Un museo del Fascismo progettato dai partigiani. L’ultimo dei “compromessi storici” va in scena nel paese del Duce

Il progetto espositivo del futuro museo di Predappio affidato all’Istituto Parri di Bologna, istituzione creata per raccogliere testimonianze e documenti a difesa della Resistenza

L'ex Casa del Fascio di Predappio
L'ex Casa del Fascio di Predappio

Del progetto, in termini generali, si parlava già da tempo: e già da tempo faceva molto discutere da entrambe le parti della barricata. Già, perché se c’è una “barricata” che in Italia resiste allo scorrere dei decenni, che incarna proprio il paradigma del concetto, è quella che storicamente continua a contrapporre fascisti e partigiani. E quando nel settembre scorso – ne parlammo anche su Artribune – Giorgio Frassineti, sindaco PD di Predappio, si mise in testa di realizzare il Museo del Fascismo proprio nel paese dove il 29 luglio del 1883 nacque Benito Mussolini e dove oggi è sepolto, furono in molti a storcere la bocca, sia fra i suoi compagni di partito – il Pd regionale vorrebbe mettere fuori legge i gadget fascisti venduti nei negozi di Predappio – sia fra i nostalgici del Ventennio, scettici su come verrebbe trattata la scottante materia.

MUSEO OSPITATO DALL’EDIFICIO DELL’EX CASA DEL FASCIO
Ora su questa storia si scrive un nuovo capitolo: e già tornano a farsi roventi le polemiche sopra accennate. Perchè il comune in provincia di Forlì-Cesena va avanti con il suo progetto di un’esposizione permanente sul fascismo, che sarà ospitata dall’edificio dell’ex Casa del Fascio di Predappio, costruita tra il ‘34 e il ‘37. Ma ha scelto di affidarne il progetto all’Istituto Parri di Bologna, diretto dallo storico Luca Alessandrini, un’istituzione nata nel 1963 per iniziativa di un gruppo di intellettuali e di protagonisti della Resistenza. Pensata cioè proprio per raccogliere testimonianze e documenti, rimarcando ciò che aveva rappresentato l’opposizione alla dittatura. A prescindere dagli schieramenti, quale sarà il risultato? Un Museo dell’Antifascismo denominato Museo del Fascismo? Non sarebbe più sensato, e scientificamente affidabile, incaricare del progetto espositivo un soggetto “terzo”?

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.