nemmeno l’intermediazione del fratello Bruno, l’architetto che realizzò nel 1952 il nuovo Padiglione svizzero, riuscì a convincere Giacometti ad accettare l’invito…

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