Una mostra, un simposio e un libro per tornare ad indagare sulla follia di Van Gogh

La pazzia di Van Gogh, da elemento biografico a chiave interpretativa per la sua opera. Una mostra ad Amsterdam e un libro indagano il tormento del genio olandese. Dalla corrispondenza con il fratello, alla sofferta amicizia con Gauguin, al taglio dell’orecchio

Vincent Van Gogh, Autoritratto con l'orecchio tagliato, 1889
Vincent Van Gogh, Autoritratto con l'orecchio tagliato, 1889

La follia di Vincent Van Gogh è un aspetto talmente – e tristemente – noto della sua vicenda, tanto da essere diventato un elemento fondamentale nella costruzione dell’ennesimo mito del genio maledetto. Tutti conoscono la sofferta biografia dell’artista, in cui il disagio mentale è una paradigmatica chiave interpretativa per la sua opera: i dettagli del tormento spirituale sono evidenti nella continua e corposa corrispondenza con il fratello Theo, confidente e unico tramite per Van Gogh con il mondo “ufficiale” dell’arte.
L’episodio del taglio dell’orecchio – con il brandello di carne recapitato ad una donna – è il drammatico climax che conclude – dopo una cruenta lite – l’amicizia dell’artista olandese con Paul Gauguin: l’esplosione della malattia mentale che porterà, infine, Van Gogh al suicidio, a soli 37 anni.

LA PETIZIONE DEGLI ABITANTI DI ARLES
Se la pazzia è un fatto noto, certamente è un aspetto che vale la pena di indagare ulteriormente, come fa un mostra, allestita nell’omonimo museo di Amsterdam: On the Verge of Insanity: Van Gogh and His Illness, che raccoglie circa 60 dipinti e alcuni documenti utili ad una ricostruzione del quadro clinico del pittore.
Tra le opere spiccano quelle realizzate nel 1889, successive al ricovero: il ritratto del Dottor Felix Rey – che lo ebbe in cura dopo la mutilazione dell’orecchio – e Tree Roots, a cui l’artista stava lavorando, pare, il giorno in cui decise di togliersi la vita. Ed è interessante anche la scelta dei documenti: dalla petizione al sindaco di Arles, con cui gli abitanti chiedevano l’allontanamento o l’internamento dell’artista, alla ricevuta di pagamento per la degenza rilasciata dalla struttura che lo ospitò.

Vincent Van Gogh, Ritratto del Dottor Felix Rey, 1889
Vincent Van Gogh, Ritratto del Dottor Felix Rey, 1889

UN SIMPOSIO PER CHIARIRE IL QUADRO CLINICO
Ma quale era esattamente la psicosi che sconvolse l’esistenza di Van Gogh? In vita gli venne diagnosticata una forma di epilessia – diagnosi piuttosto comune per l’epoca – ma in realtà questa potrebbe essere letta come l’aspetto più evidente di ulteriori condizioni cliniche. Un simposio a metà settembre cercherà di chiarire ulteriormente il quadro medico, per fare luce su un elemento biografico che – nel caso specifico del pittore – ha contribuito ad alimentarne il mito.
Dall’ipotesi di un disturbo bipolare – aggravata dal consumo di assenzio – alla specifica di varie sindromi (come disturbo di Ménière, o la Porfiria) che possono aver concorso ad aggravare la malattia mentale, saranno storici dell’arte e specialisti in medicina a trattare sia la materia pittorica che biografica.

IL TAGLIO DELL’ORECCHIO
Infine, il libro di Van Gogh’s Ear di Bernadette Murphy, getta nuova luce sul tragico episodio del taglio dell’orecchio, chiarendo l’identità di Rachel – la donna a cui Van Gogh diede il lembo di carne asportato che non era una prostituta, ma una cameriera del bordello frequentato dall’artista – e ricostruendo – grazie ad un inedito disegno del Dottor Rey – l’entità effettiva del taglio: una violenta mutilazione dell’intero orecchio.

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