Italiani in trasferta. Elena Bellantoni racconta la residenza SOMA a Città del Messico

Corrispondenza dall’artista italiana, che racconta con parole e immagini la sua esperienza in progress all’importante artist residence messicana

Elena Bellantoni, immagini dalla resodenza SOMA, Messico, 2016
Elena Bellantoni, immagini dalla resodenza SOMA, Messico, 2016

Lectures, studio visit, artist talk, gruppi di ricerca. Tutto incentrato – per questa edizione 2016 – sul tema l’Archivio, a partire dal testo di Jacques Derrida Il mal d’Archivio. Queste le caratteristiche della artist residence SOMA, una delle più importanti e note a livello internazionale del Messico. Perché ne parliamo? Perché quest’anno fra i parteciparti, con un intensivo programma di ben due mesi, c’è anche l’artista italiana Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1979): che dall’altra parte dell’oceano ci manda le sue impressioni ed un racconto fotografico delle prime settimane.
Intensivo il programma lo è nel vero senso della parole, visto che prevede incontri dal lunedì al giovedì, fra cui ogni mercoledì il “miercoles de Soma” in cui un critico, artista o curatore esterno tiene una lecture, aperta a tutti, sulla sua ricerca. Ogni giovedì la mattina sono previste visite ad artisti importanti di Città del Messico e il pomeriggio le critiques, incontri personali a due con critici e curatori sul lavoro di ciascun partecipante alla residenza.

Elena Bellantoni, immagini dalla resodenza SOMA, Messico, 2016
Elena Bellantoni, immagini dalla resodenza SOMA, Messico, 2016

PROBLEMI DI CONFINE E DI DOMINANZA CULTURALE
L’inizio della settimana”, ci racconta ancora Bellantoni, “è dedicato al reading, quindi al confronto aperto su testi critici legati all’idea di Archivio; oltre a questo stiamo girando i vari Archivi di varia natura presenti nel territorio, come l’Archivo General della Nacion, un posto molto particolare, anticamente utilizzato come carcere, in cui spesso venivano rinchiusi prigionieri politici, specialmente durante gli anni 60/70, che oggi mantiene la vecchia struttura a Panocticon. Ora invece custodisce i testi più antichi che riguardano il Messico. L’esperienza comunque è molto intensa sia dal punto di vista umano che artistico. La città vive un fermento culturale molto forte e negli ultimi anni è diventata un terreno fertile ed aperto anche ad artisti degli Stati Uniti. Qui, il problema di confine e di dominanza culturale, economica e non solo non è stato ancora risolto”. Altre impressioni sono raccontate per immagini, nella ricca fotogallery…

– Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.